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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Premiati i “Testimoni del nostro Tempo”

Premiati i “Testimoni del nostro Tempo”

IV Edizione Premio Nazionale Lea Garofalo, 24-26 novembre 2025 Cremona. Premiazione dei 'Testimoni del nostro Tempo'

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Novembre 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 13 mins read
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re 9.00 – Intervento dell’On. Angela Napoli, Madrina del Premio, già Vice-Presidente
Commissione Parlamentare Antimafia e di Marisa Garofalo

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  • “Io sono Lea” – MONOLOGO di Paolo De Chiara
  • Consegna del Premio ai “Testimoni” del nostro tempo e consegna delle Menzioni Speciali

Modera:

  • Mara Ferraro, socia associazione Dioghenes APS

A Michelangela Barba, Presidente dell’Associazione Ebano Onlus, per l’impegno civile e umano nel contrasto alle violenze maschili contro le donne e alla tratta sessuale. Fondatrice e guida di un’Associazione che da anni opera con coraggio accanto a chi subisce soprusi e sfruttamento, Michelangela Barba ha trasformato la denuncia in azione, la parola in accoglienza, la solidarietà in prassi quotidiana. Ha dato voce e sostegno a tantissime donne, restituendo loro la possibilità di ricominciare. La sua è una testimonianza viva, coerente, che ha saputo coniugare attivismo, sensibilizzazione e informazione, diventando punto di riferimento anche per WordNews.it.

Per la forza della sua testimonianza, per la costanza del suo impegno e per la sua azione quotidiana a difesa della dignità femminile, Michelangela Barba incarna lo spirito più autentico del Premio Nazionale Lea Garofalo: quello di chi non si arrende mai alla violenza e alla paura.

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A Marco Omizzolo, sociologo, saggista e attivista per i diritti umani e del lavoro, per la sua instancabile battaglia civile contro il caporalato, le agromafie e ogni forma di sfruttamento lavorativo e sociale. Ricercatore e docente, autore di studi fondamentali sul fenomeno del bracciantato migrante e sulla comunità sikh dell’Agro Pontino, Omizzolo ha unito il rigore scientifico alla militanza civile, pagando sulla propria pelle il prezzo della verità. Formatore e autore di saggi, articoli e libri come La Quinta Mafia, ha contribuito a far emergere la fitta rete di connivenze tra criminalità organizzata, imprenditoria e sfruttamento del lavoro agricolo.

Per la sua testimonianza limpida e per il suo costante lavoro di denuncia, Marco Omizzolo rappresenta lo spirito del Premio Nazionale Lea Garofalo: quello di chi, con la forza della verità e della conoscenza, continua a sfidare l’indifferenza e la paura.


A Giancarlo Costabile, ricercatore di Storia dell’educazione presso l’Università della Calabria, per il suo impegno nel coniugare educazione, memoria e legalità in una visione pedagogica che restituisce alla scuola il suo ruolo più alto. Fondatore e coordinatore del progetto scientifico-didattico di Pedagogia dell’Antimafia, Costabile ha portato l’antimafia fuori dai tribunali e dentro le aule. Nel marzo 2019 ha promosso, insieme a Edoardo Martinelli, allievo di don Lorenzo Milani e coautore di Lettera a una professoressa, il seminario permanente “Barbiana 2040”, un laboratorio di scrittura collettiva e di riflessione pedagogica che riprende e rinnova l’eredità milaniana per la scuola del XXI secolo.

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Per aver fatto dell’educazione un atto politico nel senso più alto e nobile del termine, per aver restituito alla scuola la sua funzione emancipatrice e per aver tracciato, con coerenza e coraggio, una pedagogia dell’impegno e della libertà, Giancarlo Costabile è riconosciuto come Testimone del nostro tempo.


