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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Marzo 2016
in Lazio
Reading Time: 3 mins read
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Il suicida, lo scomparso, la suora I casi che hanno sconvolto i fedeli.

Agnese Pini Milano

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ERA IL 2003. Il parroco di Villa di Serio, seimila anime nella Bergamasca, è don Vittorio Damiani, 62 anni. Il 6 maggio i carabinieri bussano alla porta della canonica: il sacerdote è accusato di abusi sessuali su minori. Lui protesta la sua innocenza, ma non regge alla pressione. Si toglie la vita in cella, nel carcere di Bergamo, appena due mesi dopo l’arresto. È il primo clamoroso episodio di pedofilia in canonica a scuotere la diocesi di Bergamo e la Lombardia intera. Un episodio destinato a non restare isolato.

I SUICIDI E IL CASO-BERGAMO Qualche anno dopo la morte di don Damiani, piove addosso alla diocesi una seconda inchiesta per pedofilia. Protagonista è don Matteo Diletti, di Bratto. L’8 ottobre 2010 viene condannato in Cassazione a 4 anni per violenza su una bambina. Il prete sparisce prima della sentenza: il suo corpo, quel che ne resta, viene trovato cinque mesi dopo in una scarpata nei boschi di Marone. Ecco i fantasmi della diocesi di Bergamo. Due preti morti. Un vice parroco rinviato a giudizio nella Val Brembana per aver palpeggiato una bambina dal 2001 al 2005. L’ultimo scandalo, quello che vede protagonista don Diego Rota di Solza, ai domiciliari dallo scorso 10 febbraio. Non basta. Nell’aprile del 2014 l’allora parroco di Endenna, don Alessandro, sale sul pulpito alla fine della messa. Stringe tra le mani un foglio: rivela gli abusi sessuali subiti quando ancora era giovanissimo, nel seminario vescovile Giovanni XXIII. Il presunto responsabile di quegli abusi era morto nel 2007. È l’ultima messa per don Alessandro. Da quel momento lascia il sacerdozio.

LA SUORA A suicidarsi fu la vittima, in questo caso. Si chiamava Eva Sacconago e quando si tolse la vita, nel giugno del 2011, aveva 26 anni. La sua è una storia di «violenze fisiche e psicologiche» per cui, nel dicembre scorso, è stata condannata a tre anni e sei mesi di reclusione dal tribunale di Busto Arsizio Maria Angela Faré. Suora, oggi ridotta allo stato laicale. Secondo la procura, gli abusi iniziarono già nel 1997, quando Eva aveva solo 12 anni.

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IL CASO-ARESE Hinterland diMilano. Nel settembre 2012 la Corte d’Appello conferma la condanna a due anni e mezzo di carcere per don Marco Redaelli, salesiano, morto un anno dopo la sentenza. Secondo l’accusa, nel 2007 l’anziano parroco di Arese aveva molestato una bambina di sette anni. Il suo caso scosse profondamente i fedeli, spaccando l’opinione pubblica. Tre anni dopo, nel gennaio di quest’anno, una nuova inchiesta travolge la parrocchia: un educatore viene indagato per violenze sessuali su un adolescente.

LO SCOMPARSO Due condanne per pedofilia e un comune denominatore: il seminario vescovile di Brescia. Erano entrambi vicerettori don Luigi Facchi e don Marco Baresi. Il secondo sostituì il primo, dopo che questo scomparve nel nulla pochi giorni dopo aver patteggiato sei anni per abusi sessuali. Ad accusarlo, un ragazzo di Gottolengo, dove il sacerdote svolgeva il suo ministero. Sparito: di lui si sono lerse le tracce dal 2002.

IL CASO-BRESCIA Passano cinque anni, e i carabinieri tornano alla porta di una canonica: è quella di don Baresi, che di Facchi ha appunto raccolto il testimone. Anche lui vicerettore del seminario vescovile di Brescia. Il 23 giugno del 2011 la Cassazione lo condanna a 7 anni e sei mesi di carcere per violenze su un 14enne e detenzione di materiale pedopornografico.

IL «RIABILITATO» Don Siro Invernizzi era parroco di Cergnago (Pavia), quando venne fermato. 6 settembre 2006: una pattuglia lo sorprende vicino al Cimitero Maggiore di Milano mentre è in macchina con un ragazzino di 13 anni, romeno. Il sacerdote patteggia due anni con la condi- zionale. È la primavera 2013 quando il suo nome torna alla ribalta: è mandato a sostituire il parroco di Cugliate (curia Comasca). I parrocchiani ci mettono poco a scoprire la pesante macchia nel suo passato. Si scatena un tumulto. Don Invernizzi viene sostituito.

DON MERCEDES Lo chiamavano il «prete inMercedes» don Mauro Inzoli, della Parrocchia della Santissima Trinità di Crema: 65 anni, legato agli ambienti di CL, già presidente del Banco Alimentare. La procura per lui ha chiesto 12 anni: otto i casi contestati. Le accuse: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori. Nell’ottobre scorso la richiesta di rinvio a giudizio. Il 9 marzo in Aula.

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IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.