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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Pedofilia, il Papa chiede perdono: dolore e suicidi sulla coscienza della Chiesa

Pedofilia, il Papa chiede perdono: dolore e suicidi sulla coscienza della Chiesa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Luglio 2014
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Sei vittime di abusi di sacerdoti, tre uomini e tre donne adulti provenienti da Gran Bretagna, Germania e Irlanda, hanno partecipato stamattina a Santa Marta alla messa celebrata dal Papa. Si tratta del primo incontro di Francesco con vittime di abusi del clero, da lui stesso annunciato nel volo di ritorno dalla Terrasanta. Le sei vittime, dopo la messa e prima dei colloqui individuali con il Pontefice, hanno fatto colazione nel refettorio di Santa Marta. Anche ieri sera hanno cenato a Santa Marta e il Papa li ha già salutati in quella occasione.

Padre Lombardi: messa molto commovente. «Una messa molto commovente, con la liturgia della pace e della giustizia»: così padre Federico Lombardi ha descritto la messa di stamattina a Santa Marta.

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«Omelia molto forte». L’omelia del Papa – ha detto padre Lombardi – è un testo estremamente significativo, molto denso, molto forte, rimane un contributo estremamente importante. Papa Francesco, che ha già fatto diversi riferimenti a questo tema, questa volta lo ha affrontato in modo diretto e ampio, è un testo molto importante su questa tematica».

Il Papa a colloquio per mezz’ora con ogni vittima.
Le sei vittime di abusi hanno avuto colloqui individuali con il Papa. La durata totale è stata di oltre tre ore, quindi ciascuno ha potuto parlare con Francesco per circa mezz’ora. Ognuno era accompagnato da un familiare o persona di fiducia che aiutava anche per la traduzione.

«L’incontro ha mostrato la strada». «L’incontro – ha commentato padre Lombardi – ha mostrato che l’ascolto delle vittime aiuta a capire e a preparare una strada per guarire le ferite, a preparare una strada di riconciliazione con Dio e con la Chiesa. Si tratta di una prospettiva costruttiva, di una strada che continua, non è un punto terminale, è una tappa estremamente importante di una strada positiva di risanamento che ci apre verso il futuro. Il fatto che il gruppo fosse costituito da poche persone, è stato essenziale affinché l’incontro potesse essere così ampio e approfondito: con un numero maggiore di persone non sarebbe stato possibile. Per gli interessati è stato un momento estremamente importante per la loro vita, ma è stato anche un messaggio importante per la Chiesa e per tutti, sulla attenzione e sull’ascolto, sull’approccio necessario per avviare un profondo lavoro di ricostruzione e risanamento».

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Il Papa: «Soffro per i preti abusatori, profanata l’immagine di Dio». Il Papa, nell’omelia della messa, ha ribadito la propria «angustia e sofferenza» per gli abusi sui bimbi con cui i sacerdoti, in una sorta di «culto sacrilego» «hanno profanato la stessa immagine di Dio» e sacrificato i piccoli «all’idolo della loro concupiscenza. Gli Abusi sono più che atti deprecabili».

«Il dolore degli abusati e i suicidi sono sulla coscienza della Chiesa».«Gli abusi del clero sui bimbi – ha detto il Papa – e in particolare i suicidi di chi non ha retto alla pena, pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza, e su quella di tutta la Chiesa. Sono atti esecrabili che hanno lasciato cicatrici per tutta la vita».

«Chiedo perdono per gli abusi del clero». «Davanti a Dio e al suo popolo – ha detto il Papa nella messa sono profondamente addolorato per i peccati i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti, e umilmente chiedo perdono. Chiedo perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa».

«La vostra presenza è speranza contro l’oscurità». Il Papa ha più riprese ringraziato le vittime. «La vostra presenza qui – ha detto in un passaggio della omelia – parla del miracolo della speranza che ha il sopravvento sulla più profonda oscurità. E questo perchè gli abusi di preti sui piccoli hanno un effetto dirompente sulla fede e la speranza in Dio. Alcuni si sono aggrappati alla fede, mentre per altri l’abbandono e il tradimento ha eroso la loro fede in Dio».

«Il pianto delle vittime ha contagiato la nostra coscienza». «È stato il pianto di alcune vittime di abusi – ha detto Francesco – segno di un profondo dolore, una sofferenza, per tanto tempo nascosto, dissimulato di complicità che non trova spiegazione» a muovere la Chiesa e i papi ad agire: quei pochi che hanno cominciato a piangere hanno contagiato la nostra coscienza per questo crimine e grave peccato. Chiedo la Papa Francesco ha chiesto «la grazia che la Chiesa pianga e ripari per i suoi figli e figlie che hanno tradito la loro missione. Oggi il cuore della Chiesa guarda gli occhi di Gesù in questi bambino e bambine e vuole piangere».

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«Aiutatemi a trovare le migliori politiche anti-abusi». Il Papa ha chiesto sostegno affinché la Pontificia commissione per la tutela dei minori, «a qualsiasi religione appartengano», lo aiuti «a far sì che possiamo disporre delle migliori politiche e procedimenti nella Chiesa universale per la protezione dei minori e per la formazione di personale nella Chiesa che porti avanti politiche e procedimenti. Dobbiamo fare tutto il possibile perchè questi peccati non si ripetano più». Francesco ha confermato la vigilanza sulla formazione dei preti.

Ieri, intanto, si è riunita la Pontificia commissione per la tutela dei minori, voluta dal Papa e coordinata dall’arcivescovo di Boston Soan O’Malley, istituita nello scorso marzo, che si è riunita una prima volta il primo maggio. Della commissione, composta per metà di donne e per metà di uomini, fa parte anche l’irlandese Marie Collins, vittima da ragazza degli abusi da parte di un sacerdote.

Sempre nel viaggio di ritorno dalla Terrasanta, Papa Francesco aveva ricordato che neppure i vescovi colpevoli di abusi sono esenti da essere indagati, e che attualmente ce ne sono tre sotto indagine. Nel frattempo uno di essi, il polacco Jozef Weselowski, ex nunzio a Santo Domingo, è stato riconosciuto colpevole e ridotto allo stato laicale.

Il primo Papa a incontrare vittime di violenza del clero è stato Benedetto XVI: il primo incontro di questo genere si è svolto a Washington il 14 aprile 2008. Successivamente Ratzinger ha incontrato vittime di abusi durante i suoi viaggi in Australia, Malta, Gran Bretagna e Germania.

https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/papa_vaticano_pedofilia_vittime_abusi_commissione_pontificia-604157.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.