A Corrada Pomillo, Maresciallo Capo dei Carabinieri, per l’esemplare impegno, la dedizione e la competenza con cui, in territori ad altissima densità criminale, ha incarnato i valori più alti del servizio allo Stato e della lotta per la legalità. Con una straordinaria operazione investigativa, condotta tra il 2020 e il 2024 alla guida della Stazione Carabinieri di San Martino di Taurianova, ha smantellato una vasta rete di narcotraffico internazionale, documentando un giro d’affari illecito di oltre un milione di euro. Un risultato investigativo di eccezionale rilievo che ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dell’Arma con un encomio semplice conferito dal Comandante della Legione Carabinieri Calabria.

Per aver difeso con onore la divisa e servito con dedizione la giustizia, per aver restituito alla comunità fiducia nello Stato e nella forza del bene comune, il Maresciallo Capo Corrada Pomillo riceve il titolo di Testimone del nostro tempo.


A Giorgio Mottola, giornalista d’inchiesta della redazione di Report (Rai 3), per aver dedicato la propria vita professionale alla ricerca della verità e alla difesa del diritto di cronaca, cardine irrinunciabile di ogni democrazia. Con rigore, coraggio e lucidità, Mottola ha indagato le zone d’ombra del potere, svelando intrecci di corruzione, affari opachi e abusi istituzionali che minano la fiducia dei cittadini nello Stato e nelle sue istituzioni. Le sue inchieste hanno contribuito a restituire senso e dignità al giornalismo d’impegno civile, in un tempo in cui informare è diventato un atto di resistenza.

Per la coerenza, la professionalità e il rischio personale con cui continua a onorare il mestiere di cronista, Giorgio Mottola rappresenta la voce scomoda e necessaria di un’Italia che non si rassegna al silenzio e continua a credere nella verità, nella giustizia e nella libertà.


A Maurizio Landini, Segretario Generale della CGIL, per il suo costante impegno nella difesa dei diritti dei lavoratori, della Costituzione e della dignità del lavoro come fondamento della Repubblica. La sua voce, ferma e appassionata, ha saputo rappresentare non solo le istanze del mondo sindacale, ma anche quelle di un Paese che chiede giustizia sociale, sicurezza, parità e rispetto. In anni segnati da precarietà, disuguaglianze e smarrimento civile, ha mantenuto viva la tradizione del sindacalismo più autentico, quello che non si piega al potere ma lo interroga, lo sfida, lo richiama alla responsabilità verso i più deboli.

Per la coerenza morale, la visione solidale e la tenacia con cui ha difeso il lavoro come valore umano e politico, Maurizio Landini è riconosciuto Testimone del nostro tempo, simbolo di una resistenza civile che continua a credere nel potere collettivo della solidarietà e nella forza etica della giustizia sociale.

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A Mauro Esposito, testimone di giustizia, per il coraggio e la forza morale con cui ha scelto di denunciare la ’ndrangheta, rompendo il muro dell’omertà e schierandosi, senza esitazioni, dalla parte dello Stato e della verità. La sua storia è quella di un uomo comune che, di fronte alla violenza e al sopruso, ha deciso di non voltarsi dall’altra parte, pagando sulla propria pelle le conseguenze di una scelta radicale e di giustizia. Con la sua denuncia, Mauro Esposito ha contribuito a smascherare un sistema criminale che affonda le radici nel potere e nella paura, dimostrando che la legalità non è un concetto astratto, ma un atto di responsabilità personale e collettiva.

Per l’esempio di coerenza e dignità civile e per aver incarnato l’essenza stessa dell’antimafia dei cittadini, Mauro Esposito è riconosciuto Testimone del nostro tempo, simbolo di quella Italia onesta che non si arrende e continua a credere nella giustizia, nella verità e nella libertà.


A Pellegrino Passariello, Brigadiere dei Carabinieri Forestali, in servizio presso la Stazione Carabinieri Forestali Parco di Ottaviano, per lo spiccato impegno, la dedizione e l’eccezionale professionalità dimostrati nel contrasto agli illeciti ambientali in un territorio notoriamente segnato da un alto indice di criminalità organizzata. Nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025, ha condotto personalmente numerose indagini che hanno portato a risultati operativi di straordinario rilievo: 190 persone deferite all’Autorità Giudiziaria, 83 sequestri eseguiti e 415 controlli sul territorio – molti dei quali effettuati all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio.

