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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » istanze » 2° Report Giustizia sul “Caso Italia”

2° Report Giustizia sul “Caso Italia”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Novembre 2025
in Istanze alle Istituzioni
Reading Time: 15 mins read
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ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI

al

COMITATO PER I DIRITTI DELL’INFANZIA

All’attenzione del CRC – Esamina Italia Marzo 2026

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2° Report Giustizia sul “Caso Italia”

Preparato dall’Associazione Rete L’ABUSO – Osservatorio Permanente

Relatore

Francesco Zanardi

-o-O-o-

2 Report ONU ITA  –  UN_REPORT_Nov_23_signed

L’Associazione Rete L’ABUSO (Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) , nata e fondata da sopravvissuti italiani nel 2010. Referente per l’Italia di ECA Global (Ending Clergy Abuse). Oggi unico osservatorio in Italia che attualmente fornisce dati pubblici sui reati sessuali, in particolare quelli commessi dalle confessioni religiose.

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INTRODUCE

  – Nel 2022 la Conferenza Episcopale Italiana, oramai “costretta” dai progressi delle altre conferenze episcopali d’Europa, per bilanciare almeno in apparenza il pesante squilibrio italiano si troverà a doversi pronunciare anch’essa sulla situazione.

Lo farà con il neoeletto Presidente della CEI – il Cardinale Matteo Maria Zuppi – annunciando una commissione di inchiesta ad oggi mai realizzata, svelando inoltre presso la Congregazione per la dottrina della fede, la presenza di 613 casi noti alla chiesa dal 2010 al 2022.

Casi anche qui, di cui oggi non si sa più nulla.

Nel contempo darà il via a quella che il Presidente Cei Zuppi battezzerà come “La via italiana”, annunciando in quella stessa sede anche l’apertura in ogni Diocesi di “Sportelli per le vittime”. Sportelli per i quali ad oggi hanno aderito poco più del 50% delle diocesi italiane.

Come vedremo, parliamo in realtà di un escamotage per spingere le vittime a rivolgersi direttamente alla chiesa anziché all’Autorità Giudiziaria.

Sportelli che a seguito di nostre verifiche effettuate attraverso i sopravvissuti che vi hanno avuto accesso, rileviamo non essere come propagandato, affatto utili per la vittima, molto più utili alla stessa chiesa.

Parliamo di una sorta di “centri di ascolto” dove la vittima può denunciare in vista (promessa propagandata) di un “processo canonico” per quanto ha subito.

Processo sul quale la vittima non viene informata anzitutto dell’incompatibilità che esiste con quelli che sono i processi dello Stato, basati sul diritto dell’uomo, mentre in sede canonica ci rapportiamo ai comandamenti del Decalogo, basati meramente sull’offesa a Dio.

In quella sede viene redatta una sorta denuncia che darà senza certezza, in alcuni casi, avvio ad una indagine previa da parte della chiesa.

Il racconto della vittima viene raccolto da un volontario (spesso privo di qualunque competenza) dopo di che sarà visionato da chi addetto all’indagine previa per poi finire in archivio, dove resterà nella completa disponibilità della Diocesi, ma non della vittima.

Questa infatti non potrà avere copia di quella deposizione fatta e firmata allo sportello, tantomeno saprà quale uso la chiesa potrà farne in quanto la stessa deposizione è raccolta senza alcun consenso informato da parte della vittima, che in quella sede, non solo non è assistita da un legale, ma sulla base della ratifica della Carta di Lanzarote, non gode neppure dell’audizione protetta.

In quasi tutti i casi esaminati si è ottenuta dopo la segnalazione allo Sportello Diocesano, la rimozione del sacerdote accusato, che poco tempo dopo però, nella maggior parte dei casi riappare come da manuale in altra parrocchia.

Il caso di OMISSIS e di don Ciro Panigara (già recidivo per la chiesa) sono solo gli ultimi casi che documentiamo. (all. 1 e 2)

Sempre presso gli Sportelli Diocesani, in alcuni casi vediamo proporre alla vittima un *”accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza”.

In sostanza una cifra di indennizzo (in genere 25.000€) elargita però a titolo di sostegno (omettendo che è per gli abusi subiti) dietro la quale la vittima, rinunciando a poter reclamare in altra sede quanto subito, è vincolata alla “riservatezza” sul caso e sulle persone coinvolte.

Grazie a ciò la chiesa può mantenere segreto all’opinione pubblica il caso e salvare sacerdote, spesso senza neppure spostarlo in altra parrocchia.

