E’stato firmato oggi in Spagna l’accordo tra governo, Conferenza episcopale spagnola (Cee) e Difensore del Popolo per il protocollo del nuovo sistema di riconoscimento e risarcimento delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.
Il protocollo, operativo dal 15 aprile, introduce un modello misto in cui lo Stato avrà l’ultima parola sugli indennizzi – di cui non sono stati fissati parametri o tetto massimo – mentre sarà la Chiesa a sostenere i costi.
“Oggi è un giorno di giustizia per le vittime, possono sentire che lo Stato è al loro fianco”, ha assicurato il ministro di Presidenza e Giustizia, Felix Bolanos, in una conferenza stampa a Madrid, definendo il protocollo – che sviluppa l’accordo chiuso l’8 gennaio – “un modello pioneristico nel mondo”.
Bolanos ha inoltre riconosciuto che l’intervento del Vaticano è stato vitale per la firma.
“E’ un’opportunità di collaborazione, rispettando l’ambito di ognuno, perché le proposte di riparazione integrale siano il più efficaci possibile”, ha spiegato da parte sua il presidente della Cee, monsignor Luis Arguello, mettendo in risalto il Priva (il Piano di riparazione integrale per le vittime di abusi) varato dalla Cee dal 2025, che “ha finora permesso di assistere oltre un centinaio di vittime”.
Dal 15 aprile, la vittima di abusi, anche prescritti, portà iniziare il processo davanti a un’Unità per l’ammissione all’iter del ministero di Giustizia, che trasferirà il caso all’Unità di vittime del Difensore del Popolo.
Quest’ultima istituzione formulerà una proposta di risoluzione e, nel caso, di risarcimento (simbolico, morale, psicologico e/o economico) accogliendo la richiesta della vittima.
La proposta sarà trasmessa alla Commissione ecclesiastica prevista dal Priva, perché la valuti, prima di ritornare al Difensore, cui spetta la decisione finale entro un massimo di tre mesi. In caso di conformità, sarà esecutiva e a carico della Commissione del Priva. In caso di difformità, si convocherà una Commissione mista, in cui saranno rappresentate le tre istituzioni e le associazioni delle vittime, per raggiungere un accordo di consenso nel tempo massimo di un mese. In caso contrario, sarà la valutazione del Difensore del Popolo a imporsi.
“La Chiesa vuole riconoscere le proprie responsabilità anche nei casi prescritti”, ha spiegato il presidente della Cee Arguello, che ha parlato di “un passo per alleviare la sofferenza delle vittime”. Ad oggi la Chiesa spagnola ha riconosciuto circa duemila casi di abusi in ambito ecclesiastico.
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