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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » carabinieri » LECCE – altre due presunte vittime denunciano don Rampino. Per una si configurerebbe anche il sequestro di minore

LECCE – altre due presunte vittime denunciano don Rampino. Per una si configurerebbe anche il sequestro di minore

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Aprile 2019
in Il punto della Rete L'ABUSO, Puglia
Reading Time: 2 mins read
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Sarebbero tre, ma per il momento siamo riusciti a rintracciare soltanto due, delle presunte vittime di don Carmelo Rampino, che nei giorni scorsi, tramite l’Associazione Rete L’ABUSO, hanno formalizzato altre due querele a carico del sacerdote.

La narrazione delle due presunte vittime ritrae caratteristiche comuni agli altri racconti, per cui si ritiene fondata. Ma quello che emerge in modo preoccupante è profilo di don Carmelo Rampino, che oltre alla spudoratezza, viene descritto come un uomo violento durante gli abusi e docile subito dopo.

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È soprattutto una delle due deposizioni a farmi gelare il sangue mentre la raccolgo. In questo caso le presunte vittime sarebbero due, all’epoca undicenni, che nei fatti sarebbero state sequestrate dal sacerdote.

“Entrato nella stanza, mi si presentò di fronte una scena raccapricciante; vidi il mio amico accovacciato sul tavolo e don RAMPINO Carmelo dietro che lo sodomizzava.

Appena don RAMPINO mi ha visto, si è staccato per un attimo dal mio amico Xxxxx e ha chiuso a chiave la porta della stanza, poi è tornato verso Xxxxx e ha continuato quello che stava facendo.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Ad un certo punto, impaurito minacciai don RAMPINO, che se non avesse lasciato stare Xxxxx gli avrei tirato una seggiola che era vicino a me.

Lui rispose che se non avessimo fatto i bravi non ci avrebbe aperto la porta, e chiaramente, ci disse che se avessimo raccontato qualcosa, nessuno cui avrebbe creduti. Avrebbero creduto a lui che è un sacerdote.

Poi continuò e terminò il suo ignobile atto con il mio amico Xxxxx. Una volta terminato, don RAMPINO Carmelo divenne mansueto come un agnello, ci offrì dei dolci, che però rifiutammo”.

“Così io e Xxxxx andammo a casa. Ricordo che durante il tragitto non ci siamo detti nemmeno una parola, avevamo persino vergogna di guardarci in faccia”.

Il racconto continua, ed è qui, che già trenta anni fa, don Rampino poteva essere fermato. Quell’episodio fu denunciato a Carabinieri. Da quanto emerge dal racconto, i due ragazzini arrivarono a casa in visibile stato di shock e i genitori si resero immediatamente conto. Il ragazzo che aveva subito direttamente la violenza crollo, raccontando tutto al padre, il quale, si recò immediatamente a casa dell’amico, che gli confermò l’accaduto.

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A questo punto, dopo un primo momento in cui il padre della presunta vittima voleva andare a prendere don Carmelo, i genitori del secondo ragazzo, riuscirono a farlo ragionare e decisero di andare in caserma. Raccontarono l’episodio, ma alla fine il maresciallo li dissuase a depositare la denuncia. Si incaricò invece di andare a parlare con il vescovo, che all’epoca era mons. Michele Mincuzzi.

Era l’aprile del 1984, nell’agosto dello stesso anno, il vescovo Mincuzzi, trasferirà don Carmelo che successivamente sarà reintegrato a Pisignano.

Zanardi

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.