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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Tre fratelli abusati da preti pedofili fanno causa al Vaticano: “Ha coperto gli abusi”

Tre fratelli abusati da preti pedofili fanno causa al Vaticano: “Ha coperto gli abusi”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Maggio 2019
in World
Reading Time: 3 mins read
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Una nuova ʻtegola’ per il Vaticano: Luke, Stephen e Ben Hoffman, tre fratelli statunitensi, hanno presentato una causa contro la Santa Sede per aver coperto il prete pedofilo che ha abusato di loro quando erano ragazzi. Gli Hoffman, assieme ad altre due vittime, chiedono inoltre che il Vaticano renda pubblici i nomi dei sacerdoti pedofili. Negli Usa, tra il 1950 e il 2016, i parroci accusati di abusi sui minori sono stati oltre 6.700.

Luke, Stephen e Ben Hoffman, tre fratelli statunitensi, sono stati abusati durante la loro adolescenza da Curtis Wehmeyer, un prete dell’arcidiocesi di St. Paul e Minneapolis. Il sacerdote è stato arrestato nel 2012 e condannato a 5 anni di carcere dopo la denuncia della madre dei tre ragazzi. Il caso portò nel 2015 alle dimissioni dell’arcivescovo John Nienstedt, che non prese alcun provvedimento disciplinare contro il pedofilo. Per questo, i fratelli Hoffman hanno presentato martedì una causa contro il Vaticano con l’accusa di non aver denunciato alle autorità i preti sospettati di pedofilia, contribuendo così a mettere a rischio molti minori.

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Durante una conferenza stampa, i tre fratelli, accompagnati da altre due vittime di preti pedofili, hanno annunciato di aver presentato una causa federale nello Stato del Minnesota. I cinque, inoltre, chiedono alla Santa Sede di aprire gli archivi e diffondere i nomi dei sacerdoti colpevoli di abusi. “Non voglio che nessun altro passi per ciò che io e i miei fratelli abbiamo subito – ha affermato Stephen – pretendo solo che il Vaticano faccia ciò che è giusto”.

Secondo l’accusa, all’interno della Chiesa la condotta di Wehmeyer era conosciuta molto prima che il prete abusasse dei fratelli Hoffman. Nel 2004, infatti, la polizia fermò il sacerdote in un parco pubblico del Minnesota dove avvenivano incontri sessuali. A Wehmeyer, successivamente, era stato diagnosticato un disturbo sessuale. L’arcivescovo di allora lo trasferì in un’altra parrocchia relegandolo a funzioni amministrative. Non ci rimase molto in quel ruolo perché, nel 2009, il prete pedofilo ritornò ad essere sacerdote a tutti gli effetti. Sarebbe stato proprio il nuovo arcivescovo, John Nienstedt, a ridargli la sottana. Nei tre anni seguenti, il prete ha abusato di Luke, Stephen e Ben Hoffman durante i campeggi estivi quando i tre erano adolescenti. Dopo la denuncia della madre dei ragazzi, nel 2012 Wehmeyer è stato arrestato e dichiarato colpevole di abusi sessuali e possesso di pornografia infantile.

Il quarto querelante è un uomo di 51 anni, Jim Keenan, che ha subito abusi negli anni Settanta da parte di un prete, Tom Adamson, le cui azioni sarebbero state tenute in segreto dalla Chiesa. “Mi sono fatto avanti per fare causa al Papa e al Vaticano – ha detto Keenan ai giornalisti – perché tutto questo deve finire”. L’ultimo accusatore è Manuel Vega, tre le 30 vittime di un prete messicano, Fidencio Silva Flores, che sembra sia tornato in patria dopo aver compiuto i suoi abusi negli Usa. “È un altro di quelli che devono essere trovati”, ha spiegato Vega durante la stessa conferenza stampa. “Da quello che ho sentito è in Messico o in Spagna, ancora attivo e pericoloso”.

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L’avvocato americano del Vaticano, Jeffrey Lena, non ha rilasciato commenti. Mentre l’arcivescovo Nienstedt ha negato con forza le accuse di aver coperto il prete pedofilo. I fratelli Hoffman, durante la conferenza stampa, hanno detto che il loro obiettivo e far emergere la verità: costringere il Vaticano a rendere pubblici i nomi dei sacerdoti accusati di pedofilia e gli abusi da loro compiuti. “Sono ancora cattolico, ho un profondo amore per la Chiesa e per la mia fede, per me significa tutto – ha detto Ben tra le lacrime – ma il Vaticano deve risolvere questo problema”.

Nel periodo 1950-2016, i parroci americani accusati di pedofilia sono stati oltre 6.700, d’accordo con i dati della conferenza episcopale degli Stati Uniti. Nel 2014, davanti alle Nazioni Unite, monsignor Silvano Maria Tomasi ha ammesso che più di 3.400 accuse credibili di abusi sessuali su minori erano arrivate alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Come conseguenza, 848 parroci sono stati licenziati e oltre 2.500 misure disciplinari sono state applicate negli altri casi. I nomi dei preti pedofili, però, non sono mai stati resi pubblici. La causa aperta negli Stati Uniti adesso potrebbe segnare un nuovo capitolo nello scandalo pedofilia nella Chiesa cattolica.

https://www.fanpage.it/tre-fratelli-abusati-da-preti-pedofili-fanno-causa-al-vaticano-ha-coperto-gli-abusi/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.