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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
19 Ottobre 2022
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Scompare dal web dopo 12 anni la mappa italiana dell’associazione Rete L’ABUSO. Uno dei pochi strumenti che i cittadini avevano nel vuoto delle Istituzioni italiane, per tentare di tutelare altri minori e i propri figli.

Un oscuramento da parte di Google dell’unico database italiano degli abusi sessuali del clero che non stupisce, visti i precedenti tentativi di rimozione falliti. Anzi, fa riflettere: perché Google, infatti, se ne accorge dopo ben 12 anni dalla sua pubblicazione?

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Dando un’occhiata a quanto Google segnala, è verosimile pensare che qualche sacerdote abbia cercato di ottenere la cancellazione del proprio caso segnalando a Google e “reclamando” un presunto stato di pericolo e/o discriminazione (inesistente, in quanto attualmente non risultano casi con effettiva segnalazione).

Va ricordato a questo proposito che, per esempio, negli Stati Uniti, sono gli organi di Stato, come l’FBI, a pubblicare online nome, foto e residenza di chi è stato condannato o ritenuto socialmente pericoloso per questi crimini. Un manifesto a tutela della comunità che si basa sul dato scientifico che il predatore sessuale non è un malato, ma una persona con una grave devianza della personalità a cui non si può chiedere un autocontrollo. L’unico modo per poterlo integrare evitando che stupri altre persone è quello di dire alle potenziali vittime di stare attente.

La nostra richiesta a GOOGLE di revisione del reclamo (sulle cui motivazioni non abbiamo alcun dettaglio), per ora, è superata dalla scomparsa della mappa delle “Diocesi non sicure”, vista oramai da milioni di persone in 12 anni dalla sua creazione.

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Più di 360 casi di pubblico interesse scomparsi in una notte, che quantificavano, anche se per difetto, il vuoto dell’Italia, unico paese dell’UE a non aver mai indagato l’entità del problema: una ricerca richiesta dal 2019 anche dal Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU, interrogata sul fenomeno con questa istanza.

Come emerge dalla proiezione di Mark Vincent Healy’, l’Italia sembrerebbe il paese dell’UE con il più alto potenziale di abusi d’Europa.

L’unico che però non ha mai messo in agenda un tavolo per valutare, visto i dati allarmanti che arrivano dagli altri Stati membri, ultima la Francia, che conta 330.000 vittime di 3000 preti pedofili, con una media di 72 bambini a sacerdote pedofilo.

L’Italia ha più del doppio dei sacerdoti francesi, verosimilmente il doppio anche delle vittime. Eppure in Italia nessuno è preoccupato. Per primi i Governi.

Reputiamo grave quanto accaduto arbitrariamente per mano di GOOGLE, verosimilmente a seguito di una segnalazione, almeno si presume, per la quale però non vi è stata possibilità di legittima replica, tanto meno di conoscere la natura effettiva del contenzioso, data l’infamante accusa ai sopravvissuti italiani, che nei fatti vedono etichettato il loro diritto costituzionale al reclamo di giustizia (non concesso in Italia) come fosse “Bullismo; molestie; minacce” a chi lo ha stuprato, ed è stato graziato dai vuoti legislativi italiani e dalle continuate omissioni dei Governi.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

“Le varie Convenzioni ratificate negli anni dall’Italia, in particolare quella delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella fattispecie di reati come quelli oggetto, inquadra la questione prevalendo il c.d. “Interesse superiore”, ancora più quando questo potrebbe coinvolgere soggetti minori. Pertanto insopprimibile ad ogni altra comparazione.”

Ecco perché parliamo di arbitraria censura su dati di pubblico interesse da parte di GOOGLE


P.s. In alternativa alla visualizzazione mappa, i quattro database storici separati, fonte della mappa oscurata da GOOGLE

Database degli abusi sessuali nel clero italiano

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.