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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Abusi sessuali nella Chiesa, il parroco di Grandate: “Trovare il coraggio di denunciare”

Abusi sessuali nella Chiesa, il parroco di Grandate: “Trovare il coraggio di denunciare”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Settembre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Secondo Don Pandolfi spostare preti da una parrocchia all’altra curandosi solo del buon nome della Chiesa ha permesso a centinaia di abusatori di continuare nei loro crimini

Nuovo intervento del parroco di Grandate don Roberto Pandolfi sul tema degli abusi sessuali commessi da preti. Un tema che sta particolarmente a cuore al sacerdote, prete della parrocchia di San Giuliano quando esplose lo scandalo degli abusi commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale.
Sulla questione è tornato più volte soprattutto dopo il caso degli abusi insabbiati in Vaticano denunciato dalla trasmissione Le Iene. 

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Gli ultimi interventi, in ordine di tempo, sono quelli apparsi sul sito della parrocchia di Grandate il 27 agosto e il 3 settembre 2018. Nella consueta riflessione del lunedì, don Pandolfi parte dalla lettera scritta da Papa Francesco a proposito dello scandalo scoppiato nella Chiesa della Pennsylvania per poi allargare le sue considerazioni.

Parole forti, quelle del Papa. Non nuove. Già lo scorso anno aveva detto alla Commissione vaticana per i minori: “La pedofilia è antica malattia. La Chiesa è arrivata tardi. Tardi nell’avere coscienza della gravità problema, tardi nell’assumersi le proprie responsabilità. E’ la realtà: siamo arrivati in ritardo. Forse l’antica pratica di spostare la gente ha addormentato un po’ le coscienze”.

Già, spostare preti da una parrocchia all’altra, confidando nella loro capacità di autocontrollo, accontentarsi di qualche percorso psicologico al termine del quale sentirsi dire che la persona è perfettamente guarita, avere come unica preoccupazione il “buon nome” della Chiesa, un malinteso senso della paternità, che sconfina nella dabbenaggine e nella difesa della casta, tutti ingredienti esplosivi che hanno permesso a centinaia di abusatori di continuare a perpetrare i loro crimini.

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Ma non basta. Perchè la denuncia era (è?) guardata con distacco e superficialità, quando non con ostilità. E non parliamo di quando la denuncia veniva fatta alla Magistratura dello Stato, anzichè all’istituzione ecclesiastica, dove tutto avrebbe rischiato di finire a tarallucci e vino, con qualche pacca sulla spalla e l’immancabile ringraziamento per il silenzio ossequioso e intriso di misericordia verso il povero prete che ha sbagliato e il povero vescovo profondamente ferito nella sua paternità sacerdotale.

Parliamoci chiaro: denunciare esponeva (espone? Esporrà?) a tanti rischi. Bisognava (bisogna? Bisognerà?) mettere in conto l’ostracismo da parte della stessa comunità ecclesiale, le calunnie più tremende (persino quella di aver tradito il segreto confessionale) messe in giro per screditare i denuncianti, la disapprovazione di preti, laici e suore per aver suscitato scandalo (lo scandalo, ovviamente, non è, per i benpensanti, l’abuso sessuale, ma l’averlo portato alla luce), le accuse di incuria per i genitori e di immoralità per i minori coinvolti… Potrei continuare, ma forse è meglio guardare il positivo e pensare alle parole del Papa come ad uno stimolo per tutti ad essere coerenti con il Vangelo, anche quando non sembra essere così misericordioso come il “misericordismo”, oggi in voga, vorrebbe.

Altrimenti dovremmo pensare che l’unico modo per convertire certi cuori induriti sia quello di colpire là dove quel cuore ha il suo tesoro, e cioè i soldi. Negli Stati Uniti già 17 diocesi hanno dichiarato fallimento dopo essersi sbancate per risarcire le vittime di abusi perpetrati da ecclesiastici.
In Italia fino ad ora solo due diocesi sono state condannate a risarcire le vittime e hanno dovuto pagare. Sarebbe triste, ma anche questo potrebbe essere un incentivo alla vigilanza da parte di chi deve vigilare. E, in ogni caso, certe situazioni hanno goduto di fin troppe coperture, a tutti i livelli.

E’ tempo di dare una svolta.
E anche chi prova dentro di sè dolore e vergogna per essere stato abusato deve trovare il coraggio di aprirsi e denunciare, in tutte le sedi opportune, ciò che ha subito, certo di trovare, come vuole il Papa, ascolto, comprensione, solidarietà e, soprattutto, giustizia. Parlare e denunciare è l’unico modo per iniziare a guarire. E solo la guarigione può portare ad un perdono vero.

Il vero bene della Chiesa è affrontare apertamente il peccato e sconfiggere l’opera di Satana, che predilige le tenebre, la menzogna e i silenzi omertosi e complici.

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Concludo con le parole di Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università gregoriana, il quale, commentando la lettera del Papa in un’ intervista all’agenzia Sir, fa un paragone per niente lusinghiero tra la Chiesa statunitense e quella italiana: “Troppi sacerdoti – tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni- hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi. Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato. Mi auguro che queste ultime settimane, con tante notizie sconvolgenti, abbiano aperto gli occhi e il cuore anche alla Chiesa italiana e ai suoi responsabili per impegnarsi senza esitazione e in modo consistente in ciò che è una chiamata urgente del Signore a tutto il Popolo di Dio”.
C’è da riflettere.

don Roberto

https://www.quicomo.it/attualita/abusi-sessuali-chiesa-pandolfi-prete-grandate-como.html

 

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.