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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | abruzzo-molise | Campobasso/Portocannone – Prete 60enne accusato di abusi sessuali su organista 15enne, ecco l’incredibile difesa dell’imputato

Campobasso/Portocannone – Prete 60enne accusato di abusi sessuali su organista 15enne, ecco l’incredibile difesa dell’imputato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Agosto 2017
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 4 mins read
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Campobasso / Portocannone – Nessuna motivazione potrebbe mai giustificare un rapporto sessuale, una relazione fra un uomo di oltre 60 anni e una adolescente fra i 14 e i 15 anni. Ancor più se l’uomo in questione è un prete che avrebbe dovuto indirizzare e proteggere una fanciulla in un delicatissimo momento della sua vita.

Uno scandalo ha sconvolto un piccolo paese in provincia di Campobasso. Il prete di Portocannone, Don Marino avrebbe avuto una relazione sentimentale e sessuale con una ragazzina del posto. Giada, resta orfana a 13 anni e va dal prete per cercare, probabilmente, quell’affetto che le era stato rubato dal destino. Don Marino approfitta dell’ingenuità della fanciulla. La storia va avanti per diverso tempo. Poi Giada denuncia tutto. Don Marino però dovrà comunque rispondere dei rapporti sessuali avvenuti prima dei 14 anni della ragazzina. Certo non si può negare agli adolescenti una propria sessualità, ma un prete di 60 anni e un’orfana di 13 e poi di 14 che coppia di innamorati mai potevano essere?

Dichiarazioni spontanee del prete durante il processo: “innanzitutto mi preme dire questo per i fatti che mi vengono contestati in questo processo, quindi fatti riguardanti questo periodo Aprile, Maggio, Giugno del 2009, devo dire che non sono mai accaduti in questo periodo e per me quando sentivo quelle cose in quest’aula stavo, veramente inverosimile tutto quello che veniva detto è incredibile. Se qualcosa è accaduto e questo l’ho confessato quindi sia al P.M. Pubblico Ministero e sia anche a dire al Vescovo e quindi poi al Processo Canonico, quello che è accaduto è accaduto dopo, diciamo quando la ragazza Giada aveva quindici sedici anni, quindi io non mi ci ritrovo per niente, anche nelle modalità di cui questi incontri avvenivano, quindi se qualcosa è accaduto non certo nelle modalità in cui finora abbiamo sentito dire.

Certamente ecco, ci sono stati diciamo degli abbracci, dei momenti di effusione ma questo tutto dopo. Anche perché diciamo così io comunque stavo male, perché mi rendevo conto che come sacerdote non era questo, ma non, mai mi è accaduto una cosa del genere e quindi stavo male e tentavo comunque in tutti i modi di interrompere, questo poi soprattutto dopo, nel 2011 quando mi sono, che lei tornò, la ragazza a dirigere il coro, da Settembre 2011 quindi c’era la possibilità di, come dire di vedersi più spesso…… ……. Quindi diciamo che ecco, per mio carattere quindi espansivo aperto così, quando lei è venuta nel 2010 avevo con lei diciamo così quell’atteggiamento affettuoso che 1’avevo comunque verso tutti, senza nessuna malignità, senza nessuna diciamo così intenzione ecco.

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Quando lei invece tornò nel 2011 1e cose un po’ ecco, per le mie debolezza le cose cambiarono quindi in qualche modo, no? Ecco questi abbracci che accadevano anche in momenti di effusione e di come dire di toccamenti. Così possiamo dire. Comunque io stavo male vi dicevo, stavo dicendo prima, stavo male perché questo lo vedevo veramente un controsenso con la mia vita di sacerdote e chiedevo la grazia al Signore che mi aiutasse. E ringrazio il Signore perché comunque posso dire che già dalla Quaresima del 2012 io ho avuto la forza di, la grazia del Signore perché io non siamo nulla, scusate se dico questo, è la grazia di Dio che mi ha aiutato e ne sono venuto fuori, cioè ormai come dire benché tutti altri tentativi ho fatto prima il famoso messaggio, facendo finta che ero un’altra persona, quindi un numero che lei non conosceva gli ho mandato quel messaggio per dire che ci facevi a quest’ora tardi nella casa del sacerdote, del prete, se vi vedo ancora provvederò.

E naturalmente altri tentativi come i nostri incontri cercavo di diradarli il più possibile, ma questo naturalmente devo dire che lei quando mi incontrava dice: perché non mi hai chiamato? Dovevamo vederci. Ho detto: guarda, non è possibile. Cioè dentro di me stavo male, perché. E quindi accadevano questi incontri ma molto raramente poi. Dunque, poi alla fine ecco dicevo, ho avuto questa forza e naturalmente ecco poi ricordo che in occasione del mio compleanno nel Maggio 2012 ha detto quella sicuramente mi verrà ad aspettare e rientrai molto tardi quella sera ma lei mi aspettò vicino casa perché volle entrare poi in casa, ma solo un augurio cosi e poi se ne è andata. Ma naturalmente per me ormai come dire, se posso usare l’espressione il mio cuore era diventato di pietra, o meglio avevo deciso basta, ringrazio il Signore che mi ha dato questa forza di smettere perché ripeto stavo male per questo, ogni qualvolta magari stavo con lei e dopo stavo male, stavo male, stavo male, stavo sacerdozio, perché sono sacerdote, il signore mi ha chiamato, ho sbagliato.

E gliel’ho detto: guarda ho sbagliato, ti chiedo scusa. Come ho chiesto scusa naturalmente a così, e naturalmente ecco ringrazio davvero il Signore che ne sono venuto fuori da questo. E se sono qui oggi forse perché ho detto di no. Gli ho detto di no. Perché se gli avessi detto di si, a quest’ora non ci saremo trovati qui in Tribunale, forse lei si sarebbe ritrovata con uno di sessantanni con dei figli ma che sicuramente non era quella la scelta. Infatti proprio perché gli volevo bene, e questo non lo nego perché gli volevo bene, volevo il suo bene, ho detto: questa ragazza non può, ecco ha tutta una vita davanti a sé e quindi perché io la devo continuare a illudere e cosi, e perché lei si era, secondo me, illusa molto su questo. E quindi ecco, eccoci qua Signor Presidente”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.