Per l’elevato senso del dovere e l’integrità morale con cui ha servito lo Stato e difeso il bene comune, il Brigadiere Pellegrino Passariello riceve il titolo di Testimone del nostro tempo, come simbolo di una divisa che protegge, indaga e difende la vita, la terra e la legalità.


MENZIONI SPECIALI

A Silvia Pinelli, figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli, per l’impegno silenzioso ma tenace con cui, da oltre cinquant’anni, custodisce e difende la memoria di una verità negata: quella di un uomo innocente, morto il 15 dicembre 1969 nella Questura di Milano, in una notte che cambiò per sempre la storia repubblicana. Silvia ha scelto la via della dignità e della perseveranza, opponendo alla menzogna di Stato la forza della memoria e del pensiero critico. Il suo impegno civile e culturale, svolto lontano dai riflettori, ha contribuito a tramandare alle nuove generazioni il senso autentico della giustizia, della libertà e della resistenza morale.

Per aver trasformato il dolore in testimonianza e la memoria in impegno, Silvia Pinelli riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come esempio di coerenza civile e di amore incrollabile per la verità e per la democrazia.


A Claudia Pinelli, figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli, per la determinazione con cui ha continuato a chiedere verità e giustizia per una delle pagine più oscure della storia italiana: la morte del padre, simbolo della strategia della tensione e delle sue vittime innocenti. Claudia ha saputo coniugare la memoria familiare con un impegno pubblico lucido e coraggioso, mantenendo viva la lezione di libertà, solidarietà e umanità che Pino Pinelli ha incarnato fino all’ultimo istante. La sua voce, ferma e limpida, è oggi quella di chi non dimentica, di chi pretende verità non per vendetta ma per riconciliare il Paese con la propria coscienza civile.

Per aver reso la memoria un atto politico e morale, e per aver difeso il nome del padre con la forza mite della verità, Claudia Pinelli riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come simbolo di resistenza civile e di amore per la giustizia.


A Pasquale Chirichella, presidente dell’Associazione Internazionale Joe Petrosino ETS, per il suo instancabile impegno nella diffusione della cultura della legalità e nella valorizzazione della memoria storica di uno dei più grandi simboli della lotta alle mafie: Joe Petrosino. Con passione e rigore, Chirichella ha trasformato un’eredità storica in un progetto culturale e civile di respiro internazionale, capace di unire le due sponde dell’Atlantico nel nome della giustizia, della verità e del coraggio. Sotto la sua guida, l’Associazione Petrosino è diventata un punto di riferimento per scuole, istituzioni e cittadini.

Per la costanza del suo impegno, per la dedizione nel difendere i valori della legalità e per aver saputo trasformare la figura di Joe Petrosino in un simbolo contemporaneo di etica pubblica e responsabilità civile, Pasquale Chirichella riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo.

A Elia Minari, avvocato e fondatore dell’associazione Cortocircuito, per la lucidità e la determinazione con cui ha scelto di contrastare la ‘ndrangheta al Nord, raccontandone l’espansione in Emilia-Romagna. Con inchieste, documentari, conferenze e percorsi formativi nelle scuole e nelle università, Minari ha costruito un modello di antimafia civile e culturale, capace di unire conoscenza, etica e partecipazione. Il suo impegno testimonia che la mafia non è un problema del Sud, ma una questione nazionale.

Per aver dato voce a una nuova generazione di cittadini consapevoli, per aver dimostrato che la verità non teme il potere e che la legalità è un atto di libertà, Elia Minari riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo.


A Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’Abuso, per il suo coraggioso e instancabile impegno nel denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo. Sopravvissuto a quegli stessi abusi, Zanardi ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza personale in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il tema della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico. Ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica, nel nome della verità e della dignità.

Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile e umano che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo.


A Vincenzo Infantino, attivista per i diritti umani, per l’impegno costante con cui, da molti anni, si dedica alle missioni umanitarie internazionali e alla difesa dei diritti dei popoli oppressi. Durante la guerra nei Balcani, nel 1999, ha operato come volontario nel campo profughi di Valona, in Albania, offrendo aiuto e sostegno ai rifugiati. Dal 2003 aderisce al Comitato per non dimenticare Sabra & Chatila, abbracciando la causa del popolo palestinese e del Diritto al Ritorno. Ha denunciato le gravi condizioni di vita dei rifugiati. A Palmi, la sua città, è promotore di numerose iniziative civili e culturali contro la violenza e la subcultura mafiosa. Nel 2013 ha fondato un coordinamento dedicato alla memoria di Rossella Casini, uccisa dalla ’ndrangheta nel 1981.

Per la sua dedizione alla causa dei diritti umani e per l’impegno nel promuovere la legalità come forma di resistenza morale, Enzo Infantino riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come esempio di cittadinanza attiva, coraggio civile e memoria viva.


Alla memoria di Mario Coppetti, partigiano e cittadino esemplare, per l’alto valore morale e civile della sua vita, interamente dedicata alla libertà, alla giustizia e alla dignità umana. Combattente nella Resistenza, Mario Coppetti ha rappresentato una generazione che ha riscattato l’Italia dal buio della dittatura e dell’oppressione, restituendo al Paese la speranza di una democrazia fondata sul coraggio, sulla solidarietà e sull’uguaglianza. Dopo la guerra, ha continuato a testimoniare con la parola e con l’esempio i valori antifascisti e costituzionali, trasmettendo ai giovani l’eredità più preziosa: la consapevolezza che la libertà non è mai conquistata una volta per tutte, ma va difesa ogni giorno. La sua memoria rimane viva come simbolo di coerenza, umanità e impegno civile, esempio luminoso di quella Italia migliore che ha saputo scegliere da che parte stare.

Per aver incarnato con la propria vita il significato più alto della Resistenza e per aver lasciato un segno profondo nella storia civile del nostro Paese, Mario Coppetti riceve il Premio Nazionale Lea Garofalo, come testimone eterno della libertà e della dignità repubblicana.


A Marisa Garofalo, sorella di Lea Garofalo, per il coraggio, la dignità e la forza con cui ha custodito e tramandato la memoria di Lea, simbolo eterno di libertà e di ribellione contro la ’ndrangheta. Con il suo impegno Marisa ha difeso la verità e l’onore di una donna che scelse di spezzare le catene dell’omertà, affrontando la solitudine e il dolore con la forza della giustizia. La sua voce, ferma e autentica, ha continuato a testimoniare la storia di Lea, restituendole umanità, verità e giustizia, contro ogni tentativo di oblio o strumentalizzazione.

Per aver reso la memoria familiare un atto pubblico di resistenza, per aver difeso con amore e fermezza il nome di Lea e per averne proseguito la battaglia civile.


A Angela Napoli, già Vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia e madrina del Premio Nazionale Lea Garofalo, per il coraggio, la coerenza e l’integrità con cui, in decenni di vita pubblica, ha difeso i valori della legalità, della giustizia e della libertà. Parlamentare di raro rigore morale, Angela Napoli ha combattuto con determinazione le infiltrazioni mafiose, denunciando con nome e cognome complicità, silenzi e connivenze che hanno avvelenato la democrazia. La sua voce, libera e intransigente, ha rappresentato un presidio di verità nel cuore delle istituzioni, anche quando la solitudine e le minacce avrebbero potuto spegnerla. Da sempre accanto ai testimoni di giustizia, alle donne che resistono e ai cittadini che non si arrendono, ha reso la politica un atto di servizio e non di potere.

Per la limpidezza del suo impegno, per la forza con cui ha scelto la parte più difficile e per la costanza con cui continua a educare alla legalità e alla memoria.

 

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.