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Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 23 del 10 febbraio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Febbraio 2024
in TG Tematico
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  • Federica Tourn – Un’altra ex suora testimonia contro don Marko Rupnik

«Una volta, mentre eravamo seduti a tavola uno di fronte all’altra, Rupnik mi disse: “Ora vediamo chi è più forte!”. Mi afferrò le mani sul tavolo e, palmo su palmo, cominciò a premere con grande forza. Io gridai che mi faceva male ma lui non smise. Cercai di allontanarmi e lo pregai di fermarsi. Continuò a spingere, piegandomi il dito in modo così violento che il mio indice destro si ruppe. Ero sconvolta dal dolore ma padre Rupnik non si scusò. Rimase calmo e disse: “Ora hai il sigillo permanente della Compagnia di Gesù”. E aggiunse: “L’ho fatto per amore”».

A parlare è Pia (nome di fantasia), entrata a far parte della Comunità di Loyola in Slovenia nel 1990, all’età di 24 anni. Questa scena, che si è svolta quando la ragazza era ancora una novizia della comunità religiosa fondata dall’ex gesuita Marko Rupnik e da Ivanka Hosta, è un’altra testimonianza degli abusi che il famoso artista ha commesso ai danni di diverse religiose e di cui dovrà rispondere in un processo canonico, ora che papa Francesco ha tolto la prescrizione ai fatti avvenuti negli anni ’90.

Il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha sciolto la Comunità Loyola lo scorso 20 ottobre «a causa di gravi problemi riguardanti l’esercizio dell’autorità e della convivenza comunitaria». La superiora generale Ivanka Hosta è stata rimossa a giugno 2023 dal suo ruolo e, tra le altre cose, le è stato proibito di contattare le ex suore per tre anni.

Almeno sul fronte dei mosaici del Centro Aletti, però, qualcosa si muove. Jean-Marc Grand, parroco di Saint Joseph-Saint Martin aTroyes, in Francia, ha deciso, dopo un processo di discernimento con testimoni e vittime di abusi, di rimuovere un trittico di Rupnik, realizzato e installato nella cappella del presbiterio nel 1994 «senza consultare la comunità», come si legge in una nota della parrocchia. È la prima volta che si decide di togliere un’opera di Rupnik da una chiesa: un caso che può diventare un precedente per tutte le commissioni che stanno valutando cosa fare dei mosaici del discusso artista.

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Fonte: Domani


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Francesco Zanardi

    – 15 anni di abusi e silenzi sui chierichetti del Papa: il caso trasferito a Como

Quando la Corte d’appello della Città del Vaticano ha emesso, il 23 gennaio scorso, la sentenza per le scandalose vicende del Preseminario San Pio X, per un attimo si è riaperta una faglia dolorosa. Ma come accade spesso, quando viene messa in discussione un’istituzione globale come la Chiesa, si è subito richiusa.

E la storia dimenticata, insabbiata, nascosta, dei “chierichetti del Papa” che vivevano accanto alle residenze di Benedetto XVI e di Francesco. Dietro quelle mura si sono consumati episodi torbidi di sesso, denunciati con coraggio da due ragazzi. Uno era la vittima, oggi trentenne, l’altro il testimone oculare.

Per anni le loro parole sono rimaste inascoltate dalle gerarchie, non solo nell’istituto che accoglieva i “ministranti” della Basilica di San Pietro, ma anche nella catena di comando che portava alla Segreteria di Stato. Almeno sette cardinali e tre vescovi ne erano al corrente, informati da lettere puntuali e non anonime.

Adesso i giudici hanno accertato che un colpevole c’è stato, ma solo per corruzione di minore, infliggendo 2 anni e 6 mesi a Gabriele Martinelli, tuttavia da tempo sacerdote a Como.

Eppure la condanna rischia di dissolversi con il ricorso in Cassazione, così come è evaporata l’accusa più grave di violenza sessuale continuata, consumata nelle camerate del Preseminario, oggi fatto trasferire per decisione di papa Francesco.

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L’assoluzione con il dubbio di Martinelli e la prescrizione del favoreggiamento contestato al rettore don Enrico Radice, per non aver dato credito alle confidenze della vittima, hanno consegnato una verità incompiuta, ridotta a una fornicazione tra adolescenti. Una giustizia senza condanna. Chi ha denunciato gli abusi diceva il vero, chi li negava ha mentito.

