Un’estate molto calda per la Rete L’ABUSO, ricca di stranezze che a livello interno non potevano passare inosservate. Ma per ora diciamo solo che se 5 + 1 fa 18, vuole dire che i conti non tornano.
Per il momento possiamo solo dire di aver notato che alcune associazioni straniere di vittime, hanno improvvisamente cambiato rotta e i motivi – che diverse fonti confermano – sono proprio legati ad una anomala apertura con il Vaticano.
Ripercorrendo il 2026, anche se potrebbe centrare poco, lo scorso febbraio ricordiamo l’incendio di origine dolosa proprio nel palazzo dove la Rete L’ABUSO ha sede. Incendio sul quale, malgrado l’apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Savona, non si è saputo più nulla.
Il 9 giugno, ricordiamo l’attacco al server dati che condividiamo con l’associazione antimafia Casa della legalità di Genova, di cui peraltro sono membro dell’Ufficio di Presidenza. Attacco che da subito si è sospettato grazie a un indirizzo IP rimasto memorizzato nel sistema, fosse riconducibile alla chiesa.

Sospetto che una decina di giorni dopo sembra trovare conferma, attraverso una diffida fatta al gestore di servizi dal quale abbiamo in noleggio il server. Diffida in cui col veto dell’anonimato, viene chiesto di rimuovere alcuni articoli (atti giudiziari inclusi) che guarda caso parlavano di “Mensopoli”, l’inchiesta legata all’ospedale Bambin Gesù che coinvolse l’allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone, lo IOR e alcuni istituti bancari tra cui banca Carige recentemente liquidata. Casi che però erano documentati dall’associazione contro le mafie Casa della legalità, e non la Rete L’ABUSO.
Ad agosto, mentre da un lato alcuni membri improvvisamente lasciano l’associazione con giustificazioni così poco credibili da far pensare ai più maliziosi che possano essere stati intimiditi, dall’altro, qualcuno cerca di colpire il Presidente della Rete screditandolo.
Un panorama che senza dubbio si è fatto notare e che sembra tutt’altro che normale.
Ma quale sarebbe l’interesse della chiesa?
La risposta potrebbe essere molto semplice, salvarsi dalle richieste di risarcimenti da parte delle vittime dei preti pedofili per evitare, come negli USA, il crack finanziario che ha portato tante Diocesi al fallimento. Proteggere quindi quello “sterco del diavolo” chiamato denaro a cui la chiesa tiene moltissimo, indubbiamente più che alla salute dei minori che la frequentano quotidianamente.
Facendo un passo indietro, nel 2010 lo scandalo del clero pedofilo e delle gerarchie criminali che lo hanno sostenuto e sottratto alla giustizia degli stati, arrivò anche in Europa, destando nel clero non solo una crisi di immagine, ma il concreto pericolo che si ripetesse il disastro economico avvenuto negli Stati Uniti.
Ad oggi infatti, praticamente tutti i Paesi dell’Unione Europea hanno chiesto conto alla chiesa per le migliaia di cittadini rimasti vittime dei preti pedofili.
Tranne l’Italia dove grazie alla complicità del Governo che ad oggi non ha ancora preso alcuna posizione sull’ormai noto problema endemico di cui l’intero pianeta è rimasto vittima, il risparmio economico per la chiesa è stato eccellente in Europa. Basta paragonare i risarcimenti milionari che la giustizia americana ha imposto, notiamo immediatamente che in Europa la chiesa ha di fatto risparmiato molto grazie agli accordi fatti nei vari Paesi, che hanno portato a risarcimenti quasi ridicoli rispetto a quelli degli USA. Parliamo di cifre che non superano i 60.000€.
Tuttavia si parla comunque di un mare di soldi che se venissero pagati anche in Italia, sulla base percentuale sarebbero in soldoni circa il 43% dei risarcimenti pagati in tutta Europa in quanto, la sola Italia detiene ben 43% della popolazione di preti rispetto all’Europa.
Italia che se pur a livello istituzionale sia tutt’ora totalmente connivente con la chiesa, grazie alle istanze della Rete L’ABUSO che già nel 2019 portarono il Comitato per i diritti dell’infanzia ad un pesante richiamo, oggi si ritrova per la seconda volta sotto la lente di ingrandimento delle Nazioni Unite che lamentano nuovamente le gravi e reiterate inadempienze del paese rispetto alla Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia.
Oggi l’Italia è l’ultima ruota del carro rispetto all’Europa in materia di tutela dei più piccoli risultando allo stesso livello dei paesi del terzo mondo che come noi non hanno ancora preso posizione sul problema. E questo la chiesa lo sa bene, come sa bene che prima o poi, anche nel terzo mondo le vittime chiederanno conto.
Si tratta quindi solo di tempo, durante il quale la chiesa si sta organizzando per pararsi ancora meglio di quanto sia riuscita a fare nel resto dell’Europa.
Le associazioni, se pilotate risultano un utilissimo strumento per ingannare i sopravvissuti, ed il panorama attuale suggerisce proprio questa come via scelta dalla chiesa per contenere i sopravvissuti.
Via che malgrado l’omertoso silenzio complice offerto dai vari governi che si sono susseguiti in Italia dal 2010 vede come fastidioso inconveniente la Rete L’ABUSO, l’unica associazione di sopravvissuti esistente, che al momento non gli permette di scrollarsi di dosso le vittime che, stando alle statistiche, supererebbero il milione.
E qui il conto in denaro è presto fatto; 60.000€ moltiplicato per un milione di vittime fa 60.000.000.000 di euro.








