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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Accuse di pedofilia nella Chiesa, il cardinale Sepe in una lettera: “Accanimento mediatico”

Accuse di pedofilia nella Chiesa, il cardinale Sepe in una lettera: “Accanimento mediatico”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Maggio 2018
in Campania
Reading Time: 4 mins read
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Delusione e rabbia nella reazione delle madri che avevano scritto: “Avrei preferito una non risposta a questo punto – dice a Fanpage Simona Piccolini – perché è un rimbalzare la palla a qualcun altro. Avevo chiesto com’era possibile che questo prete fosse mandato in giro in contesti diversi, in parrocchia a contatto coi bambini, perché non venisse svelata la sua colpevolezza o innocenza, perché questo cambiargli il nome difendendolo, avevo chiesto spiegazioni in merito all’atteggiamento che si era creato nei confronti della parrocchia di Montù dove era stato mandato sia nei confronti nostri ma non ho ricevuto la risposta che mi aspettavo”

Nuova evoluzione sul caso di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli accusato di pedofilia, che per anni – dopo l’accusa nel 2010 – ha continuato a esercitare il ministero sacerdotale in vari luoghi anche a contatto con i bambini e, come nell’ultimo caso a Montù Beccaria (Pavia), sotto falso nome: il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha risposto alla lettera inviata dalle mamme di Montù, nella quale chiedevano, tra l’altro, chiarimenti circa la presenza di un religioso accusato di così gravi reati a contatto con i bambini e per giunta sotto falso nome. Sul punto, però, il cardinale rimanda le eventuali responsabilità ad altri. E, nell’incipit della lettera, parla senza mezzi termini di accanimento mediatico.  “Gentili signore – scrive nella lettera che Fanpage ha letto in esclusiva – (…) Comprendo il Vostro rammarico e la situazione di smarrimento spirituale nella quale Vi trovate. L’accanimento mediatico, poi, distoglie lo sguardo dalla realtà, e troppe volte genera giudizi affrettati e generalizzati sulle persone, e in particolar modo sui sacerdoti, molti dei quali, operano instancabilmente per il bene dei fedeli loro affidati”.

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C’è poi un passaggio sull’indagine aperta a Napoli già una prima volta sul caso e che, nonostante gli elementi portati da Diego Esposito che aveva denunciato di essere stato vittima di terribili violenze (tra i quali un video nel quale don Silverio non nega di aver abusato di lui quando era un bambino), è stata sospesa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: “Dopo che la Congregazione per la Dottrina della Fede – si legge – ritenne di sospendere il processo canonico per la insufficienza di prove a carico e dopo che per volere di papa Francesco la stessa Congregazione ha riaperto il caso, attualmente è in corso una nuova fase delle indagini per verificare, in piena verità, le accuse rivolte a don Silverio”.  Sulla permanenza del religioso a contatto con i bambini, addirittura sotto falso nome, poi il cardinale rimanda le responsabilità ad altri e afferma: “In merito alle Vostre legittime perplessità circa la presenza e l’attività di don Silverio nel Vostro paese di Montù Beccaria, potrà e dovrà essere il Vostro stesso Parroco a dirVi, rassicurandoVi se ne è convinto, della correttezza comportamentale o meno d don Silverio che, fin dal primo momento dell’accusa, nel 2010, fu affidato alla Congregazione dei Padri Missionari della Divina Redenzione. Ci può essere stato un deficit di comunicazione, ma certamente non lo si è lasciato libero, allora come oggi, di girare per l’Italia e svolgere senza controllo il ministero sacerdotale”.

Delusione e rabbia nella reazione delle madri che avevano denunciato questa situazione: “Avrei preferito una non risposta a questo punto – dice a Fanpage Simona Piccolini – perché è un rimbalzare la palla a qualcun altro. Avevo chiesto com’era possibile che questo prete fosse mandato in giro in contesti diversi, in parrocchia a contatto coi bambini, perché non venisse svelata la sua colpevolezza o innocenza, perché questo cambiargli il nome difendendolo, avevo chiesto spiegazioni in merito all’atteggiamento che si era creato nei confronti della parrocchia di Montù dove era stato mandato sia nei confronti nostri ma non ho ricevuto la risposta che mi aspettavo”. Le mamme avevano chiesto chiarimenti anche sull’aspetto delle indagini:”Nella lettera dice che hanno fatto tutte le indagini del caso, raccolto le prove, ma il caso è stato sospeso per insufficienza di prove. Per la serie “io il mio dovere l’ho fatto ma è stata la Dottrina della Fede”. Poi è emerso che il prete è stato mandato prima a contatto con i bambini una prima volta e una seconda volta a Montù, il nostro parroco dice di essere stato inconsapevole di tutto e il risultato è stato che don Silverio Mura era di nuovo a contatto con i bambini. Un presunto pedofilo normalmente viene isolato e invece in questo caso no”. La vera identità di don Silverio, che lì si è presentato con altro nome, è venuta alla luce solo dopo alcuni servizi apparsi su tv e media nei quali veniva mostrata la sua fotografia. Dopo questo, è sparito anche da Montù e non si sa dove sia. “Mi viene poi a dire  – si sfoga Simona Piccolini – che dalla prima denuncia, don Silverio è stato assegnato sotto la responsabilità della Congregazione del nostro parroco di Montù, e quindi quello che lui ha fatto da allora è stato supervisionato da loro. Ma noi abbiamo chiesto a don Simone e lui dice di essere stato sempre all’oscuro e tra l’altro questo prete era sotto la Curia di Napoli: nonostante questo,  mi sembra che il cardinale se ne sia lavato le mani”. Ancora, si riferisce a quello che l’arcivescovo chiama accanimento mediatico: “Lui forse pensa che il mio stato d’animo sia dovuto a un clamore mediatico: mi sono informata, ho passato giornate a ricostruire la storia, ci sono delle prove che io da profana vedo e sento, quelle che ha reso disponibili Diego Esposito, la vittima, che mi sembrano esplicite e non campate per aria. Mi riferisco al video in cui non nega gli abusi, alla testimonianza di un’altra vittima, la malformazione intima che Diego ha riferito e che pare sia stata verificata. Il clamore mediatico lo si fa per far vedere il volto di questo prete alla gente in modo che come noi non gli venga un coccolone. A Sepe vorrei dire che apprezzo il fatto che abbia considerato, non è all’ordine del giorno ricevere una risposta. Allo stesso tempo non ho chiesto di indirizzarmi a chi deve darmi le risposte, perché so per certo che le risposte me le deve dare lui”.

Non nasconde la delusione anche Diego Esposito, il primo a denunciare pedofilia: “Non risponde sul fatto che il prete sia andato lì e usava nome e cognome falso, e loro glielo hanno chiesto. Poi continua dire che a Roma hanno sospeso il caso una prima volta, a mio parere il caso è stato chiuso anche perché le prove non sono state raccolte nel modo giusto, compresa una perizia psichiatrica fatta su di me nella quale mi veniva chiesto insistentemente perché da bambino avessi accettato di andare a casa di don Silverio, che all’epoca era il mio insegnante di religione. Ora scaricano le colpe su altri, questa lettera è una presa in giro, tutto questo deve finire. Poi ha parlato di accanimento mediatico. Ma quale accanimento? Solo adesso stanno iniziando a rispondere, grazie al fatto che ci siamo rivolti ai media, altrimenti non avremmo avuto nemmeno ascolto”.

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https://napoli.fanpage.it/accuse-di-pedofilia-nella-chiesa-il-cardinale-sepe-in-una-lettera-accanimento-mediatico/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.