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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Augusta » Chiesa e abusi: Augusta, accusa don Gaetano Incardona, viene emarginata dai suoi concittadini

Chiesa e abusi: Augusta, accusa don Gaetano Incardona, viene emarginata dai suoi concittadini

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Ottobre 2015
in Sicilia, Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 3 mins read
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«Sei una puttana» è probabilmente l’insulto meno offensivo che abbia ricevuto, sicuramente meno umiliante di chi l’ha cacciata via dal proprio negozio, come se avesse la peste.

Per gli abitanti di Augusta (Sr), Mary (nome di fantasia) è una puttana perché ha provocato Gaetano Incardona, all’epoca dei fatti arciprete della basilica siracusana. E’ colpa sua se in un pomeriggio del febbraio di quasi due anni fa don Gaetano non ci ha visto più e anziché confessarla le si è avventato addosso, trascinandola quasi con forza in sacrestia, come testimonia il suo racconto, e ha cominciato a palpeggiarla, a toccarla e baciarla contro la sua volontà. In nome di Dio, sia ben chiaro, voleva solo toglierle il demonio di torno e assolverla dai peccati. E magari da ogni turbamento.

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Troppo bella Mary, con le sue forme sinuose, quei riccioli da bambolina e quel viso luminoso. Come avrebbe potuto un uomo non approfittare di lei? Colpa sua, le sta bene, non doveva andare a disturbare la quiete ormonale di un sacerdote rintanatosi tra le mura sacre di una chiesetta e in procinto di celebrare un funerale. Già, il funerale, tanto belli quei riccioli da dimenticarsi che ai piedi dell’altare c’è un morto che aspetta la benedizione per l’ultimo, estremo saluto.

Quando la giovane 21enne riesce finalmente a liberarsi dalle grinfie del presunto molestatore, raggiunge suo padre in lacrime. E vomita. Sente ancora la puzza addosso di don Gaetano. Suo padre la convince a recarsi in caserma, ma lì, come accade spesso, trova l’amara sorpresa. Strane le leggi italiane, seppur comprensibili in tutta la loro controversia. I carabinieri, purtroppo, non possono agire se non hanno prove. Così, la vittima è costretta a ritornare nello stesso posto, a farsi molestare di nuovo, per dimostrare semplicemente che i suoi racconti non sono frutto della fantasia. Ma stavolta, sparse sul “corpo del reato” ha un po’ di telecamere nascoste, che registrano tutto. Per Gaetano Incardona scattano immediatamente le manette, che lo vedono alle prese, per un po’ di giorni, con la misura cautelare domiciliare e successivamente con un inquietante silenzio innanzi al Gip. Per Mary, però, l’incubo è tutt’altro che finito.

Bella la Sicilia, con i suoi panorami unici e mozzafiato, tanto bella quanto arretrata, per certi aspetti. Un popolo, come accade ancora nel sud in generale, che non è ancora pronto per scagliarsi contro uomo di Chiesa. Neanche di fronte all’evidenza. Che poi le Ave Maria e i Padre Nostro non bastano più per ridare verginità alla coscienza. Maglio prendersela con chi le molestie le ha subite. D’altronde se Mary non avesse quel corpo, probabilmente nessuno le avrebbe messo un dito addosso. E questo fa di lei una poco di buono, una peccaminosa provocatrice.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Ovunque vada le puntano il dito contro, si mormora, gli sguardi sprezzanti si sprecano, c’è anche chi si sente in dovere di uscire dalla proprio bottega e indirizzarle qualche offesa in mezzo alla strada. Succede anche che quando la ragazza fa stampare dei manifesti per chiedere che venga fuori la verità, qualcuno, di notte, vigliaccamente, glieli fa a pezzi. La situazione diventa insopportabile, smette di andare all’università ed entra in analisi. Ma non basta. Per sottrarsi alla furia cieca delle comari casa e chiesa, è costretta all’esilio a Palermo. Don Gaetano Incardona, invece, come vuole la prassi, viene trasferito dal Vescovo in una parrocchia poco lontano, in attesa del processo. Ma lì, per fortuna, la gente si ribella, protesta, nessuno vuole quell’uomo. Qualcosa evidentemente sta cambiando. Viene nuovamente trasferito e mandato in un’altra parrocchia alle porte di Augusta, anche qui, come se niente se fosse. Ma il tempo, si sa, a differenza di certi uomini, è galantuomo.

La stampa locale raccoglie le testimonianze di altre presunte vittime, spinte dal coraggio della ragazza, tra le quali quella del padre di una bambina di dieci anni, che sarebbe stata addirittura violentata tempo prima. Mary non è più sola e neanche più una bugiarda. Torna nella sua Augusta e affronta con caparbietà tutte le fasi di un processo, che però va a rilento, tra continui ritardi e forse la beffa. Si riprenderà il prossimo novembre con l’imputato rinviato a giudizio per molestie e non per violenza sessuale.

Poco male, la giovane grazie all’amore della sua famiglia, nonostante i violenti attacchi d’ansia che da quel giorno non l’hanno più lasciata, è tornata a vivere e a sperare di avere la sua fetta di giustizia. Perché in fondo quello che chiede è di essere creduta, per riavere indietro la sua dignità e per evitare che succeda ancora, a chiunque. Anche nella Sicilia bigotta e ancora troppo timorata di Dio.

*Si ringraziano l’associazione “Rete l’abuso” e il suo Presidente Francesco Zanardi 

http://www.notia.it/2015/10/chiesa-e-abusi-augusta-accusa-don-gaetano-incardona-viene-emarginata-dai-suoi-concittadini/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.