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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » azione cattolica » Io, molestato da don Pierino Gelmini

Io, molestato da don Pierino Gelmini

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Settembre 2007
in Storie - Lettere di vittime e lettori, Umbria
Reading Time: 4 mins read
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di Caterina Coppola
Giovedì 13 Settembre 2007

Abbiamo raccolto la testimonianza di Bruno Zanin, molestato da don Gelmini. “Ci portò a casa sua. Mentre ero in bagno entrò e si rivelò per quello che era. Ero solo un ragazzino”.

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È un uomo maturo, ormai, Bruno Zanin, scrittore, giornalista free lance con un passato da attore, un uomo che ha sofferto molto prima di trovare il modo di vivere con serenità il suo orientamento sessuale. Colpa di una giovenzza vissuta in tempi molto diversi da quelli odierni, forse, ma anche delle esperienze, di abusi e seduzioni devianti subite da ragazzino in un collegio salesiano.

Ma è Don Pierino Gelmini che è diventato il chiodo fisso di Bruno.
«Erano i tempi in cui la Beat Generation cominciava a confrontarsi con gli Hippies, i capelloni, come ci chiamavano allora – ci racconta Bruno -. Io ero scappato di casa e mi ritrovavo insieme agli altri ragazzi a Piazza di Spagna a Roma. Don Gelmini ai tempi si faceva chiamare “il monsignore”, e veniva a cercarci nei nostri luoghi di incontro, nei locali che erano diventati le nostre mete preferite. Ci raccontava che la Chiesa e il Vaticano erano molto vicini ai nostri ideali e che se Gesù fosse vissuto in quel tempo, sarebbe certamente stato un capellone. Era molto carismatico ed istrionico, ma la voce che allungasse le mani e che ci avesse provato con qualcuno aveva cominciato a circolare. Insomma, che fosse omosessuale si diceva già con una certa insistenza».

la voce che allungasse le mani e che ci avesse provato con qualcuno aveva cominciato a circolare
Gli anni a cui si riferisce Bruno sono gli anni della contestazione, il ’68 e il 69, quelli in cui si cominciava a parlare di ‘rivoluzione sessuale’. «C’era un altro religioso che frequentavamo allora – continua Bruno -, un diacono francese che aveva una soffitta dietro Piazza Navona dove appoggiavamo i nostri zaini e, ogni tanto, dormivamo. Lui era un bravo cristiano. Aveva un orientamento omosessuale anche lui, ma nessuno si è mai lamentato di comportamenti molesti come invece avveniva con Gelmini, del quale tra l’altro, si diceva che fosse molto ricco. Parlava tanto di ideali hippy, di ritorno alle origini e alla natura, ma andava in giro in Jaguar».

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Nonostante siano passati molti anni da questi fatti, i ricordi di Zanin sono ancora molto limpidi.
«Successe poco tempo dopo che mi trovavo a Villa Borghese con un amico e lui si avvicinò. Non so se si ricordasse di me o se fu un caso. Cominciò a fare il simpatico e ci chiese se avessimo fame – ricorda Bruno -. Ci invitò a mangiare qualcosa in trattoria e poi, dato che era inverno e faceva molto freddo, ci portò a casa sua perché Quando capì che noi non avremmo ceduto, disse che questi erano ‘scherzi da prete’, cioè le cose che fanno i preti perché non possono andare con le donne.
potessimo farci una doccia. Mentre eravamo in bagno a lavarci, entrò e si rivelò per quello che era. Insisteva, nonostante i nostri rifiuti. Quando capì che noi non avremmo ceduto, disse che questi erano ‘scherzi da prete’, cioè le cose che fanno i preti perché non possono andare con le donne. Ci vergognammo moltissimo del suo atteggiamento. Era un uomo di 40 anni passati e noi dei ragazzini. E poi era un uomo di chiesa! E io, che avevo vissuto delle bruttissime esperienze, non li sopportavo proprio i tipi come lui, per questa loro doppiezza che li portava a predicare una cosa e fare, poi, l’opposto».

Niente di nuovo, per Bruno, ma ciò nonostante una situazione sempre dolorosa e imbarazzante. L’episodio finì lì. Gelmini, stando alla testimonianza di Zanin, trovò il modo per «chiudere la cosa e togliersi il capriccio» precisa Zanin. I ragazzi però, a modo loro, si vendicarono. «Aveva la casa piena di oggetti di ogni genere: crocefissi e madonne d’oro, d’argento di tutti i tipi – racconta Bruno -, c’erano anche statue , come dire, pagane, nude. Beh, scegliemmo un crocefisso che secondo noi era d’oro e diamanti. Lo vendemmo a Porta Portese per 1.000 lire: era falso».

Continuano a passare gli anni e Bruno diventa attore (reciterà, tra l’altro, il ruolo di Titta Biondi in ‘Amarcord’ di Fellini). «Un giorno leggo sui giornali che il tal monsignor Gelmini è finito in galera con accuse pesanti e il giornalista non nasconde che ci sia stato anche qualche problema per le sue abitudini sessuali rivolte a minorenni».

Da quel momento Bruno perde le tracce di Don Gelmini. Sparito. Zanin comincia a fare i conti con sé stesso e con la sua omosessualità. «Non avevo abbandonato la ricerca di una spiritualità. Ero omosessuale? Non lo ero? La cosa non mi era chiara: avevo storie con ragazze, ma mi innamoravo anche di ragazzi e questo non lo accettavo. Le esperienze vissute in collegio mi avevano segnato, la mia sessualità era stata pervertita e violata – racconta Bruno, che su questa vicenda ha scritto un libro, ‘Nessuno dovrà saperlo’ – Non ero gayo, nel senso di gioioso, come si dice oggi. Ero, invece, disperato. Ho provato più volte il suicidio e sono stato in un ospedale psichiatrico. Ho cercato una risposta nella spiritualità ovunque potesse essere: nell’induismo, nello yoga, nella preghiera del cuore . Una volta feci un lungo pellegrinaggio a piedi fino ad una comunità religiosa di Spello, tenuta da un laico, Carlo Carretto ex presidente dell’Azione Cattolica, che si era opposto alle ingerenze della Chiesa in questioni come l’aborto e il divorzio”. Nell’ex convento umbro Bruno fu sistemato in una cella insieme ad un altro ragazzo. “Preparati”, mi dissero, “quel ragazzo ha problemi di droga” – ricorda Zanin -. “È scappato da una comunità di recupero ed è in crisi d’astinenza. Non ti farà dormire”. Quella notte non dormimmo, ma lui mi raccontò le sue esperienze. A cominciare da quella nella comunità da cui era scappato». Il centro in cui si era ritrovato quel giovane, era uno di quelli gestiti da don Gelmini.

Domani pubblicheremo la seconda parte delle confessioni di Bruno Zanin.

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http://www.gay.it/channel/attualita/23397/Io-molestato-da-don-Pierino-Gelmini.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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