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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » citta-del-vaticano » Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Luglio 2020
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Città del Vaticano, 1 lug. (askanews) – Il fratello maggiore del Papa emerito Benedetto XVI, monsignor Georg Ratzinger, scomparso oggi all’età di 96 anni nella sua Baviera, fu coinvolto pochi anni fa in una indagine relativa alle violenze (maltrattamenti e abusi sessuali) subite dai ragazzi del coro del quale egli era stato direttore a Regensburg (Ratisbona).Mons. Ratzinger è infatti stato direttore del coro di voci bianche del duomo locale, i “Domspatzen” di Regensburg, dal 1964 al 1994.

Una inchiesta avviata nel 2015 e condotta, su incarico della Chiesa, dall’avvocato Ulrich Weber, ha pubblicato il suo rapporto nel 2017. Esaminando le violenze fisiche, psicologiche e, in 67 casi, anche sessuali a cui venivano sottoposti i bambini che abitavano ma nella scuola materna dei Domspatzen a Etterhausen o a Pielenhofen, il rapporto è arrivato a concludere che sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze. “Nella scuola del coro – affermava il report – dominavano paura e senso di impotenza”, e la violenza veniva usata quotidianamente per ottenere “assoluta disciplina”.

Il fratello maggiore di Benedetto XVI, secondo l’inchiesta, non poteva non sapere, sebbene personalmente avesse dato solo qualche ceffone ai suoi studenti. Nel 2010, quando il caso era emerso per la prima volta, monsignor Ratzinger aveva detto che alcuni ragazzi gli avevano raccontato come andavano le cose ma che ciò non lo aveva indotto a pensare di dover intervenire. Anche il cardinale Gerhard Ludwig Muller, ex vescovo di Regensburg ed ex prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, è stato accusato dal rapporto per la debolezza “strategica, organizzativa e comunicativa” con cui lo scandalo era stato affrontato sino ad allora.In una intervista a Vatican Insider di alcuni anni fa il giornalista del Tagespost Juergen Liminski precisava: “Le dichiarazioni delle vittime di abuso e violenza al coro dei Domspatzen descrivono generalmente Ratzinger come un direttore di coro appassionato ed esigente. Umanamente giusto e ben disposto nei confronti dei bambini. Altri lo interpretano come irascibile con tratti collerici.

Di fatto molti ex Domspatzen adorano il loro ex ‘capo’ e sino ad oggi curano i contatti personali con lui. Nel rapporto finale dell’avvocato Ulrich Weber gli ex alunni vengono citati tra l’altro così: ‘Ho conosciuto il signor R. come un uomo sinceramente giusto, corretto e comprensivo, nei confronti del quale ancora oggi nutro rispetto’, oppure ‘egli ricorda R. come autoritario. Una circostanza che però non ha fatto male, ma è piaciuta’. Ma anche: ‘Era duro, faceva pressione, era irascibile e la mano gli partiva con forza’. In una intervista del 2012 monsignor Georg Ratzinger si rammaricava di aver dato degli schiaffi. Il rapporto traccia una chiara differenza tra le brutali punizioni corporali che a volte hanno dovuto subire gli studenti e soprattutto quelli della scuola materna e il comportamento di Georg Ratzinger.

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Fino al 1983 in Baviera vigeva il cosiddetto diritto di castigo che consentiva agli insegnanti di somministrare punizioni corporali. Come dice l’avvocato Weber: ‘Lo stesso R. ha fatto ricorso alle punizioni corporali con lo stile educativo allora invalso. Egli sottolineava tuttavia di essersi attenuto strettissimamente al divieto legislativo di castigo introdotto dal 1980. E sebbene il numero di denunce delle vittime dal 1980 diminuisca chiaramente, va però constatato sulla base dei dati raccolti che la violenza corporale almeno in alcuni casi fu utilizzata anche dopo’”.Inoltre, “crimini di abusi sessuali che si sono verificati tra i Domspatzen erano conosciuti dal direttore del coro Ratzinger nella misura in cui sono venuti alla luce e sono stati giudicati. Il rapporto non vede alcun motivo per parlare di copertura.

Gli studenti tuttavia hanno riferito più e più volte del crimine delle lesioni corporali che hanno subito come studenti. Il rapporto arriva alla conclusione che monsignor Ratzinger non ha preso abbastanza sul serio queste informazioni e non ha reagito con la necessaria urgenza. Il fatto che il coro dei Domspatzen fosse fortemente orientato ai risultati è stato un fattore che ha contribuito a non prendere le informazioni che venivano dai bambini con la necessaria attenzione. L’avvocato Weber scrive nel suo rapporto finale questa sintesi: ‘Nel complesso si può affermare che il direttore di coro R. in molti casi ha utilizzato forme di violenza fisica e psicologica’ ciononostante si nota che al contrario di numerosi altri accusati che molte vittime apprezzavano la generale umanità di R. e per questo in numerosi casi nonostante la violenza ne hanno addirittura ricordi positivi'”

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/il-coro-delle-voci-bianche-ombre-sul-fratello-ratzinger/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.