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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Andrea Melis » “Troppo pericoloso, domiciliari non idonei”: padre Andrea Melis trasferito in carcere

“Troppo pericoloso, domiciliari non idonei”: padre Andrea Melis trasferito in carcere

Il sacerdote è accusato di violenza sessuale su un dodicenne. I domiciliari non sono ritenuti sufficienti a tutelare potenziali altre vittime

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Agosto 2024
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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Genova. Padre Andrea Melis, il sacerdote appartenente all’ordine degli Scolopi arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un dodicenne, è stato trasferito nel carcere di Pontedecimo.

Il provvedimento è scattato su disposizione del gip del tribunale di Savona (cui è stato trasferito il fascicolo per competenza territoriale), che ha ritenuto che gli arresti domiciliari disposti lo scorso 2 agosto non fossero sufficienti a livello cautelare e per tutelare potenziali altre vittime.

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Per padre Melis erano infatti stati disposti i domiciliari nell’Istituto dei Padri Scolopi di Chiavari. Una sistemazione ritenuta inadeguata, “non idonea per soddisfare le esigenze cautelari” dal giudice savonese, competente per territorio sull’inchiesta alla luce del luogo in cui sono stati commessi i fatti di cui il religioso è accusato (Finale Ligure).

Il gip di Savona ha quindi emesso una nuova ordinanza applicando la custodia cautelare in carcere. Troppo pericoloso, come d’altronde aveva messo per iscritto anche la gip del tribunale di Genova, Michela Catalano: nonostante che il provvedimento di sospensione della Curia, tempestivamente adottato, abbia affievolito le esigenze cautelari, la giudice aveva ritenuto che restassero “attuali e concrete”, poiché la sospensione da tutte le cariche “non inibisce a Melis di circolare liberamente e di inseguire pertanto il suo istinto pedofilo”.

Le accuse mosse a padre Andrea Melis

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Melis, lo ricordiamo, è accusato di avere ripetutamente abusato di un ex chierichetto dodicenne approfittando del suo ruolo e dell’influenza avuta come figura di riferimento nella vita del ragazzino.

La gip, nel disporre gli arresti domiciliari a Chiavari, aveva sottolineato la pericolosità di Melis puntando sulle modalità con cui aveva agito: “Approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori – ha scritto – ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo”. E la sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

Gli stessi carabinieri, coordinati dal comandante Michele Lastella, in un’informativa inviata alla gip avevano però sottolineato che l’istituto di Chiavari non era idoneo a garantire che Melis – già preside dell’istituto Assarotti e fino a qualche tempo fa coordinatore ligure delle scuole cattoliche Fidae – non avesse contatti con minori, visto che la struttura affaccia su due scuole e una scuola di danza.

Il gip di Savona alla fine, nell’emettere la nuova ordinanza di custodia cautelare, ha quindi disposto il carcere e nella mattinata di sabato il Nucleo Operativo della Compagnia Genova Centro ha tratto in arresto padre Melis e lo ha trasferito a Pontedecimo. Il sacerdote la mattina del 7 agosto si è presentato in tribunale per l’interrogatorio di garanzia e si è avvalso della facoltà di non rispondere.
https://www.genova24.it/2024/08/troppo-pericoloso-domiciliari-non-idonei-padre-andrea-melis-trasferito-in-carcere-395662/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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