Finalmente la parola a chi la merita, ma senza far troppo rumore. Si prega di non creare clamore attorno alla vicenda e di rispettare in religioso silenzio il dolore delle vittime. È il papa a chiederlo. In effetti parlare di apertura sarebbe decisamente eccessivo: sono passati 8 anni da quando il tribunale penale ha condannato per reati di pedofilia – ormai caduti in prescrizione – padre Karadima, ma solo adesso le sue vittime vengono ascoltate dal pontefice.
Venerdì 27 aprile, Bergoglio ha dischiuso le porte di Casa Santa Marta, concedendo i tanto attesi incontri ‘a tu per tu’ alle vittime di abusi sessuali perpetrati dal clero cileno. A tendere il ramoscello d’ulivo è un papa completamente travolto dagli scandali di pedofilia registrati all’interno della Chiesa cattolica. Ma come chiedere perdono per questi ritardi? Non è affatto semplice, a maggior ragione se si pensa che solo qualche mese fa, a gennaio, sempre in Cile assistevamo ad un papa seccato, irritato e insofferente verso le domande di una giornalista che chiedeva spiegazioni in merito alla nomina a vescovo di Barros, accusato di aver coperto le violenze perpetrate da padre Karadima, protagonista indiscusso degli abusi raccolti nel dossier cileno.
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