Prima di ogni altra considerazione parla la mia testimonianza di fedele cattolica praticante, la mia vita specchiata e rispettosa delle Istituzioni civili e religiose, la mia integrità morale nell’esercizio di un ruolo che indiscutibilmente è sempre stato dalla parte dei bambini.
In merito alle reazioni sui dati resi noti da me all’opinione pubblica lo scorso 14 gennaio relativi al fenomeno degli abusi del clero contro vittime minori di età in Sardegna grazie al report dell’Osservatorio permanente “Rete L’Abuso” (Human Rights Connect), Ente del Terzo settore che si relaziona con l’ONU – Referente-Responsabile Francesco Zanardi, che ha censito nell’ arco temporale compreso tra gli anni 2000 e 2025, desidero esprimere il mio più profondo rincrescimento.
Ciò che stride è il silenzio omertoso da parte delle istituzioni politiche e religiose in questi 48 giorni, durante i quali anziché discutere all’interno delle loro Aule in una dimensione di umiltà e di confronto civile, nell’ottica della collaborazione sulla tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, hanno preferito eludere nel merito la grave “questione” stigmatizzata dalla Garante per poi, dichiarare congiuntamente in data odierna, da una parte la propria distanza dalla posizione dell’Autorità di garanzia che da tre anni opera all’interno del Consiglio regionale, quasi fosse un corpo estraneo, un elemento di disturbo del quale liberarsi al più presto, dall’altra, sminuendo le capacità della stessa Autorità ad esercitare il proprio ruolo, additandola di superficialità e disinvoltura e come se non bastasse, di divulgare dati infondati.
Una Garante che dopo essersi spogliata da ogni appartenenza religiosa e politica per stare unicamente e prioritariamente dalla parte del superiore interesse dei minori, che davanti ad un report sui casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero e il suo indotto, ha innanzitutto interrogato la propria coscienza e che, tra la possibilità di girarsi dall’altra parte e quella di condividere con i cittadini e le cittadine la gravità del fenomeno, ha scelto di rendere noti i dati che aveva nella sua scrivania.
Solo attraverso una diffusa responsabilità, infatti, si può cambiare una prassi che si è fatta complice di tante oscenità. Da Garante pago il prezzo di compiere onestamente il mio lavoro, perché di questo si tratta. La mia posizione è netta e trasparente, non arretra di un millimetro. Anzi. Non mi risulta che la Conferenza Episcopale Sarda abbia avviato azioni legali per contrastare i dati dell’Osservatorio permanente sull’abuso ma auspico lo faccia quanto prima. Le procure dei tribunali avranno modo di verificare le contestazioni, e contestualmente le diffamazioni al momento rivolte contro l’unica figura di garanzia che agisce a tutela dei bambini non degli adulti.


















