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Il Papa conclude i colloqui con le vittime cilene: “Commossi e soddisfatti, incontri costruttivi”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Maggio 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Oggi l’ultimo appuntamento a Santa Marta. L’episcopato del Cile pubblica una nota: «Non è piacevole ricevere un invito del Pontefice perché come Chiesa non stiamo agendo bene»

Ieri mattina due di loro erano affacciati da una terrazza del Palazzo Apostolico vaticano a seguire il Regina Coeli di Papa Francesco, sorridendo e salutando i fotografi. Già questo un segno che il muro ha iniziato a sgretolarsi, che quella Santa Sede considerata per decenni come un riflesso in scala più ampia di una Chiesa che non ha saputo e voluto ascoltare il loro dolore può essere da oggi una “casa” anche per loro. Juan Carlos Cruz e James Hamilton, due delle tre vittime cilene di padre Fernando Karadima invitate a Roma dal Papa (il terzo, José Andrés Murillo era ieri assente), sembravano a loro agio insieme a padre Jordi Bertomeu, officiale catalano della Congregazione per la Dottrina della fede e “braccio destro” dell’arcivescovo maltese Charles Scicluna durante la missione speciale di febbraio in Cile.

Merito dei recenti colloqui con Francesco a Santa Marta, voluti dallo stesso Pontefice che, dopo la lettera “penitenziale” all’episcopato cileno in cui ha chiesto nuovamente perdono e ribadito la sua vergogna per i casi di abuso, ha convocato tutti in Vaticano per provare a chiudere questo drammatico capitolo della Chiesa in Cile, deflagrato a livello internazionale con il viaggio di gennaio.

Colloqui «positivi», «intensi», «costruttivi», «rispettosi», «sinceri», quelli avvenuti da venerdì sera a domenica tra il Papa e i tre principali accusatori di Karadima e delle gerarchie ecclesiastiche cilene, colpevoli – a loro dire – di aver insabbiato le violenze, a cominciare dal vescovo di Osorno Juan Barros. Almeno in questi termini gli stessi Cruz, Hamilton e Murillo hanno definito i dialoghi con il Papa in dei post (peraltro molto simili fra loro) pubblicati sui profili social.

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Attualmente sono solo questi tweet ad offrire uno scorcio di quanto avvenuto in queste tre giornate. Come informava infatti una nota del portavoce vaticano Greg Burke, non c’è e non ci sarà una versione o un resoconto ufficiale. Le conversazioni sono state private e così resteranno per sempre. Per volontà del Papa, anzitutto, che ha voluto dare ai colloqui un carattere di immediatezza, sincerità, spontaneità, senza alcuna scaletta prestabilita né pressioni esterne. Qualche dettaglio o contenuto, forse, sarà rivelato pubblicamente il prossimo 2 maggio durante la conferenza che si prevede affollatissima nella sede della Stampa Estera a Roma. I tre cileni parleranno allora con i giornalisti; da quando sono giunti nella capitale, nessuno di loro ha voluto rilasciare dichiarazioni e interviste mantenendo un rapporto anche molto cauto con i giornalisti. Soprattutto Cruz, che giornalista è anche lui negli Stati Uniti dove vive da decenni e dove ha pubblicato il libro “La fine dell’innocenza” sulla esperienza di abuso tra il 1981 e il 1995, ha mostrato grande riserbo.

Probabilmente il più conosciuto fra le vittime considerando il suo impegno per far emergere la verità da oltre otto anni, Cruz era finora l’elemento maggiormente critico nei confronti di Francesco e del suo pontificato, specie dopo il viaggio in Cile e le dichiarazioni del Papa sulle responsabilità di Barros. L’iniziale freddezza con il Pontefice si è tuttavia dissolta già dalla prima stretta di mano. «È durato più di due ore e mezza il mio incontro oggi con il Papa. Sono commosso. Mi ha ascoltato con grande rispetto, affetto e vicinanza, come un padre. Abbiamo approfondito molti argomenti», ha twittato ieri pomeriggio, pochi minuti dopo l’incontro nella Domus vaticana. «Oggi ho più speranza nel futuro per la nostra Chiesa anche se il compito è enorme».

