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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Premio Lea Garofalo – Francesco Zanardi tra i “Testimoni del nostro tempo” – Video

Premio Lea Garofalo – Francesco Zanardi tra i “Testimoni del nostro tempo” – Video

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Novembre 2025
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Si è svolta a Cremona la 4° edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo e tra vittime di mafia, ‘ndrangheta a cui è generalmente dedicato questo premio, quest’anno è entrata anche la pedofilia nel clero con la Menzione Speciale consegnata a Francesco Zanardi, anch’esso sopravvissuto agli abusi di un prete, oggi fondatore e presidente dell’unica realtà italiana da quindici anni attiva nel paese sul tema specifico del clero.

Con queste parole è stato consegnato il premio al fondatore della Rete L’ABUSO, premio che Zanardi ha voluto condividere con tutti i sopravvissuti, spesso nascosti dietro le quinte e a coloro che collaborano e sostengono l’associazione, quella rete che insieme a loro ha creato in questi anni.

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“A Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’ABUSO, per il suo coraggioso e instancabile impegno nel denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo.

Sopravvissuto a quegli stessi abusi, Zanardi ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza personale in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il tema della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico italiano e internazionale.

Con determinazione e coraggio, ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica, sempre nel nome della verità, della giustizia e della dignità delle vittime.

Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile e umano che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come simbolo di resilienza, verità e giustizia contro l’omertà e l’abuso del potere.”

Con la Menzione Speciale di “Testimone del nostro tempo” ricevuta da Zanardi, finalmente un tema tanto difficile da recepire dagli adulti, inizia a fare breccia anche nella società, quella che ha nei fatti il dovere di tutelare bambine e bambini e che, rifiutando questo tema invece, spesso non fa altro che favorirlo.

Un problema sociale che in Italia oggi ancora vede troppe vittime, specie nel clero che di fatto, al di la dei proclami auto accreditanti della Conferenza Episcopale, puntualmente privi del contraddittorio dei sopravvissuti, restiamo di fatto l’unico paese in Europa a non essere stato capace di un intervento concreto e soprattutto serio.

Condizione di recente confermata anche dalla stessa Commissione Pontificia per la Tutela Minori che ha definito la Conferenza Episcopale italiana, “maglia nera” nella lotta all’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili.

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Recentemente, nella vicenda di abusi su minori che ha coinvolto diacono il Alessandro Frateschi è lo stesso procuratore di Tivoli Francesco Menditto, a paragonare la condotta dell’autorità ecclesiastica italiana definendola “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa”.

Forse è proprio questo che ha ispirato gli organizzatori ad inserire nel Premio Lea Garofalo il tema dell’abuso sessuale nel clero.

Nel suo discorso Zanardi ha voluto ricordare Piero Calamandrei e il suo discorso sulla Costituzione, citando proprio la parabola dei due migranti, per far comprendere, ricordare soprattutto ai molti giovani studenti presenti, quanto è dannoso il “menefreghismo”. Ha voluto ricordare nei pochi minuti a sua disposizione anche l’importanza di essere una vera e solida società e non, solo tante persone che vivono in gruppi ma si ignorano l’un l’altro, annullando quelli che sono i più basilari principi per cui gli uomini si sono composti in società.

Nel corso della presentazione sono stati elencati tra i “Testimoni del nostro tempo“, familiari vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, Testimoni di Giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni.

  • Michelangela Barba, Presidente dell’Associazione Ebano Onlus;
  • Marco Omizzolo, sociologo, saggista e attivista per i diritti umani e del lavoro;
  • Giancarlo Costabile, ricercatore di Storia dell’educazione presso l’Università della Calabria;
  • Corrada Pomillo,Maresciallo Capo dei Carabinieri;
  • Giorgio Mottola, giornalista d’inchiesta della redazione di Report (Rai 3);
  • Maurizio Landini, Segretario Generale della CGIL;
  • Mauro Esposito, testimone di giustizia;
  • Pellegrino Passariello, Brigadiere dei Carabinieri Forestali;

Mentre le menzioni speciali sono:

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  • Silvia Pinelli,figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli;
  • Claudia Pinelli,figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli;
  • Pasquale Chirichella, presidente dell’Associazione Internazionale Joe Petrosino ETS;
  • Elia Minari, avvocato e fondatore dell’associazione Cortocircuito;
  • Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’Abuso;
  • Vincenzo Infantino, attivista per i diritti umani;
  • Alla memoria di Mario Coppetti, partigiano e cittadino esemplare, per l’alto valore morale e civile della sua vita, interamente dedicata alla libertà, alla giustizia e alla dignità umana.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.