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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Marzo 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea all’omertà. Le inchieste hanno travolto Australia, Stati Uniti, Olanda e Gran Bretagna. Casi di pedofilia registrati anche in Italia

Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori perpetrati dai testimoni di Geova in tutto il mondo sta riempiendo le pagine dei media internazionali. Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per Gran Bretagna, Olanda, e poi via via in molti altri Paesi, sono spuntate storie di bambini abusati, di mancate denunce, e di vicende taciute alle autorità giudiziarie.

Nella sola Australia, per esempio, sono stati individuati 1060 episodi di abusi sui minori non denunciati alla magistratura nel corso degli ultimi 70 anni. Perfino Geoffrey Jackson,membro del Corpo Direttivo della Watch Tower, uno dei massimi capi dei testimoni di Geova, ha dovuto ammettere davanti alla Commissione d’inchiesta australiana che il problema nell’organizzazione esiste e che le procedure adottate fino ad allora non si sono rivelate efficaci.

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Negli Stati Uniti la pedofilia tra i testimoni di Geova è stata particolarmente sentita e ha spinto la magistratura a emettere condanne pesantissime. La più significativa è avvenuta in California, dove un tribunale ha obbligato l’organizzazione a versare 28 milioni di dollari a Candace Conte, una testimone di Geova abusata da un “fratello” quando aveva 9 anni. Durante il processo, la giovane si era alzata più volte in piedi in aula per incoraggiare altre “sorelle” a denunciare gli abusi sessuali che subivano nelle congregazioni, senza temere di essere scomunicate dagli anziani per aver gettato discredito sull’organizzazione.

I testimoni di Geova adottano verso la pedofilia una politica di ispirazione biblica, che prevede una gestione privata dei casi di abuso. Le accuse vengono valutate da un comitato di anziani, e devono essere supportate da due testimoni che ne verifichino la veridicità o dalla confessione dello stesso colpevole. Ma non esiste l’obbligo di denunciare tutto alle autorità. Anzi, spesso sono gli stessi anziani a fare pressioni sulle vittime e sui loro familiari per impedire che questi denuncino l’accaduto.

Un ex anziano della comunità, infatti, racconta: “Ai testimoni viene insegnato ad aspettare Geova. Così anche se subiscono un torto devono rimanere in silenzio e sopportare finché il loro Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione”. E questo non è proprio un “bene, dato che il loro Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite”.

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Sull’onda degli scandali venuti allo scoperto in varie parti del mondo, adesso si è scoperto che anche in Italia esiste questo problema. Molti testimoni di Geova, infatti, hanno raccontato ai giornali storie di abusi sessuali sui minori perpetrati dai confratelli e occultate dagli anziani. Le vicende riguardano soprattutto bambini e ragazzi di età compresa tra 10 e i 18 anni. Alcuni hanno raccolto numerose confidenze fatte da donne che in giovane età dicono di essere state abusate dai fratelli in alcune congregazioni italiane e che, per paura, per vergogna, e dietro pressioni degli anziani, non hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia.

Recentemente, anche Le Iene hanno raccolto la testimonianza di un ex testimone di Geova che, venuto a conoscenza di un abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, ha raccontato di essersi rivolto personalmente ai carabinieriper segnalare l’accaduto. Per tutta risposta, è stato dissociato con l’accusa di aver creato divisioni tra i fedeli.

Le cose, però, ultimamente sono cambiate. Dopo le pesanti critiche arrivate dall’opinione pubblica e le esemplari condanne inflitte dalla magistratura, l’organizzazione oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale possa denunciare l’accaduto alle autorità senza ricevere pressioni dagli anziani a non farlo. Tuttavia, come dimostra il caso in Australia, i testimoni pedofili, pur essendo inizialmente scomunicati, con il tempo vengono riassociati nell’organizzazione. Dai dati della Commissione australiana, emergono infatti dati eloquenti: si parla di 28 pedofili che sono stati nominati anziani e di 230 riammessi nei ranghi. Di questi, 78 erano stati disassociati più di una volta per lo stesso reato.

https://news.fidelityhouse.eu/esteri/i-testimoni-di-geova-nella-bufera-per-casi-di-pedofilia-non-denunciati-393530.html?fbclid=IwAR11C88pqzDGXTBldwmmq3MBA_nH8HiB7LHN4k9ZEeqeG85YNN_K2ttvnsA

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.