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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 33 del 20 aprile

Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 33 del 20 aprile

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Aprile 2024
in TG Tematico
Reading Time: 6 mins read
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Francesco Zanardi – Condannati a sei anni i «giustizieri» dei pedofili

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Un piano folle nato guardando una serie di docu-film NBC tutt’oggi visibile su Youtube in cui un team di giornalisti da la caccia a presunti pedofili e li esponeva al giudizio del pubblico. Così tra il giugno 2022 e il febbraio 2023 tre ragazzi (un ventenne, un diciannovenne e un minorenne) avrebbero sequestrato e rapinato otto uomini, tutti con tendenze omosessuali e interessati a incontri senza veli con giovanissimi.

A fare da esca in una chat riservata ai gay era il più grande dei tre, affetto da sindrome di Crouzon che lo faceva apparire molto più giovane. E infatti, spacciandosi per tredicenne, faceva scattare la trappola. Mercoledì 17 aprile, i due maggiorenni sono stati condannati, con rito abbreviato, a sei anni e tre mesi e sei anni e 10 giorni di reclusione. Il terzo è stato invece giudicato dalla magistratura minorile.

Quando furono interrogati, i tre chiesero agli investigatori che fine avrebbero fatto le loro vittime, colpevoli secondo loro di comportamenti che sarebbero dovuti essere da biasimare. «Lo abbiamo fatto per fare del bene alla società e per mettere fine a questa piaga», avrebbero dichiarato. Sullo sfondo delle loro «imprese» ci sarebbero però delle situazioni personali quantomeno problematiche.

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Alessio Di Florio – Famiglie delle bambine palpeggiate da un insegnante di una scuola paritaria di Roma vogliono fare causa al Vaticano “per responsabilità morale”

Il maestro pedofilo ha pagato e sta pagando. L’arresto. Una condanna definitiva a cinque anni: uno l’ha fatto in carcere, poi i domiciliari. 75 mila euro di risarcimento, in parte in piccole rate, divisi tra le tre famiglie che l’avevano denunciato per le bambine palpeggiate in classe. Bambine di sei e sette anni. Prima e seconda elementare. E ora il problema non è più quel maestro di musica, ma la scuola. La scuola cattolica che si gira dall’altra parte.

“Non hanno mai risposto alle lettere dei genitori”, dichiara l’avvocato Guglielmo Mursia, che adesso assiste le famiglie con la collega Sandra Londei e vuole fare causa al Vaticano. “Per responsabilità morale – dice – che secondo il diritto canonico è imprescrittibile”. La direttrice, suor Loredana Brettone, non ci crede davvero neanche dopo dodici anni e le sentenze: “Sì, ho sentito che è stato condannato, ma io ho sempre pensato che non era possibile, ero scettica. Era una persona gentile, rispettosa. Ci sembrava una diceria, per questo ci siamo ritirate e non abbiamo più avuto contatti con nessuno”, ha detto ieri al Fatto Quotidiano la religiosa, tuttora responsabile dell’Istituto Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore, una scuola paritaria dell’infanzia e primaria nel quartiere Portuense di Roma, meno di cento bambini. Apprezzata anche perché bilingue.

“Con i pasti pagavamo 200-250 euro al mese”, racconta ancora il padre di una vittima dei palpeggiamenti. I fatti risalgono al 2013, la condanna è definitiva dal 2023. In sede civile, racconta l’avvocato Mursia, si accordano con i legali del maestro per 25 mila euro a famiglia, 10 mila subito e il resto a rate di 500 euro al mese. Ma la scuola non risponde e i legali delle famiglie si rivolgono al Vicariato, senza risultati, chiedendo un’assunzione di responsabilità. E ora alla Diocesi di Roma e alla Santa Sede: “L’Istituto scolastico – scrivono – ha omesso di prestare alle minori e alle famiglie il benché minimo appoggio morale e/o materiale”.
Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Federica Tourn – Pedofilia: tutti i risarcimenti della chiesa spagnola

Più di 100 condanne e risarcimenti finanziari fino a 70.000 euro: è quanto emerge dall’elenco segreto della gestione dei casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa cattolica spagnola, analizzato da El País. Secondo il quotidiano spagnolo in alcuni casi i vescovi anticipano la somma e la detraggono dallo stipendio del sacerdote.

Alcuni importi sono più elevati di altri: un accordo privato risalente al 2022, preso nella diocesi di Asidonia-Jerez, nel sud della Spagna, tra la vittima e l’ordine Marianista, ha portato a un risarcimento di 70.000 euro per gli abusi avvenuti tra il 1964 e il 1976. È uno dei più alti finora noti per una singola persona. Secondo El País, però, che ha un database più ampio, la cifra maggiore è quella dell’ordine dei Gesuiti, che nel 2002 hanno pagato 72.000 euro a una vittima di Salamanca.