*NOTA – Se pur vero che in Italia gli “accordi con il vincolo della riservatezza” sono legali, va fatto notare che in questi casi l’accordo ha la finalità di occultare oltre al crimine, l’identità dell’offender.

La stessa Conferenza Episcopale Italiana ha inoltre sottolineato che i casi denunciati presso gli Sportelli Diocesani, non saranno segnalati all’Autorità Giudiziaria Italiana, in quanto la legge in Italia non lo prevede.

Sottolinea in’oltre che non conteggerà nei report annuali, i casi provenienti sia dall’Autorità giudiziaria che dalle Associazioni.

Un chiaro segno di dissociazione non solo verso le regole della giustizia e della società civile, ma anche dagli stessi sopravvissuti e da qualunque parvenza di dialogo con loro.

ESPONE

   –  Il 24 ottobre scorso la Rete L’ABUSO ha presentato il 2° Report sugli abusi sessuali del clero in Italia, che analizza i dati italiani dal 2000 a oggi.

Report che a differenza del precedente ha raccolto questa volta oltre al dato nazionale, anche quello regionale conteggiando il numero di offender tra sacerdoti e indotto laico, il numero di sopravvissuti tra donne, uomini, adulti vulnerabili, persone con invalidità.

Il Report quantifica inoltre la condizione penale dei casi, quanti mai denunciati, quanti denunciati, il loro stato di avanzamento, quanti arrivati a una condanna definitiva e quanti no.

Oltre ai processi penali censisce sulla base dei dati forniti dai sopravvissuti a disposizione dell’Associazione, anche quanti processi canonici sono stati avviati e quanti di questi sono arrivati a una condanna.

In oltre sonda quante di queste vittime sopravvissute hanno trovato concretamente il sostegno pubblicizzato attraverso i media dalla CEI, attraverso lo sportello diocesano o la chiesa stessa.

Sostegno che da quanto sondiamo, quando presente si riduce nel migliore dei casi a una mera assistenza spirituale. (Link 1 – Documento integrale traducibile direttamente dalla pagina con Google Traslate)

La Rete L’ABUSO, in occasione della presentazione pubblica del 2° Report, approfittando del dato suddiviso per ogni regione, ha voluto testare anche l’efficienza della Rete dei Garanti Regionali per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ai quali, il 6 ottobre ha inviato in anteprima il Report.

Ebbene, hanno risposto solamente 2 garanti su 20.

-o-O-o-

(Estratti)   –  2° Report sugli abusi sessuali del clero in Italia.

Totale casi censiti dal 2000 al 2025 compreso l’indotto laico, suddivisi per situazione penale.

Dato aggiornato al 1 ottobre 2025

Il sommerso che rileviamo (ovvero i casi noti ma omessi alla Magistratura) attualmente è di 839, quelli reo confessi 6, quelli caduti in prescrizione 61. Hanno patteggiato in 20, mentre 8 sono stati archiviati (quasi tutti per insufficienza di prova o testimonianza). Ne risultano pregiudicati / recidivi 9, mentre i casi denunciati risultano 46 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento). Ne risultano indagati 51 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento), condannati in 1° grado 27, in 2° grado 14, in via definitiva 155 (su 1250), condannati in sede civile 6, condannati in sede canonica 6.

Per un totale di 1.250 casi di cui l’Autorità Giudiziaria italiana è riuscita a giudicare nei tre gradi di giudizio, solamente 155.

Negli altri 1095 casi, i canali per la denuncia disponibili in Italia non hanno di fatto permesso ai sopravvissuti una possibilità di accesso alla giustizia, al tempo stesso la prevenzione.

(Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)

Da quanto l’Osservatorio registra, i sopracitati 1.250 casi avrebbero prodotto un totale (parliamo solo di quello noto alla Rete L’ABUSO) di 4.623 sopravvissuti di cui; da sacerdoti 4.395, da suore 9, da scout 54, da catechisti 91, da laici 74.

Tra i 4.623 sopravvissuti contiamo 515 donne e 4.108 uomini, di cui 5 sono suore, 11 persone con disabilità mentre 156 sono adulti vulnerabili.

Risultano di età inferiore ai 18 anni 4.451 sopravvissuti.

(Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)

Dati di cui la CEI è ben cosciente, tanto da poterne certificare i nostri.

 

Abbiamo infatti raccolto nello stesso arco temporale (2000 – 2025), le varie dichiarazione lasciate dalla CEI rispetto al numero di offender presenti in Italia.

