Durante la sua visita apostolica in Spagna, papa Leone XIV ha incontrato sei vittime di abusi sessuali su minori commessi da rappresentanti della Chiesa cattolica spagnola. Pochi giorni prima, sul volo che lo portava da Roma a Madrid, il corrispondente del quotidiano spagnolo El País Íñigo Domínguez gli aveva consegnato una chiavetta USB contenente sei dossier, realizzati negli anni dal giornale con un eccezionale lavoro d’inchiesta su oltre 3mila casi di abusi in Spagna.
El País in Spagna ha avuto un ruolo centrale nello svelare, catalogare e raccogliere questo genere di casi. Lo ha fatto con un’inchiesta iniziata nel 2018 e che continua tuttora. Ha permesso di creare un database enorme e dettagliato, e soprattutto di superare la negazione e il silenzio della gerarchia clericale spagnola, durate decenni.
Mentre in altri paesi commissioni indipendenti e indagini interne alla Chiesa avevano individuato migliaia di casi, fino all’ottobre del 2018 la gerarchia ecclesiastica spagnola ne aveva riconosciuti quattro. Quando il quotidiano avviò l’inchiesta, la Conferenza episcopale sosteneva che la Spagna fosse «un’eccezione fra i paesi cattolici».
Julio Núñez è il giornalista del País a cui l’allora direttrice del giornale Soledad Gallego-Díaz affidò l’inchiesta, insieme a Domínguez. Il modello era quello del team Spotlight del Boston Globe, che nel 2002 indagò sui casi di pedofilia nella Chiesa statunitense e sulle coperture garantite dalle autorità ecclesiastiche.
Dice Núñez: «La Chiesa spagnola allora sosteneva che in Spagna e in Italia le cose fossero diverse per i costumi mediterranei, per la differenza nello stile di vita». Racconta che cominciarono facendo richieste ufficiali alle diocesi riguardo ai casi trattati dal diritto canonico (le inchieste e i processi interni alla Chiesa, svolti in modo discutibile), ma non ebbero alcuna risposta.
In Spagna c’erano 23mila parrocchie e 18mila sacerdoti, ma non esisteva alcuna statistica ufficiale sui casi di violenza sessuale sui minori da parte del clero o di laici in istituzioni religiose. Domínguez, Núñez e alcuni colleghi iniziarono a raccoglierli con un lavoro d’archivio, facendo riferimento a sentenze giudiziarie digitalizzate a partire dagli anni Ottanta, e nella prima inchiesta ne trovarono 34. Pubblicandola, aggiunsero anche un indirizzo email a cui inviare testimonianze e segnalazioni: iniziarono subito ad arrivarne centinaia, e questo cambiò tutto.
Nel corso degli anni El País ha svelato circa un migliaio di nuovi casi, raccolti in sei successivi dossier, da più di 1.800 pagine e con 800 diverse testimonianze.
Núñez dice che «quando arriva una segnalazione, la prima cosa è contattare la persona. La prima telefonata può durare anche due o tre ore, a volte è la prima volta che quella persona racconta la sua storia». Dopo il racconto i giornalisti chiedono se esiste un qualche tipo di documentazione, se ci sono dei familiari che conoscono i fatti, se sono state salvate mail o messaggi che possono essere prove degli abusi o di eventuali coperture da parte della Chiesa.
Núñez dice che il lavoro di verifica e indagine su un caso può proseguire per mesi: «Alcuni vogliono solo raccontare, ma poi non vogliono che la storia sia pubblicata, altri non compaiono col nome intero, ma solo con le iniziali. In generale non più di un terzo delle storie arriva a essere pubblicato». Dal 2018 un gruppo variabile di 6-10 giornalisti si è occupato dei casi, a volte in modo continuativo, altre più saltuario.
Negli anni il lavoro si è esteso al Sudamerica, di cui El Paìs si occupa estesamente. Sono state individuate, rivelate e raccontate altre centinaia di casi, fra cui quello di un gesuita spagnolo che abusò di almeno 85 minori in Bolivia, registrando tutto in una specie di diario. Il caso ha avuto grande rilevanza internazionale ed è stato raccontato anche in un libro.
Lo scorso gennaio la Chiesa spagnola ha firmato un accordo di collaborazione con lo Stato in cui si impegna a risarcire le persone che da minorenni hanno subìto abusi sessuali, ma che non possono più ricevere risarcimenti attraverso una causa in tribunale perché il reato è prescritto o perché la persona che ha commesso gli abusi è morta. L’entità di questi risarcimenti e la resistenza a concederle varia da caso a caso: può accadere che per lo stesso tipo di delitto, in situazioni simili, i risarcimenti varino molto da diocesi a diocesi.
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