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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

L’asilo degli orrori di Casamicciola: mano pesante del giudice: condanne per due suore. Suor Edda assolta

Il 9° collegio del Tribunale di Napoli ha pronunciato la sentenza di primo grado sulle aggressioni ricevute dai piccoli ospiti dell’Istituto Santa Maria della Provvidenza. Assoluzione per Suor Edda e Suor Alice. Condanna a tre anni e sei mesi per Suor Goretti e a tre anni per Suor Nellina.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Novembre 2024
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Era novembre 2022 quando Casamicciola finì sotto i riflettori per la raccapricciante vicenda dell’asilo degli orrori. Quattro suore dell’Istituto Istituto Santa Maria della Provvidenza furono accusate di aver maltrattato bambini loro affidati.
Nell’udienza di ieri che si è svolta dinanzi al 9° Collegio del Tribunale di Napoli, è stata pronunciata la sentenza di primo grado che ha assolto con la formula “per non aver commesso il fatto” Suor Edda e Suor Alice.
Il tribunale, inoltre, nel valutare le argomentazioni della difesa delle imputate sostenute dall’avvocato Giorgio Varano ha condannato alla pena di 3 anni e 6 mesi Suor Goretti e a tre anni Suor Nellina.

LA STORIA
A suor Marie Georgette Rahasimalala era stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere mentre alla madre superiora Angela De Bonis, meglio conosciuta come suor Edda, Noeline Razanadraozy e Curay Alice Albaracin il divieto di dimora in Campania. A tutte e quattro veniva contestato il reato di concorso in maltrattamenti nei confronti di minori con l’aggravante; alla sola Marie Georgette Rahasimalala le lesioni personali aggravate; a Curay Alice Albaracin violenza privata aggravata.

Alla base dell’indagine condotta dai Carabinieri di Ischia e valutate dal Il Giudice per le indagini preliminari, dr.ssa Federica De Bellis, emergenza il raccapricciante racconto di una bambina che aveva girato un video delle violenze mostrandolo poi alla madre
La pronuncia del Tribunale di Napoli, da un lato restituisce a Suor Edda e Suor Alice un verdetto di assoluzione rispetto alle accuse e, dall’altro lato, invece, restituisce giustizia ai piccoli bambini che veniva maltrattati dalle altre due imputate.

IL RACCONTO DELLA BAMBINA
La vicenda e le testimonianze dei piccoli ospiti dell’asilo di Casamicciola erano state ricostruite dal gip Federica De Bellis: «Ho frequentato l’istituto delle suore per circa tre anni e ora ho smesso di andarci perché non mi piace come trattano i bambini. Mi ricordo che il 27 luglio di quest’anno verso ora di pranzo, il bimbo piccolo che io già conosco perché frequenta l’istituto da circa due anni, aveva tirato il velo alla suora e noi chiamiamo “Goretti”, a questo punto la suora ha iniziato a picchiarlo, tant’è che il ferro del grembiule che indossava la suora ha graffiato sulla lingua. A questo punto, il fratello più grande è intervenuto per difendere il piccolino e veniva picchiato con schiaffi e tirate di capelli, dalla suora, tanto che gli usciva il sangue dal naso. Anche l’altra sorellina più piccola, che cercava di avvicinarsi a lui, le venivano tirati i capelli dalla Suora.
Ricordo che nella stanza è intervenuta anche suor “Nellina “, la quale è stata attirata dal parapiglia che stava succedendo, ma non è intervenuta a difendere i bimbi. Anche questa suora è solita, soprattutto con i bimbi più piccoli, dai quattro ai tre anni circa “picchiarli… tipo bacchettandoli con una ciabatta, colpendoli sulle braccia, tirandogli i capelli, dandogli schiaffi, soprattutto questa “Suor Nellina” che ha una mano molto forte, fatto che ricordo bene essendo stata anche io colpita negli anni passati. Penso che venissero colpiti i più piccoli perché indifesi e più restii a raccontare le cose…