  • Il 25/5/2010 Monsignor Mariano Crociata (Segretario Generale della Conferenza Episcopale) dichiarò 100 processi canonici avviati in dieci anni. Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
  • Il 3/2/2022 la Diocesi di Bolzano dichiarerà altri 100 casi censiti nella sola Diocesi. Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
  • Il 28/5/2022 è il neo eletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, ad annunciare e rivelare in una conferenza stampa, l’avvio di una commissione d’inchiesta della Chiesa che analizzerà un arco temporale che va dal 2000 al 2022. In quella occasione dichiarerà 613 casi dal 2010, già in mano alla Congregazione per la Dottrina della Fede (oggi Dicastero). Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
  • Il 17/11/2022, in attesa della Commissione annunciata dal Presidente Zuppi, la Conferenza Episcopale rilascerà il 1° report CEI che censirà nei due anni precedenti, un totale di 68 casi e un prodotto di 89 sopravvissuti di cui; 73 minorenni e 16 adulti vulnerabili. Di questi 37 sono donne e 52 uomini.
  • Il 16/11/2023 verrà reso noto il 2° Report CEI riferito all’anno 2022 che conterà 32 casi e un prodotto di 54 sopravvissuti di cui, 25 sono minorenni, 29 adulti vulnerabili. Le donne sono 44 e gli uomini 10.
  • Il 20/1/2025 la Diocesi di Bozano rilascia un secondo report riguardante la sola Diocesi che conterà questa volta altri 67 casi con un prodotto di 75 sopravvissuti. Di questi 51 minorenni, 24 adulti vulnerabili di cui 51 sono le donne e 24 gli uomini.
  • Il 28/5/2025 verrà reso noto il 3° report CEI che raccoglierà i dati del 2023 e del 2024 provenienti questa volta, dagli sportelli diocesani. I casi sono 69 con un prodotto di 115 sopravvissuti. Di questi sono 35 i minorenni, 51 sono donne e 64 uomini.

(Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )

 

Sommando i casi dichiarati frammentariamente da CEI dal 2000 a oggi, si ottengono 1049 casi riferiti unicamente a sacerdoti.

La Rete L’ABUSO, escludendo l’indotto laico ne documenta nello stesso periodo 1106, soli 57 casi in più di quelli che ha dichiarato negli stessi anni la chiesa. Direi che abbiamo fatto un ottimo lavoro!

Nella poca trasparenza del dato dichiarato sempre dalla CEI – che non indica in alcun modo neppure da quale area geografica provenga, quale sia il numero delle vittime prodotte, quale sostegno la chiesa ha dato loro, dove operi attualmente e quali provvedimenti la chiesa abbia preso nei confronti del reo – grazie ai sopravvissuti, alla cronaca e alle varie fonti, siamo riusciti a censire in parte, sotto l’aspetto giudiziario canonico, l’operato della chiesa.

Sotto il profilo del procedimento canonico registriamo dei 1.106 casi censiti dall’Associazione che risultano 76 processi avviati dalla giustizia canonica.

Di questi, 17 si sono conclusi con una temporanea “sospensione a divinis”, in 7 casi invece i sacerdoti sono stati spostati restando impuniti in altra parrocchia, ne sono invece stati ridotti allo stato laicale o hanno presentato spontaneamente dimissioni 18 sacerdoti, in 5 casi il sacerdote si è suicidato mentre per i restanti 1.059 casi, non risulta avviato nessun procedimento a carico.

Nessuno dei casi risulta essere mai stato segnalato dalla Chiesa all’Autorità Giudiziaria italiana che tuttavia, non ha obbiettato alla Chiesa neppure per la dichiarazione della CEI di omessa denuncia e mancata prevenzione, nella quale, per non lasciarsi mancare nulla, annuncia persino l’omissione di querela alle autorità italiane, dei casi a lei segnalati presso gli sportelli diocesani.

Recentemente anche la Commissione Pontificia tutela minori si è espressa sull’operato delle Conferenze Episcopali nel mondo definendo quella italiana “maglia nera” in materia. (Link 2)

CONCLUDE

Doveroso premettere che i dati trattati sopra e riferiti unicamente al clero cattolico, nel caso dell’Italia siano proiettabili per l’intero paese.

Il fatto che l’Associazione abbia reportato solo gli abusi del clero cattolico deriva da un’altra carenza, la totale assenza di dati nel paese, soprattutto da parte del Governo il cui Osservatorio nazionale del Ministero delle pari opportunità, oggi non è minimamente in grado di fornire.

L’Associazione ha quindi utilizzato quelli nella propria disponibilità, certamente in grave difetto rispetto all’entità reale del fenomeno nel paese, di suo però già fin troppo significativi in questa sede.

