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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Quella Chiesa che odia i bambini

Quella Chiesa che odia i bambini

Tutto partì con lo scandalo di Boston e il caso Spotlight. Le Chiese del mondo trafitte da un male supremo: la pedofilia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Settembre 2023
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Sono decenni che la Chiesa cattolica si trova nell’occhio del ciclone, e tra scandali finanziari e il dramma degli abusi sessuali su minori, sono in tanti ad interrogarsi sulla sua capacità di superare questo momento storico e ristrutturarsi dalle fondamenta.

A dispetto del monito di Gesù Cristo, riportato nel vangelo di Matteo, “chiunque scandalizzerà anche solo uno di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una macina al collo e gettato negli abissi del mare”, non si placa l’ondata di denunce delle vittime di abusi da parte di membri del clero che, non solo non sono stati puniti per i reati perpetrati ma, coperti da un clima di omertà, hanno continuato ad esercitare il proprio ministero e mietere ulteriori vittime.

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L’ultima, in ordine di tempo, a fare i conti con questo drammatico problema è stata la Chiesa svizzera, all’interno della quale sarebbero avvenuti migliaia di casi di violenza sessuale su minori a partire dalla metà del secolo scorso, ma non vi è però Paese in cui la Chiesa cattolica operi che si possa dire scevro da tali episodi.

L’origine del male con lo scandalo di Boston – Degli abusi sessuali a opera di prelati si iniziò a parlare nel 2001 quando un gruppo di giornalisti investigativi del Boston Globe, denominati Spotlight, iniziarono a indagare su diversi casi di molestie all’interno della diocesi della città statunitense, scoprendo una lunga serie di violenze perpetrate da numerosi preti a danno di minori di cui sfruttavano la fiducia riposta nei loro confronti o la provenienza da classi sociali molto svantaggiate. Nella sola Boston vennero indagati un centinaio di sacerdoti, di cui la metà venne rimossa dal proprio incarico, mentre l’ex sacerdote John J. Geoghan, poi ucciso in carcere nel 2003, venne condannato a dieci anni per una serie di violenze sessuali su minori.

Il tribunale ordinò la consegna di migliaia di documenti dai quali emerse il coinvolgimento della Chiesa di Boston in decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti ai quali veniva permesso di continuare a operare in parrocchie non informate sulle denunce pendenti a loro carico. Resisi conto della gravità della situazione, i vescovi statunitensi convocarono a Dallas, nel 2002, una Conferenza episcopale che si pronunciò per una radicale opera di risanamento e affidò, al John Jay College of Criminal Justice della New York University un rapporto sull’entità del fenomeno. Anche se la volontà di riforma incontrò una forte opposizione da parte dell’ala più conservatrice del clero, la Conferenza episcopale fu comunque utile per tracciare una via da seguire per affrontare gli scandali che, da lì a poco, coinvolsero tante altre curie nel mondo. L’indagine svolta dal Boston Globe, che gli valse il Premio Pulitzer e finì anche in un film del 2015 “Il caso Sporlight”, ebbe il merito di scoperchiare il vaso di Pandora di un dramma che, per troppo tempo, si era deciso di ignorare: si stima che, ad oggi, siano quasi otto milioni le vittime di abusi da parte del clero nel mondo, anche se il numero preciso è impossibile da stimare.

Nella cattolicissima irlanda migliaia di abusi – Seguendo l’esempio di quanto accaduto negli Stati Uniti, sempre più vittime decisero di raccontare e denunciare quanto loro accaduto e, nel biennio 2009-2010, anche l’Europa venne coinvolta dallo scandalo degli abusi sessuali all’interno delle sue istituzioni religiose. Nel 2010 la Chiesa irlandese fu oggetto di due rapporti governativi, il Ryan Report, che raccolse oltre duemila testimonianze di abusi su minori nelle scuole, nei seminari e nelle parrocchie cattoliche dagli anni ’30 in poi, e il Murphy Report, che si concentrò su quanto avvenne nella diocesi di Dublino dal 1975 al 2004, con risultati che lasciarono basita l’opinione pubblica di uno dei Paesi più cattolici al mondo, oltre che quella internazionale.

