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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Bari » «Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa La verità anche in Italia come chiede Francesco»

«Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa La verità anche in Italia come chiede Francesco»

Nel sesto anniversario dall’elezione di Francesco, il tribunale di Melbourne ha condannato a sei anni, per pedofilia, il cardinale George Pell

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Marzo 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Il gesuita Zollner, esperto anti-pedofilia del Vaticano: dopo l’incontro voluto dal Papa c’è maggiore consapevolezza nelle conferenze episcopali

di Gian Guido Vecchi – CITTÀ DEL VATICANO Nel sesto anniversario dall’elezione di Francesco, il tribunale di Melbourne ha condannato a sei anni, per pedofilia, il cardinale George Pell . Una settimana fa un altro cardinale, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, è stato condannato a 6 mesi con la condizionale per mancata denuncia di un abuso commesso da un sacerdote. C’è chi parla di Chiesa sotto attacco, che ne dice padre?

«Ma no, le vicende si accumulano, sono casi che arrivano nello stesso momento ma dalla Francia all’Australia sono in ballo da anni, non ha senso sostenere che questo sia un attacco concertato». Padre Hans Zollner, gesuita tedesco, preside dell’istituto di Psicologia e presidente del Centro di protezione dei minori dell’Università Gregoriana, è forse il massimo esperto della Chiesa in tema di lotta agli abusi. Fa parte della commissione vaticana per la protezione dei minori e del comitato organizzatore dell’incontro voluto dal Papa, il mese scorso, tra presidenti e rappresentanti di tutte le Conferenze episcopali del mondo.

C’è il rischio che queste reazioni, anche nella Chiesa, frenino le riforme volute da Francesco?

«Considerazioni del genere c’erano prima e adesso si sentono più giustificate, ma insomma, non credo abbiano affetto. Non c’è un attacco alla Chiesa, ci sono accuse rivolte alle persone. Se un giudice, il sistema legale di un Paese dice che c’ è stato reato, allora il colpevole deve scontare la pena. Nel caso dei cardinali Pell e Barbarin bisogna tenere presente che non abbiamo una sentenza definitiva ma, per ora, delle condanne in primo grado. Staremo a vedere».

L’anno scorso diceva al «Corriere» che la Chiesa italiana dovrebbe fare come quella tedesca, che ha compiuto una ricerca durata tre anni in tutti gli archivi, altrimenti si troverà a dover rincorrere lo scandalo. Nel frattempo monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, ha annunciato una ricerca affidata a un’università per capire finalmente le dimensioni del fenomeno degli abusi in Italia e un’«ampia consultazione» tra i vescovi sull’obbligo di denuncia alle autorità civili…

«Le parole di Francesco, l’accento particolare che il Papa ha posto sulla questione ha avuto effetto in molti Paesi, prima e dopo l’incontro in Vaticano. Non dico che anche in Italia sia direttamente legato, ma di certo l’attenzione del Papa ha accelerato e sta accelerando i processi. Bene così, bisogna cercare la verità».

Come va il cosiddetto «follow up» dopo l’incontro in Vaticano? Che cosa ci si deve attendere ora?

«Il lavoro prosegue, alcune cose sono pronte e stanno per essere pubblicate, per altre ci vorrà ancora qualche mese. Ma si avranno conseguenze concrete solo se le conseguenze concrete avverranno nei vari Paesi, nella conferenze episcopali. Io seguo le notizie che arrivano dalle varie chiese locali, e vedo che si stanno definendo gruppi di lavoro, commissioni di ascolto delle vittime, revisioni delle linee guida contro gli abusi… Si è creato l’effetto nel quale speravo prima dell’incontro: che tutti tornassero con maggiore consapevolezza ed energia per cambiare le cose nel loro territorio».

https://roma.corriere.it/cronisti-metropolitani/notizie/pedofilia-non-c-attacco-chiesa-2875d6f0-45ba-11e9-84eb-0118ce37142a.shtml

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.