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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

Il nuovo protocollo non sviluppa uno dei punti dell'accordo firmato lo scorso gennaio, in cui il governo si impegnava a indagare sugli abusi sessuali in tutti gli ambiti della vita civile.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
31 Marzo 2026
in World
Reading Time: 4 mins read
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In una mossa descritta come un «impegno morale storico», la Chiesa spagnola, il Governo e l’Ombudsman hanno sigillato, la mattina del 30 marzo 2026, il protocollo definitivo per il risarcimento completo delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

Questo accordo si basa sul patto raggiunto lo scorso 8 gennaio e mette in atto un meccanismo istituzionale senza precedenti che consente allo Stato di monitorare l’adeguatezza delle richieste di risarcimento gestite dal programma PRIVA (il programma di riparazione della Chiesa). Inoltre, consentirà alle vittime di rivolgersi direttamente alla nuova piattaforma creata dal governo per elaborare le loro richieste di risarcimento contro la Chiesa.

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La posizione del governo

Il nuovo accordo non sviluppa il primo punto dell’accordo firmato lo scorso gennaio, in cui si assicurava che il governo avrebbe affrontato «una riparazione completa per le vittime di abusi in qualsiasi ambito della vita sociale”. Questa esclusione dalla base dell’accordo originario significa, in pratica, rinunciare a una risposta globale e trasversale che avrebbe dato a questo passo un carattere pienamente storico per tutte le vittime.

Durante la conferenza stampa successiva alla firma, alla domanda sull’estensione di queste misure a tutte le persone colpite, il Ministro della Presidenza, Félix Bolaños, ha affermato che il documento firmato oggi aderisce rigorosamente alla tabella di marcia stabilita l“8 gennaio. Tuttavia, questa dichiarazione elude il primo punto di quell’impegno originario, in cui il governo si obbligava espressamente ad affrontare la riparazione completa delle vittime di abusi in ”qualsiasi ambito della vita sociale”.

Dimenticare le raccomandazioni del Mediatore

Dopo la firma dell’accordo, Bolaños ha sottolineato che il nuovo protocollo è conforme alla raccomandazione centrale del rapporto del Mediatore del 2023, che esortava le autorità pubbliche a stabilire un piano di riparazione sotto una tutela istituzionale indipendente dalla Chiesa. Il ministro ha accolto con favore il fatto che, attraverso questo sistema, è lo Stato a garantire una valutazione obiettiva e professionale del danno subito dalle vittime.

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Tuttavia, l’esecutivo ha evitato di commentare un’altra delle raccomandazioni chiave dell’inchiesta: la necessità che le misure di riparazione e prevenzione non siano limitate esclusivamente alla sfera ecclesiastica.

Da parte sua, Ángel Gabilondo ha ribadito l’auspicio che in futuro vengano affrontati studi e percorsi di riparazione in altri contesti sociali, così come è stato avviato oggi con la Chiesa. Tuttavia, il Mediatore non ha specificato scadenze o tempi per l’attuazione di questa risposta universale, che il suo stesso rapporto ha descritto come un obbligo di riparazione dello Stato.

Cosa c’è di nuovo rispetto alla situazione precedente?

Fino a oggi, la Chiesa ha operato principalmente attraverso il PRIVA (Plan de Reparación Integral a Víctimas de Abusos), un sistema interno che ha gestito 131 domande dal febbraio 2025.

La grande novità di questo protocollo è che le vittime che lo desiderano potranno gestire le loro richieste direttamente attraverso lo Stato e, inoltre, lo Stato supervisionerà le risoluzioni del piano PRIVA. Non è più solo la Chiesa a valutare e proporre la riparazione; ora entra in gioco un team di esperti indipendenti sotto l’ombrello dell’Ombudsman, che avrà l’ultima parola in caso di discrepanze.

Un’altra importante novità è che il governo ha schermato il risarcimento, in modo che il denaro ricevuto dalle vittime non venga tassato nell’IRPF, assicurando che il risarcimento raggiunga interamente coloro che hanno subito il danno.

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Nuovo protocollo

  1. Viene creato un unico sportello statale, in modo che la vittima non debba rivolgersi alla struttura ecclesiastica se non lo desidera. Da un lato, il Ministero della Presidenza, della Giustizia e dei Rapporti con i Tribunali creerà una «Unità di elaborazione» che riceverà le domande, offrirà indicazioni su come presentarle e sarà responsabile della comunicazione con le parti, della notifica delle proposte e della raccolta delle relazioni necessarie. Il termine per la presentazione delle domande scade tra due settimane, il 15 aprile.
  2. D’altra parte, il Mediatore istituirà l«»Unità vittime”, che avrà il compito di effettuare – con un team di esperti professionali indipendenti – la valutazione individuale delle domande.
  3. Per la prima volta, in caso di disaccordo tra la Chiesa e i valutatori su un caso, la Conferenza episcopale e la Confederazione dei religiosi saranno responsabili, attraverso la commissione consultiva PRIVA, della stesura di un rapporto su ciascuna delle valutazioni dello status di vittima e della riparazione effettuate dall’Unità per le vittime del Mediatore.
  4. In caso di discrepanza, una commissione mista studierà il caso, che sarà infine stabilito dal Mediatore dopo aver sentito il presidente della CEE o della CONFER, a seconda dei casi. Come ha sottolineato il Ministro Bolaños nella citata conferenza stampa, “l’ultima parola sui risarcimenti sarà lasciata allo Stato”.

Tipi di riparazione

Il documento firmato questa mattina offre tre dimensioni per una guarigione completa. Da un lato, la riparazione simbolica, incentrata su atti di riconoscimento pubblico e istituzionale che convalidano la testimonianza delle vittime e ne rendono dignitosa la memoria. Offrirà anche un accompagnamento umano e spirituale, comprese le richieste formali di perdono e l’accesso a cure specializzate per affrontare le conseguenze fisiche e psicologiche dell’abuso.

Infine, stabilisce anche un risarcimento economico, che sarà determinato su base individuale, prendendo come criterio la gravità dei fatti e l’impatto del danno causato sulla vita del sopravvissuto.

Questo meccanismo sarà in vigore per un periodo iniziale di un anno, con possibilità di proroga per un periodo identico.

https://www.omnesmag.com/it/notizie/governo-e-non-si-occupera-di-tutte-le-vittime-di-abusi/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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