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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » il-punto-della-rete-labuso » Quando il Governo italiano scelse di tutelare i pedofili dalle vittime che chiedevano giustizia

Quando il Governo italiano scelse di tutelare i pedofili dalle vittime che chiedevano giustizia

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
19 Novembre 2020
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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“Cogliendo la sua preoccupazione per il momento difficile che sta vivendo la Chiesa, il governo italiano ha inviato a Benedetto un messaggio in cui si è schierato incondizionatamente dalla sua parte. «Solidarietà» è stata espressa al pontefice per «la inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa». Molti gli auguri da tutto il mondo politico. Dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai vertici di Camera e Senato, al sindaco di Roma («devotae profonda solidarietà – ha scritto Gianni Alemanno – in un momento in cui alcuni organi di stampa hanno abbandonato il loro primo obiettivo che è quello di comunicare la verità per servire una logica pericolosa, basata sul dileggio e su insinuazioni gratuite e fuori luogo»)”. La Repubblica – Marco Ansaldo il 17 aprile 2010

Di Francesco Zanardi – Quello che fu inqualificabile è il tradimento del giuramento nei confronti dei cittadini, del Governo in carica, che alla loro salute psicofisica preferì i buoni rapporti con uno Stato estero.

Il 2010 fu l’annus horribilis della Chiesa cattolica quando la “pandemia” della pedofilia nel clero iniziata dodici anni prima negli USA aveva da tempo raggiunto l’Australia e l’Europa, l’Irlanda, il Belgio, la Germania ecc., dove la drammaticità della situazione spinse il Vaticano ad istituire commissioni indipendenti d’inchiesta e i governi a mettere mano alla situazione.

Ma in Italia qualcosa non funziona e controcorrente al resto d’Europa, come riporta la Repubblica dell’epoca, il Governo da subito si schiera e quei pochi sopravvissuti che superando la paura e la vergogna anche in Italia avevano fatto sentire la propria voce, furono subito accusati di aver dato vita a una «inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».

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La stessa stampa, che all’epoca non si limitava come oggi a fare copia incolla dei comunicati della sala stampa vaticana, ma ancora qualche inchiesta giornalistica la faceva raccogliendo persino il parere delle vittime e dei loro rappresentanti, fu subito accusata di aver “abbandonato il loro primo obiettivo che è quello di comunicare la verità per servire una logica pericolosa, basata sul dileggio e su insinuazioni gratuite e fuori luogo”.

Solo qualche giorno prima, il 2 aprile 2010 un altro inquietante episodio quando l’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano ordina un’ispezione nell’ufficio del pubblico ministero di Milano Pietro Forno, l’accusa, di aver denunciato le coperture da parte delle autorità ecclesiastiche. Il procuratore Forno di fatto aveva solo sottolineato l’analogia con comportamenti già notati 12 anni prima negli USA, dove l’efficienza della legge – al contrario della nostra – vide incriminare per intralcio alla giustizia lo stesso Ratzinger che diventato papa, si salvò dal processo grazie all’immunità.

Tuttavia quell’ispezione a uno dei magistrati italiani più attivi all’epoca in materia, fu un messaggio chiaro a tutta la magistratura, non si sarebbe tollerato in Italia, guanto invece si indagava all’estero.

I complici di papa Francesco

E mentre in Italia un Governo genuflesso faceva quadrato per tutelare e soccorrere anziché i cittadini il Papa e la sua reputazione, nel resto dell’Europa i Governi intervenivano istituendo commissioni di inchiesta, introducendo per i vescovi l’obbligo della denuncia e rimovendo gli ostacoli prescrittivi, creando finestre temporali entro le quali anche le vittime già prescritte potessero denunciare.

Interventi tanto semplici quanto efficaci dietro ai quali anche la chiesa ha dovuto fare i suoi passi. Le Conferenze Episcopali non solo a differenza di quella italiana hanno inserito l’obbligo della denuncia per i vescovi, ma hanno anche tentato accordi risarcitori direttamente con le vittime in quanto la rimozione della prescrizione e la finestra temporale per i prescritti, dava loro in alternativa alla sola chiesa, la possibilità di ottenere giustizia in un tribunale civile.

Fu proprio in questa circostanza che il Governo italiano si tirò fuori e decise deliberatamente, in virtù dei buoni rapporti e degli interessi con la chiesa, di non intervenire e sacrificare non solo i cittadini già rimasti vittime, ma anche quelli che si sono prodotti da quel momento a oggi .

Una scelta criminale di un Governo ben consapevole, quello che parallelamente accadeva nel resto dell’Europa non lasciava la minima speranza che l’Italia potesse essere l’unica “miracolata” isola felice.

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Quella lettera di solidarietà inviata nel 2010 a Ratzinger dal Governo in carica resterà nella storia come l’unico documento che dimostra che almeno un Governo in Italia, anche se in modo così deplorevole, ha messo mano alla piaga dei preti pedofili, le loro vittime.

Tolleranza zero contro il Concordato

Dieci anni dopo nulla è stato ancora fatto, lo testimonia il pesante richiamo all’Italia del 2019 da parte del Comitato per la tutela dell’infanzia (Par. 21), comitato al quale il Vaticano non risponde dal 2014. Le vittime rimangono prive di giustizia in quanto quasi sempre si ritrovano prescritte. Non esiste neppure una quantificazione governativa che censisca l’entità del fenomeno nel paese. Gli unici dati italiani li forniamo paradossalmente noi della Rete L’ABUSO ma sono parziali e in pesante difetto in quanto privi di tutto il sommerso. Tuttavia contiamo più di 300 casi solo sul suolo italiano, dal 2003 a oggi.

Nessun dato neppure su quante siano le vittime in Italia, ma grazie ad uno studio statistico condotto dal collega irlandese Mark Vincent Healy, che in assenza di un dato italiano ha prodotto per la Rete L’ABUSO una proiezione sulla base degli esiti delle commissioni di inchiesta fatte negli altri paesi, dalla quale non solo per via del numero di religiosi, sul suolo italiano abbiamo un potenziale sommerso che potrebbe arrivare a 4000 preti pedofili, ma le stesse vittime potrebbero arrivare addirittura al milione.

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.