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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » Lo scandalo Inzoli, un pedofilo per il Papa, uno sconosciuto per media e magistratura

Lo scandalo Inzoli, un pedofilo per il Papa, uno sconosciuto per media e magistratura

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Giugno 2014
in Lombardia
Reading Time: 4 mins read
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Di don Mauro Inzoli si trovano ritratti che lo dipingono come amante del lusso, ma soprattutto come potentissimo sacerdote di Comunione e Liberazione, l’erede di don Giussani, il presidente del Banco Alimentare, accreditato anche come confessore di Roberto Formigoni.

Ha detto messa per 17 anni nella chiesa della Santissima Trinità a Crema. Un prelato potente, blandito e osannato da tutti, che dopo un periodo assenza (sabbatico si disse) due anni fa è finito brevemente agli arresti con un’accusa di appropriazione indebita, come peraltro numerosi altri esponenti di Comunione e Liberazione. Anche per questo nessuno all’epoca aveva gridato allo scandalo, un paio di settimane in prigione sembravano un modesto incidente di percorso visto che intorno a CL volavano accuse di altro calibro e molti degli arrestati avrebbero fatto la firma per rimanere il carcere solo due settimane.

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Ma poi Inzoli è stato investito da accuse ben peggiori e infamanti. Due anni fa infatti la chiesa ha comunicato all’improvviso di averlo spretato, e lo ha fatto con un comunicato nel quale la sua colpa era indicata non tanto velatamente in un’infrazione del canone relativa agli abusi sui minori. Circostanza poi confermata nei giorni scorsi, quando dalla Santa Sede è arrivata una «condanna definitiva» nella quale gli abusi sui minori sono citati esplicitamente:

“In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente”.

Curiosamente, se nel 2012 le testate nazionali avevano dato qualche attenzione alla sua storia, senza comunque cavalcare lo scandalo, questa volta nessuno ha ripreso la notizia, rimasta confinata nelle pagine della cronaca locale. Notizia che a ben vedere non è quella di una «condanna», semmai quella di un notevole sconto di pena rispetto alla prima sentenza, perché Inzoli non sarà nemmeno spretato e perché pare che tra qualche anno di penitenza potrà tornare a fare la vita di sempre.

 Commentando la notizia della «condanna definitiva» e cercando di approfondire, il caso ha assunto però un sapore del tutto inedito e diverso, perché a sorpresa è emerso che oltre all’indifferenza dei media, Inzoli ha goduto di un inspiegabili disinteresse della magistratura. A oggi non risulta  attivato alcun provvedimento giudiziario contro il sacerdote che Benedetto XVI ha indicato come autore di gravi abusi sui minori. Sembra incredibile, ma nonostante l’evidente notizia di reato e nonostante l’obbligatorietà dell’azione penale, a Crema e d’intorni non sembra che si sia trovato un magistrato con la voglia d’aprire un’indagine, a meno che questo non sia accaduto nel totale segreto.

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E invece è vero, tanto che oggi Franco Bordo, deputato cremasco di SEL, ha annunciato che presenterà un esposto alla magistratura:

 “Sono un parlamentare della Repubblica ed è uno dei miei compiti agire perché la legalità e l’uguaglianza di fronte alla legge siano sempre affermate e praticate. Per questo motivo e sollecitato oltre che dalle numerose richieste dei cittadini della nostra sbigottita comunità anche dalla lettera del vescovo Cantoni che con estrema trasparenza e chiarezza ha comunicato i gravissimi atti di cui, il Tribunale ecclesiastico, ha ritenuto Mauro Inzoli responsabile in via definitiva, ho deciso che nella mattinata di lunedì 30 giugno mi recherò presso la Procura di Cremona per depositare un esposto in merito alla vicenda. E’ il momento, finalmente, che anche la magistratura italiana azioni gli strumenti legali per fare chiarezza, ed eventualmente perseguire, su tali atti”.

Una presa di posizione sacrosanta quanto unica al momento. Sia o meno innocente Inzoli, è un fatto che nessuno si è mosso per accertarlo, tutto è rimasto affidato alla giustizia della chiesa, che ora ha deciso che quello che ha condannato come predatore sessuale può tranquillamente rimanere in libertà e anche continuare a vestire la tonaca, basta che vada dallo psicologo e che non si faccia vedere pubblicamente a dir messa. Sembra quindi che a Crema sia concessa alla chiesa una giurisdizione esclusiva sugli orchi in tonaca o che ci siano dei magistrati molto distratti, insensibili anche al pericolo rappresentato da un uomo che sembra aver commesso gravissimi reati e che ora potrebbe continuare tranquillamente a commetterne di simili impunito, sfruttando l’abito talare per carpire la fiducia delle sue vittime o dei loro parenti.

Delle due l’una, se Inzoli è innocente siamo di fronte alla vittima di una gravissima operazione calunniosa, ma se invece non lo fosse vuol dire che per almeno due anni la magistratura ha mancato a un suo preciso obbligo d’agire e lo stato al dovere di garantire per quanto possibile la sicurezza dei cittadini, in particolare dei minori indifesi.

Oltre allo stupore per l’inazione della magistratura resta poi lo scandalo del comportamento omertoso delle istituzioni a Crema e dei media nel resto del paese, un comportamento omertoso e complice nel nascondere sotto il tappeto lo scandalo che ha investito una figura pubblica di rilevanza nazionale, che nemmeno oggi che c’è una «condanna definitiva» con tanto di sigillo papale, riesce a trovare la voglia di raccontare le gesta di quello che un tempo era «Un boss di Comunione e Liberazione» e che a lungo ha presieduto il Banco Alimentare e che, non poteva essere diversamente, era pubblicamente indicato come autore di abusi su minori già un lustro prima dell’intervento della chiesa.

L’inazione della magistratura appare gravissima, ancora più di quella dei media, che senza tonaca di mezzo avrebbero già sbattuto il mostro in prima pagina. E questo perché l’indifferenza della procura competente assume il tragico sapore del privilegio contra legem e di una devoluzione dei poteri dello stato, su tutti quello fondamentale del monopolio sull’amministrazione della giustizia. Un comportamento molto più scandaloso e preoccupante dei quello del presunto predatore sessuale ciellino.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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