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PRETI PEDOFILI/ Vescovi cileni, quelle dimissioni che non piacciono al Papa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Maggio 2018
in World
Reading Time: 3 mins read
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Un colpo di teatro l’ultimo atto nella dolorosissima e controversa vicenda cilena. Ieri 32 vescovi si sono dimessi, ma sembra una mossa contro il papa. CRISTIANA CARICATO

Un coup de théâtre l’ultimo atto nella dolorosissima e controversa vicenda cilena. Ieri mattina, alla fine della tre giorni di confronto in Vaticano su quanto accaduto negli ultimi decenni nella Chiesa del paese latino-americano, tutti i 32 vescovi del Cile hanno rassegnato le dimissioni. Un fatto senza precedenti, un’azione commisurata a quella che Papa Francesco in una lettera resa nota da Antenna 13, emittente cilena, consegnata dal pontefice dopo il primo incontro con l’episcopato sotto accusa, ha definito “ferita aperta, dolorosa e complessa”, una ferita “che per lungo tempo non smette di sanguinare nella vita di così tante persone e, quindi, nella vita del popolo di Dio”.

Toni durissimi che non si limitano al caso iniziato negli anni 80, quando uno dei sacerdoti più popolari e carismatici del Cile, padre Fernando Karadima, iniziò ad abusare di ragazzi fragili, per lo più adolescenti, nella parrocchia del Sacro Cuore di El Bosque di Santiago. Le sue malefatte, a lungo coperte o insabbiate grazie all’influenza e alla fama di cui godeva presso le gerarchie ecclesiali e l’alta borghesia della capitale, sono all’origine del più grave scandalo che abbia mai investito la chiesa cilena. Una tempesta che ha dissipato il credito di autorevolezza e moralità costruito eroicamente da parte del corpo ecclesiale durante gli anni della dittatura e che ha finito per investire anche il recente viaggio di Francesco nel paese.

E’ proprio nella visita di gennaio che il bubbone, coperto e da connivenze e ipocrisie, è scoppiato. La presenza di Francesco ha fatto da detonatore ad una situazione già gravemente compromessa. Nonostante le denunce delle vittime fossero iniziate nel 2003, portando anche ad una condanna nel 2011 del sacerdote che ha formato almeno due generazioni di preti cileni da parte della Congregazione per la dottrina della fede, alti esponenti ecclesiali e almeno 4 vescovi cresciuti sotto la sua ala protettrice continuavano a minimizzare la vicenda, informando in maniera parziale e scorretta il Papa sulla verità dei fatti.

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Ma Francesco non è uno che si possa gabbare. L’isolamento avvertito durante la visita in Cile, le proteste di piazza, l’esperienza traumatica vissuta nei tre giorni passati nel paese lo hanno portato a prendere l’iniziativa. Un’indagine sullo scandalo affidata a mons. Charles Scicluna, l’arcivescovo di Malta, ex promotore di Giustizia vaticano oggi presidente del Tribunale dei Ricorsi, il più duro esponente della lotta alla pedofilia, insieme alla richiesta di perdono alle vittime per aver sostenuto mons. Juan Barros Madrid, vescovo di Osorno, collaboratore e figlio spirituale di Karadima, trasferito proprio dal pontefice alla diocesi nel sud del Cile nonostante le tante accuse di complicità e connivenza.

Poi la cronaca dei giorni scorsi. La convocazione in Vaticano, la richiesta di riflessione e preghiera, le dichiarazioni dei vescovi cileni, contriti e preoccupati, finalmente disposti all’autocritica e consapevoli degli errori e omissioni compiute. E poi il finale, che si spera sia un inizio. Le dimissioni di massa. Che non convincono completamente. Perché hanno il sapore di una resa interessata, di un’azione collettiva che supera le profonde divisioni del corpo episcopale per scaricare sul povero Francesco la responsabilità di scelte e misure. Il rischio è che tutti siano colpevoli e allo stesso tempo innocenti, vittime di “un sistema”, che proprio Francesco mette sotto accusa, di ricatti, bugie e complicità. Rimettersi alla decisione del pontefice dopo anni di miopia sulle reali condizioni della Chiesa cilena sembra un modo per fuggire ancora una volta davanti al problema. Un segno ulteriore, semmai ce ne fosse bisogno, di immaturità.

L’aspetto positivo è che al di là delle sincere o meno intenzioni, tutto questo va nella linea del papa: Francesco “commissaria” la Chiesa cilena, assumendo su di sé una croce pesantissima e il carico di decisioni e scelte che segneranno il futuro della testimonianza cristiana nel paese latinoamericano. Tutto riparte da lui.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.