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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Agrigento » Condannato ex direttore Caritas: ma non fu violenza sessuale

Condannato ex direttore Caritas: ma non fu violenza sessuale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Novembre 2020
in Sicilia
Reading Time: 2 mins read
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Era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno

Ridotta in appello la condanna per don Sergio Librizzi, l’ex direttore della Caritas di Trapani che da membro della Commissione per il riconoscimento dello status di richiedente asilo era accusato di avere ottenuto prestazioni sessuali dai migranti in cambio di favori nella pratica per il permesso di soggiorno. La prima sezione, presieduta dal giudice Adriana Piras, lo ha condannato don Sergio Librizzi a 6 anni, due mesi e venti giorni, riqualificando il reato in induzione alla corruzione, come indicato dalla corte di Cassazione che aveva annullato la precedente sentenza di condanna. In primo grado era stato condannato dal gup di Trapani a 9 anni di reclusione per concussione e violenza sessuale, poi confermata anche dalla Corte d’appello di Palermo. La sentenza nel dicembre 2017 venne annullata dalla corte di Cassazione, rispedendo gli atti ai giudici palermitani che oggi hanno ridotto la pena, assolvendo don Librizzi da un lungo elenco di episodi di violenza sessuale.

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L’ex direttore della Caritas trapanese era stato arrestato nel 2014 dagli agenti del Corpo Forestale, nell’ambito di un’indagine che porto’ alla luce il business dei centri d’accoglienza per migranti. Era finito ai domiciliari, scontati a casa di una zia a Campofelice di Roccella, ma e’ tornato in liberta’ con la sentenza della Cassazione. L’avvocato ha annunciato nuovamente ricorso in Cassazione e in attesa della sentenza definitiva restera’ in liberta’. Secondo le inchieste condotte dalla procura di Trapani, il prete era il controllore occulto della cooperativa Badiagrande, principale ente gestore di centri per migranti nel trapanese, compreso il Cie di contrada Milo, all’interno del quale si svolgevano le riunioni della Commissione di cui era membro don Librizzi. Nella sentenza di primo grado il gup di Trapani aveva riconosciuto il “ruolo dominante nella zona trapanese dell’imputato”. Secondo la Cassazione pero’ “e’ indiscutibile che un accordo puo’ essere raggiunto anche tra soggetti che si trovano in posizioni differenti” e che “cio’ non cambia quando si tratta di un accordo illecito: quel che rileva e’ la sussistenza di un obiettivo comune, che proprio l’accordo incarna”. Nel corso del nuovo processo la Corte, su richiesta dell’avvocato Donatella Buscaino, legate del prete, ha riaperto l’istruttoria dibattimentale, ascoltando dei testimoni in aula e acquisendo i provvedimenti emessi dalla Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di richiedente asilo nelle sedute a cui aveva partecipato anche don Librizzi. (AGI)

https://www.grandangoloagrigento.it/giudiziaria/condannato-ex-direttore-caritas-ma-non-fu-violenza-sessuale
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.