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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » La Chiesa ratifica la condanna di un exdiacono coinvolto in abusi in Francia

La Chiesa ratifica la condanna di un exdiacono coinvolto in abusi in Francia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Febbraio 2026
in World
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La Segnatura Apostolica, il più alto tribunale della Chiesa, ha respinto l’ultimo ricorso presentato da Philippe Madre, ex diacono e antico moderatore generale della comunità delle Beatitudini, confermando così in modo definitivo la sua condanna canonica e la sua espulsione dallo stato clericale.

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Secondo quanto riportato dal quotidiano francese La Croix, la decisione è stata adottata a gennaio del 2026, quindici anni dopo che Madre era stato allontanato dallo stato clericale. La sentenza non è stata pubblicata ufficialmente, ma sarebbe stata comunicata telefonicamente a diverse presunte vittime che hanno partecipato all’indagine condotta da Roma.

Un processo canonico prolungato

Philippe Madre, medico di professione e antico responsabile della comunità tra il 1985 e il 1992, era stato accusato nel 2003 di abusi sessuali commessi nell’ambito di accompagnamenti spirituali. Egli ha sempre negato i fatti.

Dopo due condanne da parte di tribunali ecclesiastici nel 2010 e nel 2011, ha presentato un ricorso alla Segnatura Apostolica alegando difetti di forma. Quel ricorso non ha avuto successo, consolidando la sua espulsione dallo stato clericale. Parallelamente, è stato escluso dalla comunità delle Beatitudini nel 2010.

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La recente decisione rivela che l’ex moderatore, oggi di 75 anni, ha fatto ricorso nuovamente a Roma per difendere la sua innocenza. Il tribunale vaticano ha respinto definitivamente quell’appello, senza possibilità di ulteriore ricorso.

Il percorso nella giustizia civile

Il caso ha avuto anche un percorso nella giurisdizione civile francese. Nel 2010 è stata aperta un’indagine giudiziaria per presunta violazione commessa da una persona che abusava dell’autorità derivata dalla sua funzione. Diverse donne che erano appartenute alla comunità lo hanno accusato di abusi commessi per anni nella casa comunitaria di Cordes-sur-Ciel, dove esercitava contemporaneamente come responsabile spirituale e medico.

Secondo le testimonianze raccolte nel procedimento giudiziario, le denuncianti affermavano che i fatti si erano verificati in un contesto di forte dipendenza spirituale e psicologica.

Tuttavia, dopo vari ricorsi, la giustizia civile ha emesso nel 2018 un non luogo a procedere considerando insufficientemente caratterizzati certi elementi giuridici, decisione confermata successivamente dalla Corte di Cassazione, il che ha posto fine alla via penale.

La comunità delle Beatitudini

La comunità delle Beatitudini è stata fondata in Francia nel 1973 da Gérard Croissant, noto come Ephraïm. Di spiritualità carismatica e con presenza internazionale, si è espansa in diversi paesi e ha riunito membri consacrati e laici in vita comunitaria.

Negli ultimi decenni, la comunità ha attraversato diverse crisi interne e processi di riforma promossi dalla Santa Sede. Nel 2008, il suo fondatore è stato allontanato e successivamente escluso dalla comunità. Da allora è iniziata una riorganizzazione strutturale e statutaria sotto supervisione ecclesiale, con l’obiettivo di chiarire la sua governance e prevenire abusi di autorità.

Il caso di Philippe Madre si iscrive in quel periodo di revisione e depurazione interna che ha colpito l’istituzione negli anni successivi.

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Altre condanne successive

A prescindere dai fatti legati alla comunità, Philippe Madre è stato condannato nel 2014 a un anno di prigione con sospensione della pena per falsificazione e frode relative alla sua attività medica. Quello stesso anno è stato sanzionato disciplinarmente dal collegio regionale dei medici.

La decisione definitiva della Segnatura Apostolica chiude così il percorso canonico di un caso che ha segnato la storia recente della comunità delle Beatitudini e che risale a più di due decenni.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.