«È terminato il colloquio con il Santo Padre abbiamo parlato per più di due ore in una conversazione sincera, accogliente ed enormemente costruttiva», scriveva invece Hamilton, apprezzato medico gastroenterologo, la sera di sabato 28, poco dopo un primo stringato cinguettio post udienza: «Molto contento e soddisfatto». Quasi ventiquattr’ore prima c’era stato il tweet di Murillo del venerdì 27 : «Oggi ho parlato per due ore con il Papa in modo molto rispettoso e franco gli ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come un abuso di potere. Della necessità di assumersi le responsabilità, la cura e non solo il perdono».

Le vittime, che fino a qualche tempo fa dimostravano una certa ritrosia alla mano tesa da Bergoglio anche dopo la succitata lettera, tanto da mettere in dubbio la loro eventuale partenza per Roma, tornano oggi tutti insieme a Santa Marta. Con loro probabilmente ci sarà anche monsignor Scicluna che, durante la sua missione di febbraio, li ha incontrati a lungo per dialogare e farsi riportare elementi, dettagli, ricordi, documenti. Tutto materiale che, insieme a quello fornito dalle 60 persone ascoltate durante i circa quindici giorni di indagine, è andato a compilare buona parte del corposo dossier di oltre duemila cartelleconsegnato al Papa una volta tornato a Roma. È probabile pure che all’incontro possano esserci – ma solo per un saluto al Papa – alcuni parenti delle vittime: il figlio di Andrés Murillo, la seconda moglie di James Hamilton e altri amici e familiari.

Alcuni interlocutori hanno osservato in queste ore che Papa Francesco è apparso sempre molto sereno e rilassato ma al tempo stesso attentissimo e concentrato, e in numerosi momenti dei colloqui ha preso appunti. Affabile, a volte scherzoso, disponibile, Bergoglio si è interessato anche alla vita attuale dei tre uomini, alle loro famiglie, al loro lavoro e alle proposte su come agire di fronte ai casi di abuso e come prevenirli.

Intanto, mentre le vittime sono a Roma, giunge dal Cile un documento dal titolo “Verso un cammino di rinnovamento ecclesiale”. È una nota dalla Conferenza episcopale cilena, firmata dal presidente dei vescovi, monsignor Santiago Silva Retamales, e pubblicata sul sito dell’episcopato cileno che si prepara anch’esso al viaggio per Roma. «Non è affatto piacevole ricevere un invito del Papa perché come Chiesa in Cile non stiamo facendo bene», si legge nel testo. «Come Vicario di Cristo – osservano i presuli – ci aiuterà a discernere come accompagnare le vittime, come riparare al male causato e le misure da adottare per aiutare a ricostruire la comunione ecclesiale».

Comunione minata dalla grave «manipolazione delle coscienze», dagli ancor più gravi crimini di pedofilia e gli abusi di potere. «La soluzione non passa attraverso decisioni superficiali o solo con misure a breve termine», scrivono i vescovi, senza nascondere però che la strada verso il rinnovamento sarà lunga ed «una sfida per tutto il popolo di Dio». «Le vittime ci stanno mostrando con la loro testimonianza la sofferenza profonda a causa di questi atti deplorevoli, difficili da curare», affermano. E ribadiscono che, di base, c’è però una nuova consapevolezza: «Che gli abusi di potere e gli abusi sessuali nella Chiesa non possono mai più accadere».

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http://www.lastampa.it/2018/04/30/vaticaninsider/il-papa-termina-i-colloqui-con-le-vittime-cilene-commossi-e-soddisfatti-incontri-costruttivi-WhBAYmdfzgemagm4INBRUL/pagina.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.