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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Vaticano. “Giustizia ordinaria, ma solo per casi certi”. E chi lo stabilisce, i monsignori, e quando cominciano a denunciare i preti pedofili?

Vaticano. “Giustizia ordinaria, ma solo per casi certi”. E chi lo stabilisce, i monsignori, e quando cominciano a denunciare i preti pedofili?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Gennaio 2010
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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E quando cominciano a denunciarli e a spedirli in galera invece di proteggerli? E chi stabilisce se un caso è serio o non serio? I monsignori?

E c’è bisogno della loro autorizzazione per i tribunali?

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http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/12…inaria-1919341/

Intervista del prefetto della Congregazione del Clero all’Osservatore
“Fatti gravissimi e delittuosi, che feriscono profondamente la Chiesa”
Preti pedofili, la svolta del Vaticano
“Se casi certi, sì a giustizia ordinaria”
di ORAZIO LA ROCCA

CITTA’ DEL VATICANO – Sui preti che si macchiano del “gravissimo crimine” della pedofilia, in Vaticano è scattata l’ora della svolta. D’ora in poi oltre ad essere sottoposti al giudizio delle leggi ecclesiastiche, saranno consegnati anche ai tribunali civili per essere giudicati e condannati dopo un regolare processo. Per i preti pedofili, quindi, oltre alle pene ecclesiastiche – vale a dire immediata riduzione allo stato laicale e scomunica dalla Chiesa cattolica – saranno comminate anche le punizioni previste dai Codici penali ordinari.
L’annuncio è stato dato ieri, dal cardinale prefetto della Congregazione per il clero, il brasiliano Claudio Hummes, il “ministro” vaticano incaricato da Benedetto XVI di intervenire “con la massima severità” nei confronti di quei sacerdoti che, tradendo il loro ruolo, vengono ritenuti colpevoli di violenze sessuali nei confronti dei minori che frequentano le loro parrocchie, come purtroppo è accaduto in diverse diocesi, specialmente negli Usa e nell’Irlanda del Nord.
Papa Ratzinger l’11 dicembre scorso, ricevendo in Vaticano i vertici della Chiesa irlandese, aveva preannunciato chiaramente che sui preti pedofili non ci sarebbe stata nessuna tolleranza. La conferma di tale proposito arriva ora – ad un mese esatto da quella drammatica udienza – dal cardinale Hummes attraverso una intervista all’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede.

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“La dolorosa vicenda irlandese – per la quale tra l’altro alcuni vescovi si sono assunti le loro responsabilità e si sono fatti da parte – non può essere riferita a tutto il ministero episcopale”, afferma il porporato in un passaggio di un’intervista al giornale pontificio. “I vescovi sono buoni padri per i loro sacerdoti. Certo, esistono alcune situazioni disdicevoli, ma sono molto limitate. Si tratta purtroppo di situazioni legate alla condizione umana. E’ quanto accaduto in Irlanda. Un fatto dolorosissimo che colpisce prima di tutto, è vero, le vittime, ma ferisce anche profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo – conclude il cardinale Hummes – anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria”. Al di là della prudente analisi fatta dal cordinale su un fenomeno tanto grave e sconvolgente come i casi di pedofilia tra i preti, è un fatto che per la prima volta un “ministro” della Santa Sede evoca per questi reati il ricorso alla giustizia ordinaria.

“Provo rabbia e vergogna; sono profondamente colpito, turbato e addolorato: chi ha sbagliato pagherà”, aveva detto Benedetto XVI ricevendo a dicembre in Vaticano i vertici della Chiesa irlandesi per analizzare il Rapporto Murphy, l’inchiesta-choc fatta dal governo dell’Irlanda del Nord sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti della diocesi di Dublino dal 1975 al 2004. Trenta anni di violenze compiute da 46 preti ai danni di centinaia di bambini. Dopo la pubblicazione del Rapporto, nei giorni scorsi sono stati costretti alle dimissioni due vescovi irlandesi accusati di omesso controllo sui casi di pedofilia denunziati nelle loro diocesi. Altre dimissioni per analoghi motivi potrebbero essere decise dal cardinale Sean Brady, presidente della Conferenza episcopale irlandese, e dall’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, i due più importanti prelati cattolici irlandesi a cui il Papa ha affidato il gravoso compito di fare “pulizia” tra i preti corrotti e di rilanciare la comunità cattolica del loro Paese. Un obiettivo che sarà oggetto anche di una prossima lettera ad hoc che lo stesso Benedetto XVI invierà ai vescovi irlandesi prossimamente. In attesa della lettera papale, nel frattempo il Vaticano ha aperto ai preti pedofili “colpevoli” anche la strada dei tribunali civili. Non è poco. Anche se forse ci si poteva arrivare prima.

(12 gennaio 2010)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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