Il quotidiano spagnolo, che nel 2018 ha avviato la prima inchiesta sul tema degli abusi sessuali della Chiesa cattolica in Spagna, svelando in soli tre anni oltre 1.700 vittime, ha rivelato quante sentenze giudiziarie per casi di pedofilia abbiano coinvolto la Conferenza episcopale e la Chiesa cattolica spagnola e quali risarcimenti siano stati pagati alle vittime, sia privatamente che in tribunale. La lista segreta che mostra la gestione degli 806 casi di pedofilia che la Conferenza Episcopale ha ammesso nel suo rapporto di dicembre 2023 Para dar luz (Per fare luce, in cui compaiono sono le cifre generali) cita più di 100 condanne, ma riduce il numero dei casi e ne tralascia più di 300 già riconosciuti, spiega El País.

Il risarcimento più alto che coinvolge più persone è quello imposto a un insegnante della scuola agostiniana di Valdeluz, a Madrid, condannato nel 2019 dalla Corte Suprema a 49 anni di carcere per aver abusato di 12 studenti. La cifra ammonta a 142.000 euro;
Per quanto riguarda i risarcimenti alle singole vittime, il più alto è quello stabilito dall’Alta Corte di Castilla-La Mancha nel 2022 contro il sacerdote J.L.G., che ammonta a 100.000 euro, ma il ricorso alla Corte Suprema è ancora pendente.

El País sottolinea che generalmente nessun processo canonico, quando c’è, prevede il pagamento di un risarcimento. Solo alcune diocesi lo hanno fatto, di propria iniziativa, attraverso accordi presi direttamente con la vittima. In tutti gli altri casi l’accusato viene semplicemente allontanato o espulso, ma la vittima non viene risarcita.

In alcuni casi in cui non è previsto un risarcimento, alle vittime viene offerto un trattamento psichiatrico e psicologico e la diocesi si fa carico dei costi della terapia, che ammonta fino a 800 euro al mese per un anno. Secondo il resoconto della Chiesa, in questi casi le vittime hanno preferito non sporgere denuncia. La lista segreta, spiega El País, rivela anche la pratica di alcune diocesi di pagare il risarcimento imposto a un sacerdote dai tribunali sotto forma di prestito, per poi detrarlo dal suo stipendio. In altri casi ancora è lo stesso sacerdote aggressore a risarcire la vittima

Fonte: La Svolta, El Pais


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Federico Tulli – La lotta impari delle vittime

Quando i giornali italiani rilanciano in maniera enfatica e acritica le dichiarazioni roboanti di gerarchi della Chiesa contro la pedofilia, quando sentiamo un monsignore dichiarare convinto di voler fare pulizia fino in fondo, quando vengono elogiati i risultati di loro (presunte) commissioni d’inchiesta e si annunciano impegni ecclesiastici di vario genere nei confronti delle vittime, è bene sapere – perché molto spesso i giornalisti italiani dimenticano di informare i loro lettori – che la cosiddetta “giustizia” ecclesiastica si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale.
E come tale viene trattato: il punto per la Chiesa, quella italiana in particolare, come ho dimostrato sin dal 2010 documenti e testimonianze alla mano nei miei libri e in quello che ho scritto con Emanuela Provera, non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete e la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo che è intollerabile, sta qui la «tolleranza zero» di papa Francesco, tanto esaltata anche dalla stampa laica e progressista nostrana.

Si tratta di una visione umanamente inaccettabile, di cui l’Italia – uno Stato laico per Costituzione – non tiene conto nel tenere in vita il Concordato e l’articolo 4 in particolare che consente ai vescovi di non collaborare con la magistratura civile e costringe i magistrati a informare il vescovo quando viene aperto un fascicolo nei confronti di un suo sacerdote.

Cosa comporta questa situazione? Comporta che il prete pedofilo – che come tutti i pedofili è una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza – sia lucidamente consapevole di poter agire pressoché indisturbato, potendo contare sulla “copertura” delle proprie istituzioni, e su un credito socialmente e politicamente riconosciuto molto più alto di qualsiasi altro membro della società civile.

Questo significa che la vittima durante la sua vita non dovrà combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé, ma anche contro tutto ciò che un sacerdote rappresenta ancora oggi – spesso inspiegabilmente- nell’immaginario comune. E dovrà combattere contro l’istituzione religiosa, di cui il pedofilo fa parte, capace di condizionare in maniera profonda sia l’opinione pubblica che la politica con suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione, al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa. E poco importa a costoro se questo atteggiamento abbia come diretta conseguenza la lesione di un diritto umano fondamentale: la salute psicofisica della persona.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.