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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assolto » Sesso tra don Marino Genova e l’ex parrocchiana 13enne: sentenza fissata per il 3 ottobre

Sesso tra don Marino Genova e l’ex parrocchiana 13enne: sentenza fissata per il 3 ottobre

Francesca Lagatta by Francesca Lagatta
28 Agosto 2017
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 2 mins read
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Dopo quattro anni di processi, udienze, umiliazioni per l’ex parrocchiana Giada Vitale, e una mole di perpetue e sacerdoti in aula pronti a difendere l’operato dell’ex guida spirituale di Portocannone, don Marino Genova, la controversa vicenda giudiziaria si chiuderà definitivamente il prossimo 3 ottobre 2017 su decisione del giudice Michele Russo che ha presieduto il collegio lo scorso giugno.

Il processo era balzato agli onori di cronaca nazionale quando il giudice Daniele Colucci, in servizio al tribunale di Larino, aveva assolto il prete definendo il rapporto tra i due una vera e propria relazione amorosa. Non era bastato che don Marino Genova, all’epoca dei fatti 55enne, ammettesse di aver avuto rapporti sessuali con la ragazzina per 4 anni e non era servito nemmeno che i medici testimoniassero un grave disagio psicologico della giovane parrocchiana di Portocannone, in Molise, dovuto alla perdita degli affetti più cari (clicca qui per leggere la storia).

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Giada Vitale, oggi 21 anni, sarebbe stata consenziente ai rapporti intimi e la prova sarebbe la mancata reazione della giovane, che per 4 anni era rimasta come ipnotizzata da don Marino Genova.

In realtà a Giada quella condizione non le piacevano affatto, tanto da lasciare la scuole e finire sotto psicofarmaci, ma trova la forza di ribellarsi solo all’età di 17 anni. Prima la denuncia al Vescovo, che tutto quello che fa è spostare don Marino in un’altra parrocchia, poi quella penale, con la quale finalmente si apre un processo a carico dell’indagato, ma diviso in due fascicoli.

Il giudice, in pratica, fa una netta distinzione tra ciò che è avvenuto quando la vittima ha ancora 13 anni, e quando, tre mesi dopo dall’inizio dei rapporti sessuali, compirà il 14° compleanno. Da qui in poi il giudice assolve don Marino, specificando anche che non essendo egli uno psicologo, non era tenuto a a badare alla condizione psicologica della vittima, in quanto prete e non psicologo. Nella sentenza è scritto così.

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Ma anche per ciò che è avvenuto dall’aprile al giugno del 2009, e cioè quando Giada ha ancora 13 anni, il giudice è inspiegabilmente, assai clemente. Il prete viene sì rinviato a giudizio ma, sempre nell’ottica del consenso, tanto che il capo di imputazione viene derubicato ad atti sessuali con minore. Il reato, comunque, è punito dal Codice Penale all’articolo 609-quater, che sanziona con la reclusione da cinque a dieci anni «la condotta di chiunque compie atti sessuali con persona che al momento del fatto non ha ancora compiuto quattordici anni».

Il contro alla rovescia per appurare se Giada Vitale avrà la sua misera fetta di giustizia è già iniziato.

Il caso è seguito dall’associazione Rete l’Abuso onlus del presidente Francesco Zanardi e dalla consigliera regionale del Molise Nunzia Lattanzio. 

http://www.francescalagatta.it/sesso-don-marino-genova-lex-parrocchiana-13enne-sentenza-fissata-3-ottobre/

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Giornalista addetta all'Ufficio stampa della Rete L'ABUSO

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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