Polonia, Francesco punisce il cardinale Gulbinovicz insabbiatore e gay, mentre Dziwisz difende Wojtyla

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – In Polonia – patria di San Giovanni Paolo II – sta saltando il formidabile tappo delle coperture che i vertici della Chiesa polacca hanno fornito per anni a tanti preti pedofili, spesso spostati da una parrocchia all’altra, ignorando puntualmente le denunce delle vittime. Dopo una indagine interna il Vaticano, attraverso la nunziatura di Varsavia, ha comunicato le punizioni per il cardinale Henryk Gulbinowicz. Come spiega il gesuita polacco Erik Gumulak, in un articolo su Vatican News, è responsabile di atti omosessuali, abusi e di avere collaborato con la polizia sotto la dittatura comunista. Probabilmente era ricattato per le sue attività omosessuali.

Francesco gli ha imposto il divieto di partecipare a qualsiasi celebrazione o riunione pubblica, di usare le insegne vescovili, di essere sepolto in cattedrale (nel caso morisse, visto che ha 97 anni). Inoltre gli è stato imposto di devolvere un’adeguata somma di denaro come donazione per le attività della Fondazione San Giuseppe, istituita dalla Conferenza Episcopale Polacca per sostenere le attività della Chiesa a favore delle vittime di abusi sessuali, per la loro assistenza psicologica e la prevenzione e l’educazione delle persone responsabili della protezione dei minori.

Un passaggio del genere da parte di Papa Francesco costituisce un segnale importante per una delle Chiese più importanti d’Europa, patria di San Giovanni Paolo II, dove vive anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, influente ex segretario personale di Wojtyla, anch’egli finito sotto i riflettori per una serie di accuse relative all’insabbiamento di abusi.

Accuse che però Dziwisz, in una intervista a TVN24, non solo nega con tutte le forze ma rimanda a chi gestiva all’epoca la Segreteria di Stato, vale a dire il cardinale Sodano. Non solo. In questo modo Dziwisz ha negato che Giovanni Paolo II fosse a conoscenza dei crimini commessi da Marcial Maciel Degollado, criminale e abusatore seriale di bambini, nonché fondatore dei Legionari di Cristo.

Il caso di insabbiamento che, invece, viene imputato a Dziwisz, all’epoca in cui gestiva la diocesi di Cracovia – dal 2005 al 2016 – è di non avere dato seguito alla lettera di una vittima, Janusz Szymik, abusata da un sacerdote, padre Jan Wodniak. Dziwisz afferma di non avere mai avuto questa lettera anche se un prete di Cracovia conferma di avergliela consegnata nelle mani  nel 2012.

«Non ricordo conversazioni in merito», ha detto Dziwisz a TVN24, spiegando che la questione non poteva riguardarlo, poiché Wosniak non apparteneva all’arcidiocesi di Cracovia, ma alla vicina diocesi di Bielsko-Zywiec. «Non posso avere sulla coscienza un fatto che non conosco. Anzi. E’ impossibile. Se avessi saputo tutti i dettagli, avrei reagito, anche se non avrei avuto il diritto di farlo perché si trattava di una diocesi diversa dalla mia».

L’accusa di Isakowicz-Zaleski contro Dziwisz sta attirando l’attenzione di tutta l’opinione pubblica polacca poiché il sacerdote è il fondatore della Fondazione Fratel Alberto, uno dei più grandi gruppi no profit del Paese che aiuta i disabili fisici o mentali.

Dziwisz già segretario di Giovanni Paolo II dal 1978 al 2005 nega anche che sia mai stato a conoscenza del caso di Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo morto negli Usa nel 2008, senza avere avuto in Vaticano nessun processo, solo la sanzione di non poter esercitare il suo ministero in pubblico e di ritirarsi a vita privata).

Le prime denunce sui crimini di Maciel arrivarono in Vaticano verso la metà degli anni Novanta. Dziwisz ha ripetuto che Giovanni Paolo II «non ha mai nascosto nulla, non ha mai coperto tali questioni».

«Quando queste cose cominciarono a venire fuori, chiesi a uno dei collaboratori di Maciel se ne fosse a conoscenza; egli rispose che nessuno dei Legionari ne aveva sentito parlare. Ho sentito dire che in questa vicenda la colpa è di Giovanni Paolo II o mia, ma posso dire che mentre ero in Vaticano non ne ho mai sentito parlare».

Dziwisz ha smentito anche di avere mai ascoltato voci sulle condotte di due cardinali pedofili, l’americano Theodore McCarrick – al quale Francesco ha tolto la porpora due anni fa – e l’austriaco Hans Groër, morto in un convento senza alcuna punizione da parte della Santa Sede. Sia McCarrick che Groër erano stati nominati da Giovanni Paolo II.

A questo punto Dziwisz sembra scaricare le responsabilità su Sodano che all’epoca dei fatti gestiva la Segreteria di Stato: «Non credo che queste siano domande per me, perché non sono stato io. Queste cose accadevano in Segreteria di Stato. Giovanni Paolo II non aveva paura di tali questioni», ha detto il cardinale.

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/wojtyla_gay_omosessuali_polonia_vittime_molestie_cardinale_gulbinovicz_dziwisz_stanislao-5570177.html

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