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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Chiesa e abusi, padre Paolo Contini in tivù: Dopo la prima condanna ora si smascherino i complici

Chiesa e abusi, padre Paolo Contini in tivù: Dopo la prima condanna ora si smascherino i complici

Il sacerdote oristanese ospite della trasmissione “Fuori dal coro” di Mario Giordano punta il dito contro le presunte omissioni 

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Marzo 2026
in Sardegna
Reading Time: 3 mins read
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“Se fosse condannato solo l’abusatore, per me sarebbe una giustizia a metà. La vera giustizia, quella che farebbe onore alla Chiesa, consiste nel capire chi, dopo la mia denuncia, ha cercato di coprire tutto”. Non usa mezzi termini padre Paolo Contini, il sacerdote di Oristano, già frate francescano, ora parroco della comunità  Ghilarza – Abbasanta – Norbello,  tornato  sotto i riflettori nazionali come ospite di Mario Giordano nella trasmissione Fuori dal Coro su Rete4.

Al centro del servizio curato dalla giornalista Marianna Canè, la drammatica vicenda degli abusi subiti per quattro anni da padre Paolo quando aveva solo 14 anni da parte di don Valerio Manca, all’epoca direttore del collegio francescano, recentemente condannato e dimesso dallo stato clericale. Ma per padre Paolo, la chiusura del “caso Manca” è solo il primo passo di una battaglia più ampia contro quella che definisce “l’omertà di sistema”.

“Non sono fragilità, ma reati che vanno perseguiti”

Durante l’intervista, padre Paolo ha scardinato il linguaggio spesso utilizzato negli ambienti ecclesiastici per minimizzare gli abusi: “Nella Chiesa la pedofilia non è considerata reato da tutti. Si sentono termini come quel sacerdote ha un vizietto o ha avuto una fragilità. No, abusare di un bambino non è una fragilità, è un reato commesso da criminali che vanno perseguiti”.

Il religioso ha ripercorso il dolore di quegli anni: “L’innocenza di un ragazzino è stata usata per desideri moralmente inaccettabili. Mi ha rubato la serenità, e in quel momento non capivo neppure la gravità di ciò che mi accadeva”.

Contestato il religioso  presidente del Tribunale ecclesiastico: accusa e replica

Il punto più critico dell’intervento ha riguardato la gestione della denuncia interna. Il sacerdote oristanese ha puntato il dito contro don Mauro Bucero, all’epoca presidente del Tribunale ecclesiastico. Secondo il racconto del religioso, nonostante esistesse una lettera di piena confessione dell’abusatore, il processo avrebbe subito ostacoli sistematici: “La cosa incredibile è che Bucero prese il processo come giudice, affidandoselo da solo. Qualsiasi prova o testimone presentato dal mio avvocato, Camedda, veniva respinto”.

Solo dopo la sostituzione di Bucero con un collegio di cinque giudici si è arrivati alla condanna unanime. “Tutto questo non sarebbe successo se non fossimo riusciti a scalzarlo”, ha ribadito padre Paolo, stigmatizzando il fatto che, nonostante le ombre sulla gestione del caso, don Bucero sia stato successivamente promosso a vicario della diocesi.

Intercettato dalla giornalista di Rete4, don Mauro Bucero ha respinto ogni accusa: “Ho agito nella piena legalità finché sono rimasto. Non ho nulla da rimproverarmi”. Sugli abusi verso padre Paolo Contini, ha liquidato la questione spiegando di “non sapere nulla di quello”.

“Protocollo alternativo dentro la Chiesa”

Parole che non hanno convinto padre Paolo, che ha denunciato l’esistenza di un “protocollo alternativo” dentro la Chiesa, applicato per silenziare gli scandali: “Alcuni pensano che il danno alla Chiesa lo facciano le denunce. In realtà, l’unico danno lo fa chi abusa dei bambini. Tutelare la Chiesa significa mettere fuori gioco un prete pedofilo, non silenziare chi accusa”.

https://www.linkoristano.it/2026/03/24/chiesa-e-abusi-padre-paolo-contini-in-tivu-dopo-la-prima-condanna-ora-si-smascherino-i-complici/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.