I divieti sul coronavirus non fermano il funerale per il prete pedofilo a Legnano, vittime sotto choc

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Esequie funebri choc in una parrocchia di Legnano, in provincia di Milano, dove è stato celebrato un affollato funerale per la morte di un prete pedofilo, don Ruggero Conti, ben conosciuto alle cronache e al tribunale di Roma visto che era stato condannato per gli abusi su otto ragazzini che seguiva all’oratorio. Un caso quello di don Ruggero che nel 2008, a Roma, fece scalpore perchè si trattava di un parroco molto conosciuto e ben introdotto negli ambienti politici ed ecclesiali, tanto da essere stato persino uno dei consulenti dell’allora sindaco Alemanno.

Le esequie del sacerdote condannato a 14 anni e due mesi per avere abusato di almeno 8 minori si sarebbe svolto in chiesa, con una grande folla e in totale sfregio al decreto sicurezza legato all’allarme del coronavirus che in Lombardia ha limitato i funerali solo agli stretti familiari e ha fatto persino chiudere le chiese per le messe feriali.

L’Associazione Rete L’abuso oltre ad avere formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Milano la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano, ha sollevato collateralente il problema di dove finiscono in Italia i preti pedofili e perchè spesso questi non vengono nemmeno ridotti allo stato laicale dalla Chiesa. Don Ruggero Conti non solo non ha mai fatto un solo giorno di carcere, ma era pure ospitato (a spese della diocesi) in una delle cliniche per preti problematici a Verbania .

Malgrado il divieto per il coronavirus, alle sue esequie erano presenti centinaia di persone, come testimoniano le fotografie circolate e pubblicate sul Giorno.

Ruggero Conti, ex direttore della Caritas diocesana di Porto e Sant Rufina, è morto a 67 anni. L’ordine del suo arresto nel 2008 aveva causato una grossa frattura nel quartiere di Selva Candida, vicino a Roma tra chi riteneva le accuse inverosimili e chi, invece, si batteva per fare emergere la verità.

Don Ruggero era stato condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi nel 2011, poi in appello la pena era stata ridotta a 14 anni e due mesi, perché nel frattempo per il primo dei 7 episodi contestati era intervenuta la prescrizione. Il timore dei legali delle famiglie delle vittime era di far pronunciare la giustizia prima del 2018, altrimenti anche l’ultimo caso contestato sarebbe caduto in prescrizione. La Cassazione ha invece bruciato le tappe, arrivando il 16 marzo 2015 a confermare la sentenza di secondo grado.

Il processo si era svolto in modo regolare, senza nessun dubbio o vizio di forma: per la legge italiana, don Ruggero Conti era colpevole di pedofilia. Scarcerato, era tornato a vivere a Legnano, dove lo avevano accolto la famiglia e gli amici che avevano sempre creduto nella sua innocenza. Le vittime avevano chiesto un risarcimento danni di 10 milioni di euro.

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