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Legionari di Cristo, al via il Capitolo generale 2020 tra gli scandali per gli abusi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Gennaio 2020
in Città del Vaticano
Reading Time: 5 mins read
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Sessantasei sacerdoti riuniti a Roma per eleggere il nuovo superiore e riflettere sul futuro della Congregazione. Una settimana fa spretato padre Martínez, responsabile di violenze su minori negli anni ’90

SALVATORE CERNUZIO

CITTÀ DEL VATICANO. L’ombra degli abusi torna ad avvolgere e travolgere i Legionari di Cristo, a tredici anni dalla condanna al fondatore Marcial Maciel Degollado, il potente e controverso sacerdote messicano dalla doppia vita del quale emersero solo dopo decenni (e anche post mortem) i reati e le malefatte compiute. La Congregazione di diritto pontificio, fondata nel 1941, ha aperto ieri il Capitolo generale ordinario del 2020, il massimo organo di governo di un ordine religioso, per fare il bilancio degli ultimi sei anni, eleggere il nuovo superiore generale ed analizzare le sfide e le questioni urgenti per i prossimi anni. A cominciare dalla «via da seguire nella cura delle vittime di abusi sessuali, possibili insabbiamenti, negligenze o omissioni in relazione ad essi nel passato», come si legge in una nota pubblicata sul sito ufficiale.

Ai partecipanti al Capitolo – 66 sacerdoti in rappresentanza di nove territori – è stata presentata una indagine interna dal titolo “Radiografia di otto decenni per sradicare gli abusi”, l’inchiesta pubblicata per volontà della Congregazione lo scorso dicembre, nello stesso giorno in cui il Papa aboliva il segreto pontificio per i casi di abusi. I risultati avevano fatto grande scalpore, soprattutto in America Latina dove i Legionari sono proprietari di una rete di istituti, scuole primarie e secondarie, università, presidi sanitari: per la prima volta nella storia la Legione ammetteva gli abusi commessi al suo interno dalla fondazione fino al dicembre 2019.

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In particolare colpivano i numeri: 175 minorenni, di un’età compresa tra gli 11 e 16 anni, vittime di aggressioni sessuali da parte di 33 sacerdoti appartenenti all’organizzazione religiosa (18 dei quali ancora all’interno), dove ricoprivano incarichi di responsabilità. Proprio la posizione di potere ha reso difficile o a volte ha direttamente ostacolato la possibilità di denunciare i crimini e i loro autori, dal momento che nella Congregazione per anni è rimasto in vigore il “quarto voto” che impediva ad ogni appartenente di criticare e commentare i comportamenti negativi di un superiore e tantomeno di parlarne con qualcuno. Motivo per il quale il cardinale Velasio De Paolis, insigne giurista morto due anni fa, nominato da Benedetto XVI nel 2010 commissario dei Legionari, arrivò a dire che trovare la verità «non fosse così semplice».

È a causa di questo clima di censure e occultamenti che per decenni si è mantenuto in piedi il sistema che ha garantito l’impunità di Maciel, tossicodipendente, abusatore di seminaristi e anche delle mogli e dei figli avuti nel segreto, acclamato invece come un santo da molti, anche all’interno della Curia romana e delle alte sfere del Vaticano. Dei 175 casi di minori abusati resi noti dalla indagine, sessanta sono stati compiuti da Maciel.

Un’altra vicenda emblematica – forse la peggiore dopo quella del fondatore – è quella di padre Fernando Martínez Suárez, 79 anni, prete messicano abusato e abusatore che circa una settimana fa è stato dimesso dallo stato clericale con un provvedimento della Congregazione per la Dottrina della Fede, a seguito di «un attento studio» sottoposto all’attenzione del Papa. Martínez, vittima di Maciel nel 1954, all’età di 15 anni, è ritenuto colpevole di ripetuti abusi nei confronti di sei bambine tra i sei e i nove anni, all’inizio degli anni ’90, nell’Istituto Cumbres di Cancun, dove insegnava. È accusato anche di altri abusi, tra cui uno a danno di un bambino di circa 4 anni nell’Istituto Cumbres Lomas di Città del Messico nel 1969.