Nel ricordare a questo Comitato che in altri stati membri – parlando di chiesa – per meno di 100 casi sono state avviate commissioni indipendenti, inutile far notare che l’Italia, se pur decuplichi il dato a oggi si ostini, direi sistematicamente, nell’ignorare il problema.

Come si evince chiaramente, il problema italiano al momento è in gran parte dovuto a una serie di vuoti legislativi di fondo, leggi “essenziali” dalle quali dipende il funzionamento di norme secondarie, in questo caso per la maggior parte riconducibili alla mancanza dell’obbligo della denuncia per tutti i cittadini.

Vuoto di cui tuttavia non gode solo la chiesa e che si ripercuote inevitabilmente anche sulla popolazione civile colpendo in particolare le leggi NR. 172/2012 (convenzione di Lanzarote) e la NR. 69/2019 (riguardante il Codice rosso).

Nel “Caso italiano” la chiesa si è solamente organizzata al suo interno per poter gestire autonomamente i reati commessi dai propri ministri e, in questo caso, si può dire che lo fa “nel pieno rispetto della legge”.

Il fatto stesso che la Conferenza Episcopale Italiana abbia apertamente dichiarato che “non trasmetterà alle Autorità italiane i nominativi dei casi denunciati presso i propri sportelli” senza suscitare reazioni soprattutto da parte delle Istituzioni, è a nostro avviso sufficientemente esplicativo della gravità della situazione e di come al tempo stesso venga pubblicamente legittimata. Come se quanto accade fosse tutto “normale”.

Situazione che si rispecchia e ripercuote come dicevo pocanzi anche nella società civile, in particolare nelle Associazioni di volontariato, per molti versi strutturalmente e in molte dinamiche simili alla chiesa che a differenza però, non coinvolgono solamente 31.000 unità come nel caso dei sacerdoti, ma ben 4,7 milioni di cittadini italiani che vi operano quotidianamente.

C’è solo da sperare che la percentuale degli offender nel mondo laico non sia pari a quella del clero riportata in questo rapporto.

Ad aggravare il tutto, il vuoto legislativo contenuto nel Certificato anti pedofilia di cui lamentavamo già nel precedente report e per il quale questo Comitato raccomandava di “ Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

(CRC/C/ITA/CO/5-6 punto 21 paragrafo h)

Un certificato già lui stesso vittima della mancanza dell’obbligo della denuncia, che in questo caso finisce per convogliare inevitabilmente quei pochi offender che vi rientrano, dando loro indicazione su dove poter predare in alternativa. Appunto, nel volontariato.

Un volontariato che come la chiesa al suo interno si tutela a danno di bambine e bambini.

Non a caso in Italia non vi è inverosimilmente notizia di casi in questi ambienti. Quelli che emergono infatti sono addirittura meno di quelli registrati nel clero.

Vuoto su una norma “essenziale” che anche qui lamentavamo già nel precedente report e per il quale questo Comitato raccomandava di “ Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro.”

(CRC/C/ITA/CO/5-6 punto 21 paragrafo g)

Invece ci ritroviamo con un clero non solo impunito e che lascia senza giustizia migliaia di cittadini, ma addirittura, con il tacito consenso delle Istituzioni del paese gestisce ed amministra la giustizia dei cittadini rimasti vittime dello stesso.

In riferimento al CRC/C/ITA/CO/5-6 (paragrafo 21), rileviamo in sostanza che nulla di quanto raccomandato da questo Comitato sembra essere stato concretamente attuato o almeno preso in considerazione dallo Stato membro.

Tra i gravi regressi dello Stato membro segnaliamo il ddl Valditara contro l’educazione sessuo-affettiva, in attesa di approvazione da parte del Governo proprio in questi giorni. (link 2– link 3)

-o-O-o-

L’Associazione esprime al Comitato la sua forte preoccupazione per la grave regressione venuta a crearsi in Italia rispetto all’ultima esamina dello Stato membro.

Il nesso causale di tutto ciò va indubbiamente ricercato nell’inerzia sistematica delle Istituzioni italiane, partendo da quelli che dovrebbero essere gli Organi di Garanzia di infanzia e adolescenza che, come abbiamo visto nel caso del 2° Report dell’Associazione che li riguardava direttamente, hanno risposto solo in 4 su 20.

Ricordiamo le precedenti istanze al Governo italiano già segnalate nel nostro precedente report;

la diffida dell’Associazione (link x) del febbraio 2018;

l’Interrogazione parlamentare (link xx) del novembre 2018;

il nostro precedente Report a questo comitato CRC (link xx) del novembre 2018

tutti inevasi o senza risposta da parte dell’Istituzione.