Qui si è riaperta la faglia dolorosa in quanto dopo l’esito della giustizia ecclesiastica a Como si apre un nuovo procedimento, ma questa volta da parte della giustizia italiana e nel quale la Rete L’ABUSO si è costituita parte civile.

Askanews – Fatto Quotidiano


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  • Alessio Di Florio – «La pedofilia potrebbe essere entrata anche nel destino di Emanuela»

Un alto prelato molto vicino a Wojtyla «Si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti … Si faceva dare le mutandine e faceva da solo, poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano. Non le toccava, erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle. E questo  me lo diceva come un fatto divertente».  È quanto una fonte interna vaticana ha rivelato a Pietro Orlandi, lo ha reso noto il fratello di Emanuela Orlandi durante il sit in del mese scorso a Roma.

Il 4 febbraio Pietro Orlandi ha mostrato una lettera durante la trasmissione Verissimo su Canale 5.

«Poco più di un anno fa sono stato contattato da una persona che mi ha detto di essere convinta che Emanuela sia stata portata effettivamente a Londra”, racconta Pietro Orlandi, secondo cui si rafforza dunque la pista di Londra, che vedrebbe Emanuela Orlandi nella capitale del Regno Unito per almeno 14 anni. “Questa persona mi ha raccontato che Emanuela viveva nell’appartamentino a fianco al suo, appartenente ai padri scalabriniani”, spiega Pietro Orlandi, che mostra per la prima volta a Verissimo la lettera che questa persona gli ha fatto recapitare e che porterebbe la firma del cardinale Poletti, anche se non ne è provata l’autenticità.

L’informatore ha spiegato anche a Pietro Orlandi di aver conosciuto Ugo Poletti perché, all’epoca dei fatti, era membro dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). “Secondo questa persona ci sarebbe la pedofilia dietro alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Un giro molto ampio in cui questo membro dei Nar faceva parte come braccio operativo”, afferma Pietro Orlandi, che si augura di poter essere ascoltato dalla procura per fare luce su questa vicenda: “Spero di essere convocato per poter fare il nome di questa persona”. La lettera – se autentica – sarebbe stata inviata dal cardinale Poletti all’ex segretario di Stato inglese Frank Cooper e riguarderebbe proprio il caso di Emanuela Orlandi, che dal contenuto della lettera sembrerebbe essere incinta».

«Egregio Dott. Cooper, la ringrazio per essersi messo a disposizione in prima persona per la risoluzione immediata del problema totalmente inaspettato ed indesiderato. Come sono sicuro Le sia stato spiegato dai miei collaboratori nel Regno Unito ed ha sicuramente appreso dai giornali internazionali, la Sig.na Emanuela Orlandi è stata protagonista di vicende di primaria importanza nel panorama diplomatico internazionale e tutt’ora è di vitale importanza che la Sig.na Orlandi rimanga viva o in salute. Per quanto con l’Apostolicae Sedis è chiara la visione del Vaticano nello stabilire che anche un feto all’interno del grembo materno possiede un’anima, comprendo la Sua preoccupazione ed, essendone coinvolto in prima persona, condivido anche parte del suo pensiero. Pertanto, accetto il Suo invito a Londra, informandoLa che partirò personalmente per il Regno Unito il giorno 24 Febbraio. Cordiali saluti»

Fonte Wordnews


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  • Pierelisa Rizzo – La direttiva Ue, cancella reato stupro

La Fondazione Una Nessuna Centomila, istituzione che promuove la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, guarda con grande preoccupazione a quello che sta avvenendo intorno alla Convenzione di Istanbul.

Ancora una volta sul corpo delle donne si sta giocando una partita che favorisce equilibri di potere a discapito di diritti faticosamente conquistati”.

“Da quando il nostro Paese nel 2013 ha ratificato la Convenzione – si legge in una nota -, molte delle misure elencate hanno costituito la base per poter legiferare contro la violenza sulle donne.

Certo siamo lontani, soprattutto nell’ambito della prevenzione, dagli standard legislativi e culturali che la Convenzione richiede ma averli come obiettivi ha prodotto strumenti di condivisione sociale e politica e pressione istituzionale nel realizzarli o nel decidere di negarli”.

