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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » citta-del-vaticano » Summit anti-pedofilia, Lombardi svela i lavori dei gruppi

Summit anti-pedofilia, Lombardi svela i lavori dei gruppi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Marzo 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Un testo inedito del moderatore, contenuto nel volume «Consapevolezza e purificazione» (Lev) e anticipato da Vatican News, sintetizza i resoconti: necessaria «una “cultura della denuncia”»

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DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

È fondamentale «rompere e superare la “cultura del silenzio”». Allo stesso tempo bisogna sviluppare quella «della denuncia». Sono indicazioni emerse dai gruppi di lavoro dell’Incontro per la protezione dei minori, che si è svolto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio. Tutti i documenti del meeting – una prima volta assoluta nella storia della Chiesa – sono pubblicati in un libro della Libreria Editrice vaticana (Lev) intitolato «Consapevolezza e purificazione». Vatican News anticipa un testo inedito contenuto nel libro, scritto dal moderatore del summit, padre Federico Lombardi, che sintetizza i resoconti delle squadre di dialogo e riflessione in cui erano divisi i vescovi e cardinali.

È emerso innanzitutto che bisogna «rompere e superare la “cultura del silenzio”». Occorre allo stesso tempo impegnarsi per sviluppare «una positiva “cultura della denuncia”, che permetta di agire efficacemente nella verità e nella giustizia».

È importante poi capire «le connessioni fra gli abusi di potere, di coscienza e sessuali; la visione distorta dell’autorità nella Chiesa come potere e non come servizio, qualificata da papa Francesco come “clericalismo”».

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La priorità «dell’ascolto delle vittime è stata ribadita da tutti i gruppi, dove si è riconosciuta la forza delle testimonianze ascoltate». Troppo spesso «le ferite profonde nelle vittime sono causate non solo dal fatto degli abusi, ma anche in gran parte dall’esperienza del rifiuto di essere ascoltate». E anche i vescovi sono chiamati a «esercitare l’ascolto in prima persona». Successivamente, serve «sviluppare le capacità di accompagnamento delle vittime e persone ferite».

Si può inoltre «mirare ad avere una vera partecipazione di vittime all’aiuto di altre vittime. Inoltre si è parlato del maggiore ruolo che va riconosciuto alle vittime nel corso dei processi canonici».

Lombardi scrive che «si è messo l’accento sulla importanza della partecipazione e collaborazione dei laici – in particolare delle donne – con le loro competenze specifiche e sensibilità, nei diversi organismi da istituire in aiuto del vescovo (Commissioni per la valutazione delle segnalazioni di abusi; Commissioni “indipendenti” di esame e studio dell’insieme dei casi anche del passato; Commissioni di verifica dell’attuazione di procedure e misure prese; Commissioni per le attività di formazione dei seminaristi, del personale ecclesiale; Commissioni per attività e iniziative di prevenzione per le famiglie e comunità…)».

Si è parlato dell’importanza «della collaborazione fra Diocesi e Congregazioni religiose, della coerenza di criteri e procedure adottate, anche nel campo dello spostamento del personale religioso da un luogo all’altro». Si è ragionato sul «rapporto fra le competenze dei Vescovi e delle Conferenze Episcopali (ad es. importanza che le Conferenze possano avere un quadro complessivo dei problemi ricevendo adeguate informazioni dalle Diocesi ed elaborando statistiche e Linee guida comuni e valutandone l’attuazione) come pure delle Conferenze Episcopali e di Roma (valutare la trattazione e il giudizio sui casi anche a livello decentrato – Tribunali nazionali o regionali – per evitare accumulo a Roma e ritardi; come pure avere una fase locale di informazione e valutazione sui problemi relativi a negligenza o incompetenza nel governo dei vescovi)».

Si è esortato alla realizzazione di «un Vademecum per tutti i vescovi, da cui risultino chiaramente i loro compiti e doveri e la obbligatorietà delle norme. La preparazione di un tale Vademecum è stata annunciata da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è molto attesa».

Tutto ciò è decisivo affinché si possa «procedere efficacemente anche nella direzione del “rendere conto” delle proprie responsabilità (accountability) e della valutazione del modo in cui le responsabilità di governo sono state esercitate».

In alcuni gruppi «si è discusso in modo approfondito sui problemi e sulle utilità dei “seminari minori”, criticati in una delle relazioni. In tutti i gruppi si è ribadita l’urgenza di un miglioramento della formazione umana, affettiva e integrale dei candidati al sacerdozio, anche nella dimensione della sessualità». Ed è stata «apprezzata l’importanza della presenza di donne nel corso della formazione, di persone competenti dal punto di vista psicologico, dell’uso di test psicologici, in modo da evitare l’accettazione agli ordini sacri di persone inadatte».

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Si è insistito «sull’importanza delle informazioni fra i Vescovi o Superiori competenti sui seminaristi o sacerdoti che passano da un seminario a un altro o da una Diocesi all’altra».

In diversi gruppi ci si è interrogati «sull’esistenza di un rapporto fra gli abusi sessuali e l’omosessualità. La questione è complessa e per vari motivi sembra da ritenere che non vada stabilita una connessione. La questione merita tuttavia un approfondimento per quanto riguarda il clero cattolico, poiché i casi di abuso conosciuti da parte di membri del clero sono in maggioranza nei confronti di ragazzi piuttosto che di ragazze».

Poi, la trasparenza, che significa «anzitutto la pubblicazione e conoscenza delle regole, procedure e norme che devono essere seguite; seguirle effettivamente e poter verificare comportamenti, azioni e risultati».

A proposito di statistiche «si sarebbero desiderati rapporti più dettagliati sulla situazione. Se vi è stata una sentenza di condanna definitiva è giusto che sia conosciuta, come pure è bene che siano resi noti i motivi di dimissione di un vescovo dal suo compito».

Occorre fare chiarezza sulla tematica «del “segreto”: segreto pontificio, istruttorio, d’ufficio, professionale, confessionale. Si è parlato più volte della eliminazione del “segreto pontificio” a proposito dei procedimenti su abusi sessuali di minori, ma bisogna spiegare che cosa comporta».

E nella collaborazione con le autorità civili, va dato «accesso ai documenti richiesti».

https://www.lastampa.it/2019/03/24/vaticaninsider/summit-abusi-lombardi-svela-i-lavori-dei-gruppi-3IsbiwQPMjUi11mFRbMW9K/pagina.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.