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Nessuna giustizia nella Chiesa. Prima italiana per il documentario sulle vittime di Rupnik

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
29 Marzo 2026
in Film
Reading Time: 6 mins read
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BARI-ADISTA. La storia di una devastante manipolazione mentale sfociata in abusi sessuali, le cui cicatrici trovano la forza di diventare parola liberata, trasformativa, che cerca la giustizia anche per le tante, troppe religiose vittime di violenza clericale. La triste constatazione della totale indifferenza della gerarchia per trent’anni, della protezione dell’istituzione da parte delle figure ecclesiastiche in posizione di responsabilità, di copertura dei crimini perpetrati da un religioso che la Chiesa si ostina a considerare, nella migliore delle ipotesi, peccati. L’aura di intoccabilità e la totale costante impunità di un abusatore che ha potuto contare sulla sua fama, sull’adorazione dei più alti gradi delle istanze vaticane e sul molto denaro derivante dai proventi della sua attività artistica. Un’arte che, nelle sue immagini umane e divine inquietanti, frutto delle immagini e delle circostanze degli abusi sessuali, rappresenta quella mistificazione teologica utilizzata come strumento di controllo e manipolazione. Tutto questo e molto altro è presente nel film documentario “Nuns vs. the Vatican” (Religiose contro il Vaticano), frutto della collaborazione tra la regista Lorena Luciano e il produttore e direttore della fotografia Filippo Piscopo, proiettato per la prima volta in Italia, durante il Bifest-Bari International Film&Tv Festival, il 26 marzo.

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Il documentario racconta la storia degli abusi sessuali compiuti dall’ex gesuita (ma tuttora prete) Marko Rupnik, osannato teologo e mosaicista sloveno le cui opere luccicano in centinaia di chiese e basiliche del mondo, e lo fa dando la parola alle protagoniste della vicenda, Gloria Branciani e Mirjam Kovac, vittima la prima, per lunghi anni, testimone degli abusi la seconda. Presentato in prima mondiale in Canada, al Toronto International Film Festival (settembre 2025), poi a New York al NY DOC NYC e all’Hamptons Doc Fest dove ha ricevuto il Premio per i Diritti Umani (Dicembre 2025), è approdato in Europa a marzo al Thessaloniki Doc Film Festival) e ha ricevuto una standing ovation al Ljubljana Doc Film Festival (13 marzo 2026) in Slovenia, ottenendo premi, distribuzione internazionale e ampio apprezzamento da parte della critica.

I due realizzatori del film non sono nuovi alle tematiche sociali e hanno cofondato la casa di produzione Film2 Productions. Lorena Luciano, regista e montatrice, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Milano, un’idea di cinema che cerca verità fondendo osservazione cinematica, interviste in prima persona e materiale d’archivio. Filippo Piscopo, analoga formazione giuridica, è filmmaker, produttore e direttore della fotografia: immagini con sensibilità narrativa e rigore visivo.

Il loro lavoro ha ottenuto riconoscimenti internazionali di grande rilievo: tra gli altri, un documentario su Dario Fo e Franca Rame è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1998; “It Will Be Chaos”, prodotto da HBO, documentario sul percorso dei migranti sulla rotta balcanica, le è valso un Premio Emmy, il Premio per la Miglior Regia al Taormina International Film Festival e il Premio del Pubblico al Milano Film Festival; “Coal Rush”, sulla battaglia di una comunità del West Virginia contro l’inquinamento minerario e l’espansione aggressiva dell’estrazione e uso del carbone, ha conquistato il titolo di Miglior Documentario al San Marino Film Festival.

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I “personaggi” del film

“Nuns vs. the Vatican” ripercorre la storia di Gloria Branciani, ricostruendo l’intera vicenda portata all’attenzione del pubblico dalla giornalista d’inchiesta Federica Tourn. Come accade sempre in questi casi, è la stampa a dare voce alle vittime di abusi, consentendo ad altre vittime di uscire allo scoperto e spingendo l’istituzione a uscire dall’inerzia e a reagire. Tante le voci presenti: da quella delle protagoniste e dell’avvocata che le rappresenta nel processo ecclesiastico contro Rupnik presuntamente in corso in Vaticano, Laura Sgrò (da quando papa Francesco nell’autunno 2023 tolse la prescrizione dei loro abusi, nulla è stato fatto sapere alle parti interessate) a giornalisti come Nicole Winfield dell’Associated Presse e John Allen di Crux, recentemente scomparso; da Ann Barrett-Doyle, co-direttrice di BishopAccountability.org, organizzazione indipendente che si occupa di ricerca sugli abusi sui minori commessi da sacerdoti e religiosi e sulla loro gestione da parte di vescovi, ordini religiosi e Santa Sede, a suor Mary Lembo, religiosa del Togo, psicologa, pioniera nella sensibilizzazione sul tema delle religiose abusate, p. Hans Zollner, preside dell’Istituto di Antropologia della Pontificia Università Gregoriana, dei maggiori esperti mondiali nel campo della salvaguardia e della prevenzione degli abusi sessuali. Tutte voci che restituiscono la portata globale di un fenomeno da sempre sommerso e sottovalutato nelle sue dimensioni: come ha dichiarato nel film lo psicologo John Chibnall, autore della (finora) unica grande indagine nazionale sul trauma sessuale tra le suore cattoliche (1998), una religiosa su tre è vittima di abusi. Ma il dato è con ogni probabilità sottostimato.

