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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia: si aggrava la posizione del card. Dziwisz. La Chiesa polacca auspica un’indagine vaticana

Pedofilia: si aggrava la posizione del card. Dziwisz. La Chiesa polacca auspica un’indagine vaticana

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Novembre 2020
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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40453 CRACOVIA-ADISTA. Che il card. Stanislaw Dziwisz, già segretario particolare per 27 anni di papa Wojtyla – ruolo che ricopriva di fatto già dal 1966, quando Wojtyla era arcivescovo di Cracovia – e in seguito egli stesso arcivescovo di Cracovia dal 2005 al 2016, fosse pesantemente coinvolto in casi di copertura di abusi sessuali perpetrati dal clero era già venuto alla luce (v. Adista Notizie n. 37/20); ora sul cardinale 81enne emergono accuse raccapriccianti, come quella secondo cui avrebbe accordato il proprio silenzio in cambio di denaro. È quanto emerge, in concomitanza con la pubblicazione del rapporto McCarrick (v. qui), in un documentario trasmesso dalla televisione polacca TVN24 (“Don Stanislaw, l’altra faccia del cardinale Dziwisz”), che mette in luce come, durante il pontificato di Wojtyla, abbia occultato, oltre a casi nazionali di pedofilia, anche informazioni relative a casi di portata internazionale, come quello dello stesso McCarrick e quello di un altro grande amico di Wojtyla, il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel Degollado, e spesso in cambio di grandi somme di denaro. A fronte di queste accuse, il presidente della Conferenza episcopale polacca mons. Stanislaw Gadecki ha auspicato la creazione di una commissione d’inchiesta da parte della Santa Sede, che chiarisca i«dubbi» intorno alla figura del cardinale. Qualcosa di molto più decisivo e grave rispetto a quanto proposto dallo stesso Dziwisz il quale, sempre dichiaratosi innocente, dopo la trasmissione del documentario aveva rilevato la necessità di istituire una commissione indipendente sul comportamento della Chiesa riguardo alle questioni affrontate: «Non lo faccio per nascondere la verità, ma per sviscerare scrupolosamente i fatti», ha detto. «I bambini e i giovani non devono mai più subire le ingiustizie avvenute nel passato».

Se da un lato le responsabilità di Dziwisz potrebbero essere davvero pesantissime, dall’altro bisogna però mettere nel conto il fatto che, addossando tutte le colpe dell’insabbiamento di casi di pedofilia al segretario – quando probabilmente c’era anche un “entourage polacco” a mantenere il silenzio – si sta cercando, da parte della Chiesa, di salvare la figura di san Karol Wojtyla, che ha difeso, frequentato, apprezzato e promosso figure poi totalmente screditate come, appunto, quella del cardinale McCarrick e quella di Maciel, sulle accuse nei confronti dei quali era peraltro ampiamente informato e che ha ignorato, considerandole mere dicerie. Sul caso di Maciel, ad esempio, occorre ricordare che le prime indagini approfondite e fondate, che ricostruivano diversi decenni di accuse, erano emerse grazie ai giornalisti statunitensi Jason Berry e Gerald Renner già nel 1997, e che il fondatore dei Legionari non fu punito che nel 2006, quando Benedetto XVI gli impose una vita nel silenzio e nel pentimento. Senza parlare, poi, del caso del card. Hans Hermann Groër, arcivescovo di Vienna dal 1986 al 1995, responsabile di abusi su minori, anche lui promosso cardinale da Wojtyla nel 1988.

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«Non era affar mio»

Secondo quanto riporta il sito della Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, da sempre impegnato nella lotta alla pedofilia nella Chiesa, nel documentario polacco alcuni testimoni, intervistati, hanno confermato che Dziwisz aveva legami con i Legionari di Cristo e con McCarrick. Tra di essi, Janusz Szymik, vittima di abusi per molti anni del prete pedofilo Jan Wodniak, che rivela di essersi più volte rivolto al cardinale nel 2012, quando era arcivescovo di Cracovia, per denunciare le violenze che aveva subito per cinque anni, tra il 1984 e il 1989, senza tuttavia averne mai una risposta. Secondo quanto riporta il National Catholic Reporter (Ncr) (3/11), anche Fr. Tadeusz Isakowicz-Zaleski, prete di Cracovia e fondatore di una conosciutissima fondazione per disabili psichici e fisici, dichiara di aver consegnato una lettera al cardinale in merito a quello stesso sacerdote pedofilo, ma questi, nell’intervista che TVN24 gli ha fatto il 20 ottobre scorso, afferma di «non ricordare conversazioni in merito» e che la questione non era di sua competenza, in quanto il prete accusato non apparteneva alla diocesi di Cracovia ma a quella di Bielsko-Zywiec; «Non posso avere sulla coscienza – ha detto Dziwisz – di non avere aiutato quando qualcuno ha chiesto il mio sostegno, è impossibile. Se avessi avuto tutti i dettagli avrei reagito, anche se non ne avevo il diritto visto che si trattava di un’altra diocesi». Ma Isakowicz-Zaleski, sentito dal Ncr, lo ha smentito, asserendo che invece Dziwicz era responsabile del caso della vittima Szymik, in quanto vescovo metropolitano della regione che includeva la diocesi dove effettivamente era avvenuto l’abuso: «Ovviamente il cardinale avrebbe potuto e dovuto reagire, era lui il vescovo metropolitano; non capisce che il silenzio e l’insabbiamento che erano possibili 30 anni fa oggi non funzionano più». In Polonia il fenomeno della pedofilia perpetrata dal clero si è rivelato di portata enorme, tanto che, informa la Rete L’Abuso, Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, ha fatto appello alla Santa Sede per l’avvio di procedure contro i vescovi insabbiatori. Lo scorso anno la Chiesa polacca aveva dichiarato che negli ultimi 30 anni quasi 400 erano i membri del clero responsabili di abusi sessuali nei confronti di minori. Secondo quanto riporta l’autore del documentario, il giornalista polacco Marcin Gutowski, Dziwisz si è sempre negato e non ha mai voluto rispondere alle domande, ma è più che evidente che il rapporto McCarrick offre informazioni preziose rispetto al ruolo svolto da Dziwisz nella gestione del caso del cardinale americano, che ha potuto cavalcare trionfalmente attraverso più pontificati anche grazie alla “complicità” del segretario di Wojtyla. Nell’intervista del 20 ottobre alla tv polacca, riporta il Ncr, Dziwisz ha negato che Giovanni Paolo II avesse alcuna conoscenza dei crimini commessi da Maciel, e anzi, «quando le cose hanno cominciato a emergere – ha detto – ho chiesto a uno degli associati di Maciel se ne sapeva qualcosa; mi rispose che nessuno tra i Legionari ne aveva mai sentito parlare».

Nel frattempo, il Vaticano ha annunciato sanzioni contro un altro cardinale polacco, il 97enne Henryk Gulbinowicz, arcivescovo di Wroclaw dal 1976 al 2004, elevato alla porpora cardinalizia da Wojtyla nel 1985, il quale fu un informatore segreto della polizia e del quale sono emerse gravi responsabilità in merito ad abusi sessuali, tanto che gli è stato vietato di esercitare il ministero e di usare i simboli episcopali.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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