Il fatto che dei 1106 casi censiti dall’Osservatorio della Rete L’ABUSO solamente 155 risultano arrivati a una condanna definitiva, è estremamente significativo del malfunzionamento del sistema legislativo.

Come chiaramente emerso già nelle sedute del 23 e 24 febbraio 2019  di fronte a questo Comitato che, domandando alla Delegazione italiana, quali strumenti di prevenzione fossero presenti nel paese, ottenne in risposta invece quali fossero le pene e le aggravanti per coloro che commettono questi crimini.

Ovvero, pene e aggravanti inflitte agli offender solo dopo aver commesso il reato.

l’unico strumento attualmente è il certificato antipedofilia, purtroppo però pesantemente invalidato da quanto detto pocanzi.

Situazioni che abbiamo reportato nell’aprile 2023 alla Procura Generale della Repubblica (link 3) che non ha mai risposto e tantomeno si è preoccupata di acquisire (in virtù della procedibilità d’ufficio) i nominativi dei più di 400 presunti offender all’epoca segnalati.

Interpellato attraverso una petizione anche il Parlamento Europeo (Petizione integrale UE[337]_signed ) ottenendo in questo caso una risposta, purtroppo poco esaustiva che ad oggi non ha portato a nulla di fatto. (link 3)

RACCOMANDA

  1. Estendere l’obbligo di denuncia – già esistente ma oggi limitato solo ai pubblici ufficiali – a tutti i cittadini. Di vitale importanza al fine della verifica preventiva oltre che all’efficacia di normative già in essere come il più volte citato “certificato anti pedofilia”. Questo inoltre supererebbe in gran parte l’onere oggi delegato unicamente ai vescovi che di fatto, appellandosi all’articolo 4 del Protocollo addizionale dei Patti Lateranensi, per facoltà ne omettono puntualmente la denuncia alla Autorità Giudiziaria italiana. Questo restando nel rispetto del concordato al quale nulla verrebbe tolto.
  1. Estendere il “certificato anti pedofilia”, senza esclusioni a tutto il personale che opera anche saltuariamente a contatto con i minori.
  1. Implementare già dalla scuola primaria corsi a tutti i livelli che nella modalità adeguata all’età, permettano di recepire uno stato di pericolo, sfuggirne e poter riferirlo agli adulti.
  1. Creare protocolli di collaborazione e segnalazione con le forze dell’ordine accessibili a tutte le realtà associative (ONG), centri di ascolto che lo richiedono, affinchè si crei un sistema capillare di monitoraggio sul territorio, coinvolgendole direttamente, dando l’oro facoltà di poter seguire e monitorare a garanzia, l’iter della segnalazione.
  1. Quantificare a livello globale l’entità del fenomeno sul territorio dello Stato membro, compresi i casi acquisiti attraverso gli sportelli diocesani e non, dalla chiesa cattolica.
  1. Creare una commissione d’inchiesta sui reati commessi dalla chiesa cattolica, rigorosamente indipendente che garantisca l’assenza di ingerenze da parte della Chiesa ma anche dello Stato italiano, per decenni inadempiente.
  2. Che lo Stato stesso si faccia carico di chi risulta essere vittima accertata di abusi, valutando in base alla gravità formule di sostegno come l’invalidità pensionistica (che oggi in Italia ancora non riconosce il disturbo post traumatico da stress) o formule similari di sostegno.
  1. Garantire l’efficienza della rete Garante per la tutela dell’infanzia e adolescenza, come la nuova figura (in Italia al momento solo 4 regioni su 20) del Garante per le vittime di reato.
  2. Garantire partendo dai centri di ascolto diocesani che fungono da accesso alla Giustizia e al Tribunale ecclesiastico (se pur questo non sia equiparabile alla “giustizia dell’uomo” ma tuttavia tribunale che agisce sul territorio dello stato coinvolgendone i suoi cittadini che in quella sede sono sottoposti ad una riesumazione del trauma) il rispetto della normativa privacy, l’audizione protetta introdotta dalla Convenzione di Lanzarote ( 172/2012) e qualunque strumento di tutela psicofisica per le vittime risulti necessario.

 

         Il Relatore

   Francesco Zanardi

 

       Apposta firma digitale

Fine del report

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13 Dicembre 2023
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Pedofilia. L’ipocrita direttiva UE rafforza in Italia l’omertà del Vaticano

12 Novembre 2011
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Abusi sui minori in Europa: gruppi di vittime lanciano un’iniziativa per affrontare la questione dei casi di abuso

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4 Gennaio 2026
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.