“Cresce allora l’indignazione – si legge ancora – nel constatare che dopo gli sforzi di questi dieci anni per cercare e ottenere determinati risultati oggi ci sia il tentativo di tornare indietro nel tempo. Siamo come sempre l’oggetto sacrificale”.

La fondazione ricorda che la direttiva europea, proposta a marzo 2022 quale istituto indispensabile per applicare sanzioni agli Stati membri in presenza di inadempienze, in via di approvazione, elimina l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna. Non sono più incluse le molestie sessuali nel mondo del lavoro e per quanto riguarda la violenza online: la vittima dovrebbe provare il danno subito dalla circolazione di proprie immagini private.

“Per noi questo è un clamoroso passo indietro rispetto ad una Convenzione a cui bisogna aspirare nella sua completezza e non certo ridimensionare nei suoi strumenti conclude la nota -.

E quello che colpisce è la mancanza di dibattito politico. Se in Europa in questo momento si discute, in Italia invece non è dato sapere quale sarà la posizione del nostro Paese in merito. Un silenzio assordante, quel silenzio che alle donne si chiede di spezzare e di cui invece le istituzioni si nutrono”.
Fonte Ansa


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  • Federico Tulli – Quando la vittima non è un ragazzino

di Federico Tulli – Chi subisce violenza da parte di membri del clero è nell’80 per cento dei casi di sesso maschile. Ma la storia dice che in ambito ecclesiastico è diffusa anche la violenza al ‘femminile’ e sulle donne. Risale al 2008 la più dura condanna comminata a una suora per pedofilia: 11 anni. Si tratta di Norma Giannini, direttrice dal 1964 di una scuola media cattolica di Milwaukee negli Stati Uniti. Ma non si può dimenticare, in Italia, il caso di Eva Sacconago morta suicida a 26 anni, con la sua aguzzina, colpevole di abusi sin da quando lei ne aveva 15, condannata a 3 anni e sei mesi.

Abbiamo chiesto un commento a Sue Cox cofondatrice di Survivors Voice Europe, associazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti delle vittime. «È sempre difficile, se non impossibile, per un sopravvissuto riuscire a ottenere giustizia, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna», spiega Sue Cox. «Spesso le vittime sono persone sole e con uno scarso reddito e un’istruzione appena sufficiente, per via del trauma subìto durante l’infanzia. In queste condizioni si trovano sovente sole contro la Chiesa, che invece lotta in ogni singolo caso con tutte le risorse possibili. Spesso ci sono voluti anni prima che le vittime si siano fatte avanti, cosa su cui il Vaticano fa affidamento perché così scatta la prescrizione del reato.

Bisogna capire che i sopravvissuti hanno una ferita talmente profonda da essere facilmente spaventati e manipolati anche in età adulta, e ancor meno trovano la forza per combattere. La Chiesa ha una lunga esperienza da astuta manipolatrice. Ci sono alcuni encomiabili avvocati pronti a combattere per difendere questi clienti, ma il Vaticano mette ogni possibile e immaginabile ostacolo sul loro cammino».

In che modo? «Cercando di screditare le vittime, usando ogni singolo cavillo legale, ogni piccola tattica per ritardare le procedure. In questo modo i processi si trascinano per anni e le vittime sono spesso logorate, al punto di ritrovarsi incapaci di continuare la battaglia giudiziaria. Ci sono diversi casi di suicidio di persone abusate prima di arrivare a ottenere una qualsiasi forma di giustizia. Tradizionalmente la Chiesa ha sempre sottovalutato e spesso sfruttato le donne. C’è sempre stata una specie di scusante rispetto ai crimini sessuali contro le ragazze in base al concetto ridicolo secondo il quale la violenza sembra più ‘naturale’.

L’abuso dei ragazzini ha certamente creato ulteriori difficoltà alle gerarchie ecclesiastiche e ai responsabili diretti. Ma dovrebbe essere considerato per quello che è: un orrendo crimine. Tutti, e sottolineo ‘tutti’, gli abusi sui bambini vanno contro qualsiasi legge umana, mentre le ragazze spesso scoprono che la loro storia appare meno importante. Probabilmente perché è così che sono percepiti da quella cultura che si rifà al pensiero della Chiesa cattolica. L’abuso sessuale è potere, è l’umiliazione, è la sottomissione di un essere umano più debole per la ‘soddisfazione’ personale di avidi criminali che non hanno alcuno scrupolo verso le loro prede. È un crimine contro l’umanità».

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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