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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » MALTA – Prete incarcerato per aver abusato sessualmente di un adolescente

MALTA – Prete incarcerato per aver abusato sessualmente di un adolescente

Un prete è stato condannato a tre anni per aver abusato sessualmente di un adolescente che era stato affidato alle sue cure. 

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Novembre 2020
in World
Reading Time: 2 mins read
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Donald Bellizzi è stato condannato per aver abusato sessualmente dell’allora ragazzo di 13 anni, che frequentava un gruppo speciale per coloro che desideravano diventare preti.

I reati sono iniziati nel 2010 quando il ragazzo ha iniziato a frequentare le adunanze per scoprire se avesse la vocazione a diventare prete e sono durati fino all’età di 16 anni.

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Bellizzi, che ora ha quasi 50 anni, ha avuto la sua condanna a tre anni di reclusione confermata in appello dalla giudice Consuelo Scerri Herrera che lo ha ritenuto colpevole di aver contaminato il minore e di aver partecipato ad attività sessuali con lui.

La Corte d’Appello ha respinto la sua argomentazione secondo cui le attività sessuali erano consensuali e che non si era imposto su di lui, dicendo che questo non significava che non equivalessero a contaminazione. Inoltre, c’è stata una violazione della fiducia.

Il giudice ha osservato che le attività sessuali, che hanno assunto le forme del sesso orale, sono durate più di tre anni e hanno avuto un effetto drastico sul giovane, tanto che la verità è emersa solo quando ha parlato ai suoi genitori della sua attrazione per gli uomini, dicendo loro che l’abuso ha avuto un effetto sul suo orientamento sessuale.

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“Quello che ha fatto l’accusato è stato deplorevole e condannabile perché questi giovani erano soliti partecipare a riunioni di gruppo e live-in al convento per scoprire se avevano la vocazione a diventare sacerdoti e lui era il loro modello di cui si fidavano e si fidavano persino dei loro genitori “, Ha detto la giudice Scerri Herrera confermando la pena detentiva di tre anni.

Il tribunale ha anche confermato l’ordine di protezione a favore della vittima, ordinando all’ex sacerdote di non parlare o di non avvicinarsi e ha anche ordinato che il nome dell’uomo fosse elencato nel registro pedofilo.

Non è chiaro se don Bellizzi abbia da allora lasciato il sacerdozio, ma il caso è stato indagato per la prima volta dalla Commissione di salvaguardia della Chiesa che ha deferito la questione alla polizia. Il caso originariamente riguardava tre giovani, ma è stato giudicato colpevole solo di aver contaminato uno di loro. Era stato anche accusato di possesso di pornografia infantile, ma il tribunale non lo ha ritenuto colpevole di questa accusa.

Gli ispettori Joseph Busuttil e John Spiteri sono stati perseguiti. L’avvocato Joe Giglio è stato difensore mentre l’avvocato Stefano Filletti è apparso parte civile per la vittima.

https://timesofmalta.com/articles/view/priest-jailed-for-sexually-abusing-teenage-boy.832594

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.