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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Maggio 2018
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Finalmente la parola a chi la merita, ma senza far troppo rumore. Si prega di non creare clamore attorno alla vicenda e di rispettare in religioso silenzio il dolore delle vittime. È il papa a chiederlo. In effetti parlare di apertura sarebbe decisamente eccessivo: sono passati 8 anni da quando il tribunale penale ha condannato per reati di pedofilia – ormai caduti in prescrizione – padre Karadima, ma solo adesso le sue vittime vengono ascoltate dal pontefice.

Venerdì 27 aprile, Bergoglio ha dischiuso le porte di Casa Santa Marta, concedendo i tanto attesi incontri ‘a tu per tu’ alle vittime di abusi sessuali perpetrati dal clero cileno. A tendere il ramoscello d’ulivo è un papa completamente travolto dagli scandali di pedofilia registrati all’interno della Chiesa cattolica. Ma come chiedere perdono per questi ritardi? Non è affatto semplice, a maggior ragione se si pensa che solo qualche mese fa, a gennaio, sempre in Cile assistevamo ad un papa seccato, irritato e insofferente verso le domande di una giornalista che chiedeva spiegazioni in merito alla nomina a vescovo di Barros, accusato di aver coperto le violenze perpetrate da padre Karadima, protagonista indiscusso degli abusi raccolti nel dossier cileno.

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Gli incontri si sono susseguiti anche nelle giornate di sabato e domenica, ma probabilmente non ci sarà nessun comunicato in merito, per volontà del pontefice. Il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, ha infatti precisato che «non è previsto il rilascio di alcun comunicato ufficiale sul contenuto di questi incontri, per espresso desiderio del papa: la sua priorità è ascoltare le vittime, chiedere il loro perdono e rispettare la riservatezza di questi colloqui». Appunto, rispettare la riservatezza, più che i testimoni.

Le vittime non vogliono il silenzio

Ad infrangerlo è, come volevasi dimostrare, una delle vittime che ha interloquito con il pontefice, José Andres Murillo, sintetizzando su Twitter il loro confronto. «Ho parlato per due ore con il Papa. In modo molto rispettoso e franco, ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come abuso di potere, e della necessità di assumersi la responsabilità, l’attenzione e non solo il perdono. Spero solo che sia utile, che aiuti a cambiare ciò che è necessario affinché il mondo sia un luogo dove si possa occuparsi degli altri, accompagnare e non maltrattare. E che la Chiesa cattolica in ciò sia alleata e non tra chi abusa».

Ad incontrare il Santo Padre finora sono stati i tre testimoni chiave e principali dell’inchiesta sulla Chiesa cilena, vittime di Karadima. Hanno incontrato il pontefice, infatti, anche Juan Carlos Cruz e James Hamilton. Ma le vittime di abusi sessuali perpetrati all’interno degli istituti dei Fratelli Maristi cileni considerano, per ora, questi incontri un semplice “gesto”, aspettano di vedere fatti concreti e rivoluzionari da parte del papa, prima di sbilanciarsi e parlare di un effettivo cambio di rotta. «Bisogna vedere quali saranno le conseguenze, se ci sarà un segnale forte nella Chiesa cattolica che ci porti giustizia» ha commentato Gonzalo Dezegera, ex alunno di una scuola marista, nella quale ha subito abusi sessuali dall’età di 10 anni.

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A questo proposito, una volta terminati i colloqui con le vittime, Bergoglio ha in programma di incontrare anche i vescovi cileni prima di prendere qualunque decisione. Presumibilmente l’incontro si terrà a metà maggio.

Il perdono non basta

Del resto era stato lo stesso Bergoglio a stabilirlo, nel momento in cui proclamava la negazione della grazia ai ‘preti pedofili’. Figurarsi se il perdono possa bastare a chi ha direttamente subito quegli orribili abusi. Nessuno ha il diritto di imporre il dovere al perdono, tanto meno quando si tratta di vittime di violenze sessuali, ma se Murillo ha sentito la necessità di ribadirlo al pontefice evidentemente la percezione prevalente è che quelle di Bergoglio siano soltanto parole.

A ben guardare, salta subito all’occhio che l’unica condanna prevista dalla Chiesa per Karadima, dopo l’accertamento della sua colpevolezza, sia stata il ritiro ad una «vita di preghiera». Ed è scontato che una simile decisione non riesca minimamente a soddisfare l’esigenza di giustizia e riscatto provata dalle vittime.

Per quanto possa essere paradossale e fallace nei termini teologici la negazione della grazia da parte del pontefice e dunque della Chiesa, il cui ruolo dovrebbe essere quello di accogliere gli ultimi, i miserabili e gli emarginati, nei fatti non esistono condanne o allontanamenti di pedofili, per volontà esplicita della Chiesa e gli articoli precedenti lo dimostrano.

C’è ben poco di cristiano in tutto questo: dal rifiuto del perdono dei colpevoli alla presa in giro dei fedeli e delle vittime. La linea di intervento di Bergoglio rimane confusa e contraddittoria, lenta e inefficace, ma forse la dis-chiusura delle porte di Città del Vaticano porteranno una ventata di giustizia terrena anche tra le vesti del clero.

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Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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