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Ho provato a raccontare a mamma quello che succedeva dalle suore, ma mamma all’inizio non mi credeva, così ho deciso di fare un video appena si è verificato un altro fatto, per farlo poi vedere a mamma… Mentre stavo facendo il video, un bimbo più piccolo che mi stava vicino, mi ha detto di non fare la spia, chiamando poi un’altra bimba più grande, la quale poi ha avvertito le suore che io avevo fatto un video, chiedendo di portarglielo. Ho portato il telefono a Suor Alice che ha visionato il video e mi ha detto di cancellarlo. Io l’ho cancellato ma sapendo che comunque restava memorizzato nel telefono e poi quando mamma mi è venuta a prendere le ho raccontato quello che era successo e le ho girato il video.
Il giorno dopo, all’arrivo dalle suore, ho visto che le suore stavano togliendo i telefoni agli altri bimbi, tant’è che poi lo hanno tolto anche a me, dicendomi di non portarlo più… Per quel che ricordo un atteggiamento così violento non accadeva tanto spesso, ricordo solo schiaffi e tirate di capelli. Sono tornata per una sola settimana a settembre, perché mamma lavora ma io non volevo in alcun modo tornarci, anche perché la suora superiore “Edda” mi controllava sempre la borsa e gli altri ragazzini mi dicono che sono una “spiona di merda”… Dopo il fatto dell’aggressione ai due fratellini, ricordo che non è intervenuto nessun medico, né ambulanza, né sono stati portati in ospedale, ricordo solo che suor Alice ha messo del limone sul naso del bimbo che sanguinava».

LE ACCUSE
RAHASIMALALA Marie Georgette, RAZANADRAOZY Noeline, CURAYAlice Albaracin e DE BONIS Angela erano accusate in relazione al reato di cui all’art. 61 n.5, n.11 , 11 ter, n. 11 quinquies , 110, artt. 572 co. 1 e li c.p. perché, , in concorso tra di loro, De Bonis Angela, nella qualità di Suora Superiore dell’Istituto Santa Maria della Provvidenza e Comunità educativa a dimensione familiare presso il quale prestano servizio anche Rahasimalala Marie Georgette quale lavapiatti , Razanadraoy Noeline quale cuoca e Curay Alice addetta al doposcuola , istituto deputato a ospitare minori o in affido a seguito di provvedimenti giudiziari o quali ospiti esterni a seguito di corrispettivo pagato privatamente dai genitori, infliggevano alle piccole vittime sofferenze fisiche consistite in atti di violenza quali tirate di capelli, schiaffi alla nuca, calci, ciabatte sulle mani, intimando loro il silenzio e privandoli dei telefoni cellullari al fine di impedire riprese video fotografiche.

In particolare Razanadraozy Noeline picchiava, tirava per i capelli, bacchettava sulle braccia con una ciabatta le piccole vittime; Rahasimalala Marie Georgette, in data 27.07 ca, strattonava e tirava per i capelli bimbo di 4 anni, addebitandogli di averle tirato il velo e colpiva con uno schiaffo al volto, provocandogli la fuoriuscita di sangue dal naso, il di lui fratello di anni 8 intervenuto per difendere il fratellino; De Bonis Angela, in data 03.10 ca colpiva ripetutamente alla nuca il minore Espositore Antonio facendolo piangere disperatamente a seguito di litigio con altro bimbo. Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

Rahasimalala Marie Georgette: in relazione al reato di cui agli artt. 61 n.2, 61 n.5, n.11, 11 ter , n. 11 quinquies , 582,585 c.p. perché, al fine di eseguire il reato di cui al capo che precede e con la condotta ivi descritta, strattonando e tirando per i capelli il piccolo di anni 4, addebitandogli di averle tirato il velo gli cagionava lesioni personali come al di lui fratello, di anni 8 intervenuto per difenderlo, che veniva colpito al volto con uno schiaffo, provocandogli la fuoriuscita di sangue dal naso; Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

Curay Alice Albaracin: in relazione al reato di cui all’art. 61 n.2, n.5, n.11, art. 610 c.p. perché, al fine di eseguire il reato di cui al capo a) che precede, e con la condotta ivi descritta, costringeva una bimba di 8 anni a consegnarle il telefono cellulare e, dopo averlo visionato, a cancellare il video eseguito che riprendeva l’aggressione i due bimbi, minacciandola di non fare più riprese video e foto e di non portare più il cellullare all’interno dell’Istituto Con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando della condizione di inferiorità fisica e psichica determinata dall’età delle vittime nonché dalla relazione di ospitalità e operando all’interno di istituti di educazione e formazione.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.