“Se fosse condannato solo l’abusatore, per me sarebbe una giustizia a metà. La vera giustizia, quella che farebbe onore alla Chiesa, consiste nel capire chi, dopo la mia denuncia, ha cercato di coprire tutto”. Non usa mezzi termini padre Paolo Contini, il sacerdote di Oristano, già frate francescano, ora parroco della comunità Ghilarza – Abbasanta – Norbello, tornato sotto i riflettori nazionali come ospite di Mario Giordano nella trasmissione Fuori dal Coro su Rete4.
Al centro del servizio curato dalla giornalista Marianna Canè, la drammatica vicenda degli abusi subiti per quattro anni da padre Paolo quando aveva solo 14 anni da parte di don Valerio Manca, all’epoca direttore del collegio francescano, recentemente condannato e dimesso dallo stato clericale. Ma per padre Paolo, la chiusura del “caso Manca” è solo il primo passo di una battaglia più ampia contro quella che definisce “l’omertà di sistema”.
“Non sono fragilità, ma reati che vanno perseguiti”
Durante l’intervista, padre Paolo ha scardinato il linguaggio spesso utilizzato negli ambienti ecclesiastici per minimizzare gli abusi: “Nella Chiesa la pedofilia non è considerata reato da tutti. Si sentono termini come quel sacerdote ha un vizietto o ha avuto una fragilità. No, abusare di un bambino non è una fragilità, è un reato commesso da criminali che vanno perseguiti”.
Il religioso ha ripercorso il dolore di quegli anni: “L’innocenza di un ragazzino è stata usata per desideri moralmente inaccettabili. Mi ha rubato la serenità, e in quel momento non capivo neppure la gravità di ciò che mi accadeva”.
Contestato il religioso presidente del Tribunale ecclesiastico: accusa e replica
Il punto più critico dell’intervento ha riguardato la gestione della denuncia interna. Il sacerdote oristanese ha puntato il dito contro don Mauro Bucero, all’epoca presidente del Tribunale ecclesiastico. Secondo il racconto del religioso, nonostante esistesse una lettera di piena confessione dell’abusatore, il processo avrebbe subito ostacoli sistematici: “La cosa incredibile è che Bucero prese il processo come giudice, affidandoselo da solo. Qualsiasi prova o testimone presentato dal mio avvocato, Camedda, veniva respinto”.
Solo dopo la sostituzione di Bucero con un collegio di cinque giudici si è arrivati alla condanna unanime. “Tutto questo non sarebbe successo se non fossimo riusciti a scalzarlo”, ha ribadito padre Paolo, stigmatizzando il fatto che, nonostante le ombre sulla gestione del caso, don Bucero sia stato successivamente promosso a vicario della diocesi.
Intercettato dalla giornalista di Rete4, don Mauro Bucero ha respinto ogni accusa: “Ho agito nella piena legalità finché sono rimasto. Non ho nulla da rimproverarmi”. Sugli abusi verso padre Paolo Contini, ha liquidato la questione spiegando di “non sapere nulla di quello”.
“Protocollo alternativo dentro la Chiesa”
Parole che non hanno convinto padre Paolo, che ha denunciato l’esistenza di un “protocollo alternativo” dentro la Chiesa, applicato per silenziare gli scandali: “Alcuni pensano che il danno alla Chiesa lo facciano le denunce. In realtà, l’unico danno lo fa chi abusa dei bambini. Tutelare la Chiesa significa mettere fuori gioco un prete pedofilo, non silenziare chi accusa”.
https://www.linkoristano.it/2026/03/24/chiesa-e-abusi-padre-paolo-contini-in-tivu-dopo-la-prima-condanna-ora-si-smascherino-i-complici/