Venne alla luce che i vertici della Chiesa cattolica, consapevole di tali abusi, anziché proteggere le vittime copriva con il silenzio i reati sessuali commessi dai propri sacerdoti, liberi non solo di continuare a svolgere il proprio operato, ma di far carriera all’interno della Chiesa irlandese stessa. Sulla questione intervenne anche Papa Ratzinger che, seguendo la linea della ‘tolleranza zero’ verso queste forme di abuso, rimosse dal proprio incarico figure clericali di spicco coinvolte nello scandalo. Nonostante questa iniziale volontà di contrastare il dramma della pedofilia all’interno della Chiesa, Ratzinger è stato, negli anni, ferocemente criticato per aver insabbiato numerosi casi di violenza sessuale quando era arcivescovo della diocesi bavarese. A oggi, gli effetti di quanto accaduto si riverbera nella vistosa diminuzione del numero di sacerdoti e di credenti praticanti irlandesi. Se nel 1975, infatti, in Irlanda la presenza settimanale alla messa era del 91%, nel 2016 è scesa al 36% ed è tuttora in calo.

Il Vaticano che ostacola le indagini in Germania – Il 2010 ha rappresentato un momento molto buio nella storia della Chiesa per il proliferare di casi di abusi sessuali denunciati, dalla Gran Bretagna all’Austria e i Paesi Bassi e il coinvolgimento di cardinali, vescovi o semplici sacerdoti. In Germania riemersero storie di abusi sessuali all’interno del coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona, successivamente confermate dal vescovo Gerhard Ludwig Müller che parlò di casi di pedofilia nell’ambiente del coro e del convitto ad esso collegato. Il Vaticano venne inoltre accusato di aver ostacolato le indagini condotte dai magistrati sugli abusi avvenuto all’interno del collegio gesuita ‘Canisius’ di Berlino.

Mille casi di violenza in Belgio – In Belgio, il Rapporto relativo al periodo 2012-2015 sugli abusi sessuali nella Chiesa, redatto da Manu Keirse, all’epoca presidente della Commissione inter-diocesana per la protezione dei bambini, mise in luce oltre mille casi di violenza sessuale, risalenti a decenni prima, perpetrati per il 95% da uomini a danno di minori di età inferiore ai diciotto anni, e per il 23% di età inferiore ai dieci anni.

Italia: 325 preti denunciati per pedofilia e tanto silenzio – In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.

“Denunci, ma ti prendono per bugiardo” – In Portogallo, una inchiesta condotta da una commissione indipendente, ha individuato 4.815 casi accertati di abusi sessuali su minori dal 1950 al 2022 mentre, di recente, la Chiesa spagnola ha pubblicato un documento secondo il quale 927 vittime avrebbero accusato 728 membri della chiesa “in maggioranza sacerdoti”. Vi sarebbero poi 208 religiosi o religiose, 91 laici e 23 casi in cui il ruolo di colui che abusava non era noto alla vittima. Come denunciato da El Pais “il silenzio è schiacciante. Solo il 13% delle diocesi fornisce informazioni.”. Secondo il quotidiano spagnolo, le disposizioni di Papa Francesco vengono di frequente disattese dato che “molto spesso non si apre una indagine senza la denuncia diretta della vittima che non viene informata della possibilità di avere un risarcimento; quando questo avviene vengono imposte delle clausole di silenzio e, anche se c’è la condanna dell’abusante, alla vittima non vengono fornite informazioni sul caso”. Lo scandalo della pedofilia, come è noto dai casi di cronaca, ha superato anche i confini dell’Europa, portando alla luce migliaia di casi di abusi in Australia e Nuova Zelanda così come nella Chiesa dell’America Latina.

https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1698243/abusi-chiesa-casi-sacerdoti-interno-vittime-boston-scandalo-pedofilia-mondo

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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