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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Cagliari » Gli scandali nella Diocesi di Cagliari: pedofilia e lettere anonime

Gli scandali nella Diocesi di Cagliari: pedofilia e lettere anonime

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Settembre 2016
in Sardegna
Reading Time: 3 mins read
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Ecco i risvolti delle indagini giudiziarie sui sacerdoti nel Cagliaritano: non mancano le clamorose sorprese.

Negli scandali che hanno sconvolto, di recente, la Diocesi di Cagliari ormai il “menù” quotidiano propone di tutto: indagini canoniche, procedimenti giudiziari (don Luca Pretta, ex parroco di Gesico), avvisi di garanzia (don Marco Lai, parroco di sant’Eulalia), arresti (don Pascal Manca, ex parroco di Villamar, oggi in libertà e in attesa dell’udienza preliminare dopo la chiusura delle indagini), appartenenza alla massoneria (don Giancarlo Dessì, ex parroco di Villamar e Mandas), rinvio a giudizio (don Massimiliano Pusceddu, ex parroco di Decimoputzu) e così via. Una lunga Via Crucis dove anche il Cireneo avrebbe seri problemi a portare la croce, vista l’entità delle accuse mosse nei confronti di alcuni sacerdoti della Diocesi cagliaritana. Nell’elenco delle stazioni della via dolorosa è importante soffermarsi su una in particolare: il ruolo delle lettere anonime e dei corvi nella vicenda della pedofilia.

Prassi, quella delle accuse senza volto, mal tollerata dall’Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio che, ascoltato il 16 maggio 2015, dal pubblico ministero Liliana Ledda dichiara a verbale che “non basterebbe l’archivio della Curia per contenerle tutte. Quindi, per prassi, non conserviamo le lettere anonime e non si ritiene possibile, né opportuno dare sviluppo alle indagini”. Parole che pesano come macigni, in queste ore, dove le lettere anonime sembrano farla da padrona. Davanti alla linea adottata dal Vescovo si oppone, infatti, la realtà dei procedimenti giudiziari in corso. Fra tutti quello riguardante l’ex parroco di Villamar don Pascal Manca finito in carcere proprio in seguito ad una lettera anonima che, in calce, portava la firma di tale Virgilio Porcu (risultato estraneo ai fatti). Proprio don Pascal Manca, il 22 aprile 2015, dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia per presunta pedofilia, dichiarava a L’Unione Sarda di “Essere innocente. Non conosco ancora i fatti che mi vengono contestati. Non ho letto l’esposto anonimo contro la mia persona” Particolare inquietante, quello della lettera anonima, poiché riportava alcuni fatti già esposti in precedenza proprio al Vescovo di Cagliari Arrigo Miglio e riguardanti la Parrocchia di Mandas.

Particolare confermato, nella sua deposizione del 16 maggio, dove affermava che “Nell’estate 2013 ricevo la visita di un giovane di Mandas che mi porta delle accuse contro don Pascal e mi assicura che ci sono altri giovani pronti a venire. Cosa che non si è verificata”. Lo stesso Arcivescovo, agli atti, ribadisce che non ha potuto verbalizzare per l’assenza di due testimoni. Una lettera, quindi, che proprio anonima non era, stando a quanto va via emergendo. Altro particolare curioso è che la missiva (che riporta fatti accaduti nel paese di Mandas) è stata inviata nel 2014 non più solo  al Vescovo o al Vaticano ma anche alla Procura e ad alcuni giornali, portando poi alle indagini che, nei primi giorni di maggio, si concluderanno con l’arresto del parroco di Villamar (di cui si darà conto, sulle sue modalità, in un prossimo articolo), mentre a Mandas era parroco il suo successore (e predecessore a Villamar) don Giancarlo Dessì (che, stando al sito della Diocesi, ha come collaboratore operante in Parrocchia padre Ignazio Pili). Lo stesso sacerdote che, il 25 luglio scorso, stando a quanto riportato dalla stampa, dall’altare della chiesa di San Giacomo Apostolo annunciava che “Io e il Vescovo siamo oggetto di calunnie attraverso lettere anonime”. Le stesse che il Vescovo Miglio, stando alle sue affermazioni, non conservava e non utilizzava per dare sviluppo a nuove indagini. Dettagli, qualcuno potrà dire. Gli stessi di cui parla lo storico Aby Warburg trovando nascosto in essi il diavolo.E per restare in tema con Dan Brown tra Angeli e demoni.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.