Lo scandalo è deflagrato a novembre quando i Legionari hanno confermato ogni accusa al sacerdote chiedendo «umilmente perdono» alle vittime. Una di queste, Ana Lucía Salazar, presentatrice televisiva, aveva reso noto tramite i social di essere stata costretta a subire le violenze di Martínez quando aveva solo otto anni, nell’Istituto Cumbres. A ridosso del Capitolo generale ha rilasciato una infuocata intervista tv in cui ha raccontato nel dettaglio come questa scuola privata, frequentata da figli di famiglie facoltose, con rette altissime, si fosse trasformata in un inferno per lei e le compagne che padre Ferdinando faceva chiamare in sagrestia e toccava nelle parti intime mentre leggeva passi della Bibbia. «È chiaro che dopo tutto questo la vita per noi bambine non fu più la stessa. Il passato è passato, ma è difficile dimenticare», ha detto Ana Lucía, oggi 36enne e madre di tre figli.

Con le altre sopravvissute e le rispettive famiglie oggi chiede giustizia e il risarcimento dei danni. Nei mesi scorsi le donne hanno annunciato anche la presentazione di una denuncia penale collettiva e hanno chiamato in causa padre Eloy Bedia, candidato a vicario capitolare dei Legionari, accusato di aver insabbiato i misfatti di Martinez. Nei mesi scorsi il sacerdote ha ricevuto una lettera in proposito del Tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monterrey. Secondo le vittime, Bedia aveva assicurato di occuparsi del caso, di fornire un accompagnamento ai minori abusati e ai loro familiari, di ritirare il prete pedofilo dal ministero attivo, ma le sue sono state tutte «false promesse». Lo dimostra il fatto che a Martínez, dopo le accuse, fu affidato un altro incarico a Salamanca, sempre a contatto con minori.

Padre Bedia continua a ribadire la sua estraneità ai fatti adducendo la colpa del trasferimento ad una decisione dello stesso Maciel. Tuttavia, nel polverone generale, ha chiesto di essere dispensato dalla partecipazione al Capitolo generale per rispetto ai sopravvissuti: «Tramite una lettera mi hanno riferito che la mia partecipazione causerebbe grande dolore… Comprendo che sentano la mia presenza come una nuova ferita», scrive in un comunicato. «Spero con tutto il cuore che la mia richiesta possa alleviare in qualche modo la sofferenza delle vittime e che come Congregazione possiamo andare verso l’incontro con loro e contribuire a una guarigione delle ferite».

La tensione rimane comunque alta in Messico, patria natale di Maciel, dove, peraltro, la settimana scorsa il capo della Financial Intelligence Unit (FIU) del Ministero delle Finanze, Santiago Nieto, ha rivelato che è in corso un’indagine contro l’organizzazione religiosa per presunti casi di riciclaggio e per i legami con Martha Sahagún, moglie dell’ex presidente Vicente Fox.

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Da Roma i partecipanti al Capitolo recepiscono tutte le preoccupazioni e cercano di tirare le somme per il futuro, riflettendo anche sulla missione e l’identità della Congregazione. In più occasioni, nel passato, si è parlato di una chiusura della Legione che, tuttavia, nonostante gli scandali avvicendatisi quasi ciclicamente negli anni e l’emorragia di appartenenti, ha continuato a mantenere un numero elevato di vocazioni e di appartenenti al ramo laico del Regnum Christi.

Negli ultimi anni, dopo la riforma avviata dalla Santa Sede, la Congregazione ha iniziato a vivere ed esercitare l’autorità secondo le nuove Costituzioni, ad elaborare un rapporto per rinnovare il processo formativo dei membri, ad attuare politiche di ambienti sicuri per la cura e la protezione dei minori, e la configurazione canonica di tutto il Regnum Christi. Un compito svolto sotto la guida dell’assistente pontificio, il gesuita Gianfranco Ghirlanda.

Il Capitolo in corso a Roma – al quale undici sacerdoti partecipano per la prima volta – dovrà valutare questi temi nelle prossime settimane. Soprattutto dovrà eleggere il nuovo superiore generale che prenderà il posto di padre Eduardo Robles-Gil, nell’incarico dal 2014, e dei suoi consiglieri.

https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/01/21/news/legionari-di-cristo-al-via-il-capitolo-generale-2020-tra-gli-scandali-per-gli-abusi-1.38363768?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook&refresh_ce
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.