Gloria Branciani racconta la sua storia con rigore e sobrietà, aprendo squarci della sua vita e illuminando le parti più oscure della personalità di Rupnik, senza tuttavia indulgere nell’emotività: tutto il film è condotto con grande asciuttezza stilistica e di contenuto e con una fotografia estremamente espressiva. Le conclusioni a cui si giunge sono amare: nonostante i numerosi proclami di tolleranza zero e la pretesa attenzione dell’istituzione verso le vittime, il Vaticano continua a ignorare le persone sopravvissute che cercano giustizia e agisce con una totale mancanza di trasparenza, senza nemmeno rispondere alle missive e alle richieste dell’avvocata Sgrò. E spesso consente ai predatori di continuare ad agire indisturbati, con la politica dei trasferimenti o con una “presunzione d’innocenza” che spesso è copertura degli abusi, a tutela massima del clero.

Sgrò, in un momento di dibattito dopo la proiezione del film, ha rinnovato il suo appello alle donne vittime di abusi: «Rivolgetevi pure ai superiori ecclesiastici, ma un minuto dopo andate a denunciare l’abuso alla giustizia dello Stato, ai carabinieri, alla polizia, ai magistrati: sono gli unici che possono tutelarvi».

Sul silenzio calato sul processo Rupnik – il quale, lo ricordiamo, è stato espulso dai gesuiti per disobbedienza ma è tuttora prete, e la cui scomunica, comminatagli nel 2020 per aver assolto una sua vittima in confessione, è stata poco dopo revocata, quasi sicuramente da papa Francesco – scrive il 24 marzo il Messaggero (24/3). «Ho sollecitato più volte il Dicastero della Fede per avere informazioni. Le vittime ignorano totalmente cosa stia accadendo», afferma l’avvocata Sgrò, sentita dal quotidiano romano. A oggi «non si conosce né il numero, né i nomi di coloro che fanno parte del collegio giudicante»; «Nessuno a noi ha mai ufficialmente dato notizie di nulla».

Nel frattempo, lo smantellamento dei mosaici di Rupnik è oggetto di dibattito; se a Lourdes il vescovo mons. Jean-Marc Micas ha deciso di coprire una parte di quelli che ornano le facciate della basilica, a Roma, si legge sul Messaggero, il solo parlare di questi temi appare impossibile. Nella capitale Rupnik ha sempre goduto di favore, «tanto che al Vicariato nessuno ha mai sollevato il problema della costosissima cappella realizzata ai tempi del card. Angelo De Donatis, attuale penitenziere (e grande protettore del presunto abusatore)».

Il papa: «Misericordia ai predatori»

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E molta incredulità, delusione, persino indignazione ha suscitato tra i cattolici il messaggio di papa Leone ai vescovi francesi riuniti in assemblea (24-27 marzo), trasmesso attraverso il Segretario di Stato card. Pietro Parolin. Dopo aver fatto gli auguri all’episcopato d’Oltralpe «per il buon e fruttuoso svolgimento della vostra Assemblea Plenaria», il papa affronta uno dei temi cardine all’ordine del giorno dell’incontro di primavera, quello degli abusi. «Un punto della vostra riflessione – afferma il papa – riguarderà la prosecuzione della lotta contro gli abusi sui minori e il processo di riparazione, che avete intrapreso con determinazione. È infatti necessario perseverare a lungo termine negli sforzi di prevenzione già in atto e continuare a dimostrare la sollecitudine della Chiesa per le vittime e la misericordia di Dio verso tutti». «È positivo – sottolinea – che i sacerdoti colpevoli di abusi non siano esclusi da questa misericordia e siano oggetto delle vostre riflessioni pastorali. Inoltre, dopo diversi anni di dolorose crisi, è giunto il momento di guardare risolutamente al futuro e di offrire un messaggio di incoraggiamento e fiducia ai sacerdoti di Francia, che hanno sofferto molto».

Un discorso nel quale la centralità delle vittime è totalmente fuori dal radar, a tutto vantaggio dell’attenzione, quasi esclusiva, per la misericordia verso gli abusatori e, addirittura, per la sofferenza dei preti del Paese che tanto «hanno sofferto» per l’emersione di numerosi casi di abusi, anche successivamente all’inchiesta portata avanti dalla Commissione indipendente d’inchiesta (CIASE) e al rapporto che ne è derivato.

Le parole del papa hanno suscitato un’ondata di di indignazione, ben percepibile sui social, dove in molti rilevano che il pontefice non fa alcun riferimento alla giustizia, che la misericordia non può e non deve sostituire; che le vittime sono citate solo en passant e che un’attenzione ben maggiore viene riservata, nel messaggio, al clero, abusatore e non.

https://www.adista.it/articolo/75517

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Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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