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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Belve senza embargo – Una cultura criminale che padre Hans Zollner ribattezza

Belve senza embargo – Una cultura criminale che padre Hans Zollner ribattezza

Un “delirante” Hans Zollner sdogana le strutture della chiesa che permettono l’impunità ai preti pedofili, evitandogli il carcere, per poi reinserirli nelle parrocchie, tra tarallucci, buon vino e soprattutto tanta carne fresca.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
14 Agosto 2021
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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Di Francesco Zanardi – Nelle dichiarazioni rilasciate a “The Tablet” padre Hans Zollner – Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia del Vaticano – sottolinea la necessità di assistere i preti pedofili, fino a recluderli a vita, ma sottolinea anche “volontariamente e in case gestite dalla chiesa”.

Gesuita come il suo padrone fa una astuta e ingannevole dichiarazione, in quanto 1): quelle strutture già esistono, sono le carceri di cui ogni Stato è fornito, 2): perché mai limitarle ai preti e non a tutti i criminali pedofili ? Con il colletto da prete o meno sono comunque pedofili, o sbaglio?

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Ma quindi, perché mai la necessità di tali strutture per le quali la chiesa, magari, chiede anche sostegno economico allo Stato? Chieda piuttosto allo Stato di occuparsi del problema, anche sotto l’aspetto del monitoraggio medico e terapeutico del paziente pedofilo – prete o meno – d’altra parte se l’interesse vero sono i bambini, perché questa differenza?

Certo, non serviva l’acutezza di padre Zollner per scoprire, nel 2021, che i pedofili sono ad altissimo rischio di reiterazione. Questo, soprattutto la chiesa dovrebbe saperlo bene, date le direttive (segrete fino al 2001) che già nel 1962 aveva attuato, informandone nuovamente nel 2001 i vescovi “La direttiva è tutt’ora in vigore”. Zollner su questo pecca di ignoranza! Sta a vedere che non sa neppure che il papa emerito fu incriminato in Texas per aver ricordato ai vescovi la direttiva, intralciando la giustizia. Si salvò dal processo solo perchè papa: chiese l’immunità.

Lo stesso Zollner che imbarazza persino la prestigiosa università di Harvard, dove tiene un simposio per le vittime ma senza vittime presenti.

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Rivelazioni pari alla scoperta dell’acqua calda fatte ai media e subito riportate con clamore, come quella di papa Francesco «La violenza su un bambino è un omicidio psicologico». Da anni ne parlano psicologi e riviste serie come LEFT. Qui il loro ultimo articolo, a cura di Federico Tulli, antecedente alle ovvietà vecchie di vent’anni dette da Bergoglio, che non è improbabile abbia preso spunto proprio da LEFT.

Tuttavia, restando nel concreto, ora che finalmente il papa ha capito il problema: perché allora lo dice solo ai media e non si rivolge a tutti i lacchè che ha nella politica italiana? Potrebbe risolvere davvero il problema delle vittime di cui il Vaticano non si vuole fare carico.

A una sua richiesta farebbero immediatamente a gara srotolandosi come zerbini ed almeno, anche in Italia, potremmo assistere le vittime, oggi abbandonate dallo Stato, e non solo i criminali pedofili sostenuti dallo Stato per amicarsi il Vaticano.

Una volta tanto potremo persino evitare a Bergoglio la solita straziante frustrazione di ringraziarsi per auto acclamazione.

Giuro! lo faremmo noi e sarebbe persino sincero e autentico!

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Tornando alle strutture per i preti criminali, e si, c’è un tacito accordo tra lo Stato italiano e il Vaticano che già dal 2010 fornisce di fatto l’impunità ai preti criminali.

Come facciamo a saperlo?

Ce lo segnalarono per primi i sacerdoti di Perugia, da quanto traspare nella missiva, il problema non erano tanto per i bambini ma, come sempre, la loro onorabilità qualora qualcuno restasse stuprato e per disgrazia la cosa diventasse pubblica… Meglio che niente, individuammo almeno la prima struttura, Villa Sacro Cuore.

Un tema poi approfondito e, come racconta l’inchiesta giornalistica edita in “Giustizia divina” – Ecco dove sono nascosti i preti e le suore che imbarazzano il Vaticano – ha portato all’individuazione di ben 23 strutture sul solo suolo italiano e al censimento, da parte degli autori del libro che, interrogate le 192 carceri italiane, come risposta hanno ottenuto: al momento abbiamo 5 sacerdoti in carcere, dei quali 1 condannato per pedofilia.

Non serve un genio a capire dove siano finiti i più di 300 preti che la Rete L’ABUSO ha censito sulla mappa italiana, se non sono in carcere e non sono morti…

Zollner non è il primo a lanciare campagne di inciviltà come questa, che ha come unico scopo quello di salvare il prete e non le sue vittime. Marco Ermes Luparia, diacono e psicoterapeuta proprio in una di queste strutture, anche lui invoca l’impunità al fine del recupero. Anche lui non parla delle vittime, ma solo di salvare i criminali che le hanno ridotte tali.

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A “The Tablet”, quasi scocciato Zollner afferma; “Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime, ha detto Zollner. Ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire a più minori di diventare vittime.”

Stride molto la presunta affermazione di Zollner – tutta da dimostrare – che si tratterebbe di non voler produrre altre vittime e non di salvare il prete, quando puntualmente vediamo preti come don Rugolo denunciati alla chiesa, che immediatamente vengono trasferiti. Altri che, dopo il carcere, tornano in parrocchia come don Massaferro ecc.

Sembra più della serie “se ci beccano abbiamo il paracadute per il prete”. Anche perchè, nei fatti, quale vittima è stata mai aiutata o indennizzata dalla chiesa? Gli unici indennizzi alle vittime li ha dati la giustizia dello Stato, non certo il Vaticano, che più di venti anni gira intorno al problema senza risolverlo.

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Una mancanza di responsabilità e civiltà tipica di tutte le culture criminali, come quella vaticana, che mettono in primo piano non la persona ma l’istituzione; la propria onorabilità; i possibili danni e, solo poi la persona (vittima), ma rea di aver creato il problema reclamando un suo diritto.

2021 anni di esperienza non solo pedocriminale, ma comunque riconosciuta senza pari in ogni angolo del mondo dove il Vaticano è arrivato, tanto da meritare lo slogan “dove c’è un prete pedofilo, c’è una chiesa che lo protegge”.

Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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