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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » “Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

“Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Maggio 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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“Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili sta indignando la cattolicissima Polonia. Il film è stato pubblicato sabato su YouTube e ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori. Lo scandalo pedofilia all’interno del clero polacco ha investito in pieno anche il governo conservatore, strenue difensore della Chiesa.

“Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili, sta suscitato un’ondata di indignazione nella cattolicissima Polonia. Realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il film è stato finanziato grazie alle micro donazioni degli stessi spettatori attraverso una piattaforma di crownfunding. Da sabato, giorno della sua pubblicazione su YouTube, ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori.

Il documentario inizia con la storia di Anna Misiewicz, una donna di 39 anni, che trova il coraggio di affrontare padre Jan A., un anziano sacerdote che l’ha molestata quando era bambina. Misiewicz ritorna in una parrocchia a Topola, un villaggio vicino a Cracovia, con una telecamera nascosta per chiedere conto al prete degli abusi. “Voglio sapere perché lo ha fatto, avevo solo 6 o 7 anni”, afferma emozionata. “Si rende contro – prosegue – che sono ancora impaurita? Che ho gli incubi di notte e non riesco a dormire?” Quando ricorda al parroco pedofilo i momenti in cui la baciava e le prendeva le mani per masturbarsi, padre Jan ammette: “So che non avrei dovuto farlo, non avrei dovuto toccarti o baciarti, so che non dovrei aver avuto queste stupide passioni”. “Mi dispiace tantissimo – prova a giustificarsi – è stata opera del diavolo”.

Il docu-film presenta nuove prove sulla pedofilia di molti preti polacchi e di come, invece di essere cacciati dalla chiesa o denunciati alla polizia, i sacerdoti abusatori venissero semplicemente trasferiti in altre parrocchie. Un’altra vittima, Marek Mielewczyk, racconta di aver subito abusi sessuali all’età di 13 anni. Il prete gli aveva ordinato “di non dire a nessuno quello che era successo”, nemmeno durante la confessione. “Non dirlo a nessuno” affronta anche il caso del reverendo Dariusz Olejniczak, che nonostante gli abusi a bambine di 7 anni, ha continuato a stare in contatto con i giovani per diverso tempo. Domenica, il giorno dopo la pubblicazione del film denuncia, Olejniczak ha annunciato che abbandonerà il clero.

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Lo scandalo ha costretto la gerarchia cattolica a riconoscere le proprie colpe. “Mi scuso per ogni ferita inflitta al popolo della chiesa”, ha detto l’arcivescovo Wojciech Polak. Anche il nunzio apostolico in Polonia, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, ha voluto inviare un messaggio di solidarietà alle persone che hanno subito gli abusi. “Il papa è molto preoccupato per l’accaduto – ha detto Pennacchio – ed esprimiamo la nostra compassione”. Altri membri della Chiesa polacca, invece, non hanno apprezzato le denunce di pedofilia. Come l’arcivescovo di Danzica, Leszek Slawoj Glodz, il quale ha affermato di avere di meglio da fare che guardare il film. In Polonia, dove la Chiesa è un’istituzione rispettata e potente, espressione dell’identità nazionale, il docu-film dei fratelli Sekielski ha scosso le coscienze. “Perché i preti commettono tali crimini? Perché i vescovi non hanno reagito come avrebbero dovuto? Perché, per anni, ha prevalso tra il clero la cospirazione del silenzio?” si chiede il giornalista Andrzej Gajcy, condividendo in parte le domande di molti altri polacchi.

Il clamore suscitato dai casi di pedofilia nel clero polacco ha investito anche la politica. Grzegorz Schetyna, leader di Piattaforma civica, il principale partito di opposizione, ha chiesto una commissione governativa per indagare su come il clero abbia affrontato gli abusi sessuali dei suoi membri. Sebastian Wierzbicki, di Alleanza della sinistra democratica (Sld), ritiene che il documentario “mostri che la Chiesa cattolica ha un enorme problema con la pedofilia, problema celato da anni. I fatti scioccanti emersi dal documentario mostrano che la questione riguardava anche i più importanti dignitari della Chiesa polacca. Sono contento che questo film sia stato mostrato”. Jarosław Kaczyński, il leader del partito al governo Diritto e giustizia (PiS), ha promesso di aumentare le pene per gli abusi sui minori fino a 30 anni di carcere. Allo stesso tempo, però, ha difeso con forza il corpo ecclesiastico polacco. “Chi vuole attaccare e distruggere la nazione polacca, prima attacca la Chiesa”, ha dichiarato il politico conservatore. A poco più di una settimana dalle votazioni europee, secondo alcuni analisti, la stretta alleanza tra clero e il partito Diritto e giustizia potrebbe avere anche delle conseguenze elettorali. “Non sono sicuro che il film sia un punto di svolta, ma certamente non aiuta il PiS”, ha affermato Marek Migalski, politologo presso l’Università della Slesia.

La pedofilia all’interno del Chiesa polacca era già emersa a marzo quando la Conferenza episcopale ha reso noti centinaia di casi di violenze sessuali su minori. I numeri, mostrati durante una conferenza stampa da padre Wojciech Sadlon, lasciano senza parole: 625 minori, di cui 345 al di sotto 15 anni di età; ben 382 casi di sacerdoti e persino suore che hanno abusato sessualmente di minori tra il 1990 e il 2018. “Sappiamo che questa è ancora solo la punta dell’iceberg”, ha detto il gesuita Adam Zak, coordinatore per la protezione dell’infanzia e gioventù nell’episcopato.

https://www.fanpage.it/non-dirlo-a-nessuno-il-documentario-choc-sui-preti-pedofili-sconvolge-la-polonia/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.