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Isernia, prete accusato di abusi: inchiesta vicina alla svolta

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Febbraio 2018
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 2 mins read
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Entro un paio di giorni la procura si pronuncerà sul caso. Intanto ‘Le iene’ hanno chiesto chiarimenti al vescovo

È attesa a breve la svolta nelle indagini sul caso di presunta pedofilia che ha travolto la diocesi di Isernia. Nella giornata di mercoledì la procura potrebbe mettere un punto sulla questione denunciata da Giorgio Babicz, il 34enne polacco che in gioventù ha vissuto in un piccolo centro della provincia pentra insieme a un sacerdote, suo connazionale. Il prete in questione, dopo un periodo trascorso di recente nella città natale, è tornato in Molise e sta svolgendo normalmente il suo ministero. Continua a celebrare la messa e a insegnare catechismo ai bambini.
«Mio nipote segue le sue lezioni e lui ha e, a dire il vero, ha sempre avuto, un comportamento ineccepibile», ha dichiarato a Primo Piano Molise un cittadino. «È molto tranquillo e tutti qui siamo certi che la faccenda si chiuderà in suo favore», le parole di un altro parrocchiano.
Dopo le testimonianze rese dalle persone che risiedono nell’altro Comune in cui precedentemente il sacerdote svolse il ruolo di parroco, anche altre voci si uniscono al coro degli ‘innocentisti. I fedeli difendono il prete accusato da Babicz di molestie e abusi e ora non resta che aspettare l’esito dell’inchiesta aperta dalla procura di Isernia.
Intanto il clamore mediatico sul caso non accenna a spegnersi.
Domenica mattina Matteo Viviani, volto noto del programma ‘Le iene’ di Italia 1 ha raggiunto il piccolo centro alle porte del capoluogo pentro, per cercare di raccogliere la versione del prete accusato. Il diretto interessato non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione e ha chiesto l’intervento dei carabinieri per ‘sbarazzarsi’ della ‘iena’.
Viviani però, nella stessa giornata, è riuscito a parlare con monsignor Camillo Cibotti. Il vescovo stava presiedendo una celebrazione nella cattedrale di Venafro quando è stato intercettato dalla troupe televisiva. L’incontro è avvenuto al termine della messa e tra il giornalista e Cibotti c’è stato un lungo colloquio. L’inviato delle Iene ha chiesto delucidazioni in merito al caso che è scoppiato ormai da più di un mese e il contributo registrato andrà in onda in una delle prossime puntate del programma.
Com’è noto il vescovo ha chiesto perdono alla presunta vittima e più volte ha ribadito che è nell’interesse di tutta la Chiesa arrivare alla verità. All’epoca dei presunti fatti, il sacerdote deteneva la tutela del ragazzo. Lo aveva portato in Italia, col placet dei genitori, per concedergli un’opportunità di vita più agiata e così lo ha ospitato nella casa canonica. Secondo la versione di Babicz quello si sarebbe trasformato nel luogo degli abusi. È lì infatti che, sulla base di quanto riferito dal 34enne a Primo Piano Molise, il prete avrebbe cercato e ottenuto, in molte occasioni, un contatto intimo con lui. Tesi contrastata dal sacerdote che, anche se mai pubblicamente, ha sempre rigettato ogni accusa.

VC Jan Mazurkiewicz

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.