Il prete accusato di abusi “Reato prescritto” per nove giorni

CATANIA. Nove giorni possono cambiare il destino di un processo. La sentenza di secondo grado è stata depositata nove giorni dopo l’avvenuta prescrizione. Quasi una beffa. 

Si chiude così la vicenda giudiziaria, drammatica, che ha coinvolto il prete di Randazzo Vincenzo Calà Impirotta accusato di abusi ai danni di un minorenne. Il processo di primo e secondo grado si è chiuso con una condanna. In appello la pena è stata ridotta. Ma le motivazioni del verdetto della Corte d’Appello sono arrivate, forse per mero errore di calcolo, quando già era intervenuta la prescrizione. La Suprema Corte di Cassazione, a cui è arrivato il procedimento dopo il ricorso presentato dai difensori del parroco, non ha potuto far altro che prenderne atto. “Annulla gli effetti penali senza rinvio la sentenza impugnata per essere i reati estinti per prescrizione”, si legge nel dispositivo. A Randazzo, dove la comunità ha sempre difeso il sacerdote, la notizia si è immediatamente diffusa. E c’è chi parla di “giustizia è fatta”. Ma prescrizione non significa, giuridicamente, assoluzione.

La Cassazione, infatti, scrive ancora: “Dichiara inamissibile il ricorso agli effetti civili e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese per il grado di giudizio alla parte civile”. 

Su questo punto gli avvocati di parte civile tengono a fare le dovute precisazioni. “La Suprema Corte ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Catania – dichiarano a Livesicilia gli avvocati Sandro e Giovanni Costanzo Piccinino – per essere i reati estinti per prescrizione in data 01.07.2018, ovvero 9 giorni prima del deposito della sentenza della Corte di Appello di Catania avvenuto in data 10.07.2018. In ogni caso, la prescrizione non ha certamente cancellato nel merito i reati contesati, e sopratutto accertati, in due gradi di giudizio dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Catania. Ed in particolare, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso agli effetti civili, condannando il ricorrente al pagamento delle spese per il grado di giudizio di legittimità, e lasciando aperta la strada per l’eventuale azione in sede civile. In breve – concludono i due penalisti –  il granitico impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Catania (le cui indagini vennero poste in essere dal Pubblico Ministero Dott.sa Lina Trovato) ha retto al vaglio sia del giudice di prime cure che condannava il prelato a quattro anni di reclusione, sentenza confermata dalla Corte di Appello di Catania la quale riduceva la pena finale ad anni tre di reclusione”.

https://catania.livesicilia.it/2019/06/25/il-prete-accusato-di-abusi-reato-prescritto-per-nove-giorni_500602/?fbclid=IwAR1E5Tgu-HwTT9pbJFh8p5IF6KKFnlISHJb20nVxwytRK3bb6UyIj7HUqzo

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