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Cà degli Oppi: prete condannato per pedofilia ora dice Messa nella Bassa Veronese

redazione web by redazione web
8 Febbraio 2014
Reading Time: 3 mins read
Zenti Legamain

zenti legamain

CA’ DEGLI OPPI (VERONA), 9 FEBBRAIO 2014- I fatti per i quali don Paolo Biasi è stato condannato risalgono al 2005. Quattro ragazze di 14 anni avevano sporto denuncia contro il prete per averle “palpeggiate in diverse occasioni al seno”. Oggi è parroco a Cà degli Oppi, nel veronese.

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Il processo inizia nel 2008. Nel 2010 il prete viene condannato ad un anno e mezzo in primo grado con la condizionale e al risarcimento di 20mila euro a due delle vittime. Il suo avvocato gli consiglia di ricorrere in appello, ma don Paolo rinuncia, pur dichiarandosi innocente. Già all’apertura del processo, il prete era stato rimosso dalla parrocchia di Castel Ritaldi e spedito a Verona, sua città natale. Il vescovo Zenti l’ha prima mandato a fare il cappellano a Castelletto di Brenzone per tre anni e poi l’ha messo alla guida della parrocchia di Cà degli Oppi. L’altra sera va in onda un servizio del programma “Le Iene”, dove il giornalista Pablo Trincia ha posto alcune domande direttamente a don Paolo e anche al vescovo . “È opportuno che un sacerdote condannato per molestie sessuali sia messo a insegnare catechismo a bambini e ragazzini?” ha chiesto Trincia. “Non poteva la diocesi trovargli un’altra collocazione a servizio di malati, anziani, carcerati o dietro ad una scrivania? Non è pericoloso lasciarlo ancora a contatto di minori dopo quello che ha fatto? Oppure il Vaticano non riconosce la giustizia italiana che ha emesso una condanna diventata definitiva con la rinuncia al ricorso?”. Di tutta risposta il prete recita diverse “Ave Maria”. A spiegare la posizione della Chiesa è invece il direttore dell’ufficio stampa della diocesi di Verona, don Bruno Fasani. “Innanzitutto va premesso che don Paolo ha un’indole particolarmente aperta, è un prete “amicone”, abbraccia i suoi parrocchiani e cerca una vicinanza fisica oltre che spirituale con loro: non lo dico io, ma fior fiore di esperti del comportamento che hanno avuto modo di studiare don Paolo arrivando a definire il suo modo di rapportarsi alle persone tipico di un adolescente, con grandi manifestazioni di cordialità. Ora, relativamente ai fatti incresciosi, sarebbe accaduto tutto una notte di Natale: dopo la messa, la sacrestia s’è riempita di gente per lo scambio di auguri e c’erano anche le due ragazzine che proprio in quella situazione sarebbero state molestate. Sono tornate a casa e hanno raccontato tutto ai genitori. Da lì, è partita la denuncia. Il fatto che don Paolo abbia potuto in mezzo a tanti parrocchiani” continua don Bruno Fasani “in sacrestia, toccare le ragazzine, è sembrato inverosimile a tutti e il processo è stato affrontato con la certezza che sarebbe finito in una bolla di sapone. Invece, arriva la condanna. Il vescovo di Spoleto d’accordo con il nostro monsignor Zenti decide allora di far tornare don Paolo a Verona. Viene mandato per tre anni a Castelletto di Brenzone, nel convento delle suore, a fare il cappellano. Il vescovo Zenti», prosegue don Fasani, seguendo le indicazioni di Roma sottopone don Paolo ad alcuni test medici eseguiti da professori del comportamento che confermano che, al di là di atteggiamenti adolescenziali privi però di ogni valenza libidica, è persona che non ha alcun tipo di problema dal punto di vista della pedofilia”. La Santa Sede dichiara: “Può tornare a fare il prete”. “Forte del giudizio di esperti e del nulla osta del Vaticano” conclude don Fasani, “il vescovo Zenti lo trasferisce da Castelletto a dirigere la parrocchia di Ca’ degli Oppi. E a prova che non ha nulla da tenere nascosto a nessuno, scrive ai parrocchiani una lettera che è stata letta in chiesa per annunciare il suo arrivo e spiegare l’intera vicenda”.

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